Guerra in Ucraina, comunque vada l’Europa è sconfitta

In attesa di sviluppi militari o diplomatici che definiscano l’esito del conflitto tra russi e ucraini, è già oggi evidente chi siano gli sconfitti e i vincitori nella guerra iniziata nel 2014 e allargatasi un anno fa. In ogni caso, se anche la guerra finisse oggi, si tornerebbe ai tempi bui di una guerra fredda. Ad uscirne impoverita e sconfitta è l’Europa.

Da Europa e Stati Uniti si levano dichiarazioni bellicose dopo un anno di guerra tra Russia e Ucraina. L’Occidente sostiene con i suoi leader che l’Ucraina “deve vincere” e la Russia “deve perdere” ma nonostante vengano rispolverate motivazioni altissime in base alle quali Kiev combatterebbe per la libertà di tutti noi, poiché, dopo la caduta dell’Ucraina, Putin invaderebbe l’intera Europa, nessuno dentro i confini della NATO sembra disposto a mandare i propri soldati a “morire per Kiev”.

In termini militari il conflitto vive la sua quarta fase. Nella prima i russi hanno lanciato un assalto su un fronte di ben 1.500 chilometri con meno di 150mila militari puntando a far cadere il governo ucraino e Volodymyr Zelensky, giungendo al più presto a un accordo di pace che garantisse la neutralità dell’Ucraina e l’indipendenza del Donbass e di un altro paio di regioni del sud est. Obiettivo che sembrava a portata di mano a fine marzo dello scorso anno, ma fallito a causa della resistenza ucraina, con la mobilitazione di centinaia di migliaia di uomini, e soprattutto con l’intervento anglo-americano e poi dell’intera Nato, che hanno fornito ampio supporto militare e d’intelligence. La guerra doveva continuare, sostenevano a Londra e Washington, per “logorare la Russia”.

I contrattacchi ucraini hanno costretto i russi, in inferiorità numerica, a ritirarsi dalle regioni settentrionali e poi anche da quella Kharkiv e dai territori di Kherson a nord del fiume Dnepr, accorciando il fronte in attesa della mobilitazione di 200mila volontari e 300mila riservisti. Una ritirata strategica, costata non poche polemiche a Mosca che hanno lambito anche il Cremlino, ma pragmaticamente necessaria per riorganizzare le forze tenendo un fronte ridimensionato nella sua lunghezza a 800 chilometri.

La terza fase ha visto i russi concentrare la guerra d’attrito nella regione di Donetsk conseguendo pochi vantaggi territoriali, ma imponendo agli ucraini il sacrificio di molte delle loro migliori brigate in base all’ordine di Zelensky di non cedere un metro di terreno all’invasore. Dall’inizio dell’anno, le forti perdite in uomini e mezzi subite dagli ucraini hanno consentito ai russi di avanzare su tre dei quattro fronti attivi (Luhansk, Donetsk e Zaporizhzhia) dando vita a un’offensiva che pare al momento limitata, ma che potrebbe vedere in ogni momento un’accelerazione.

La quarta fase vedrà quindi presumibilmente i russi tornare all’offensiva, vedremo con quali capacità e quante forze tenendo conto che le truppe schierate lungo i confini della Federazione Russa e in Bielorussia potrebbero permettere di aprire nuovi fronti al centro e al nord, anche solo con l’obiettivo di costringere Kiev a disperdere le sue forze sempre più deboli e che l’Occidente non riesce più a rifornire con la necessaria mole di armi, mezzi e munizioni. La ragione è l’impoverimento, se non l’esaurimento, delle scorte limitate di mezzi e munizioni cedibili da parte dei paesi della Nato i cui arsenali sono stati ridotti, specie in Europa, in modo drastico, negli ultimi 25 anni. Anche per questa ragione i russi potrebbero non avere troppa fretta nello scatenare nuove offensive su vasta scala, puntando piuttosto sul logoramento dell’Ucraina e dei suoi alleati occidentali, le cui opinioni pubbliche sono sempre più refrattarie a un coinvolgimento in questo conflitto.

Mosca risente economicamente delle sanzioni occidentali ma non nella misura che sulle due sponde del Nord Atlantico era stato trionfalmente pronosticato. La Russia non è rimasta isolata e il potere di Vladimir Putin sembra più saldo che mai, mentre l’Europa, sul piano economico e della sicurezza, non se la passa molto bene.

Un anno di guerra in Ucraina ci ha riportato ai tempi più bui della Guerra Fredda, anzi a tempi ben peggiori poiché durante la contrapposizione tra i due Blocchi non si erano mai combattute guerre convenzionali su vasta scala nel continente europeo. Se anche il conflitto ucraino terminasse quest’anno, sull’Europa tornerebbe a calare una Cortina di Ferro che imporrebbe tensioni costanti e un riarmo generale già anticipato in molte nazioni europee dagli appelli per il ripristino della leva militare e l’incremento delle spese militari ben oltre il 2% previsto dalla NATO.

In attesa di sviluppi militari o diplomatici che definiscano il possibile esito del conflitto tra russi e ucraini, è già oggi evidente chi siano gli sconfitti e i vincitori nella guerra iniziata nel 2014 ma allargatasi a uno scontro convenzionale su vasta scala a partire dal 24 febbraio 2022. Comunque vada a finire sui campi di battaglia tra gli sconfitti vi sarà l’Ucraina che uscirà in ogni caso devastata in termini economici, di distruzioni belliche, di impatto sociale dei tanti morti e feriti e con probabili perdite territoriali. Anche la Russia pagherà in ogni caso un prezzo elevato a causa della rottura delle relazioni con l’Occidente, costretta a guardare soprattutto all’Asia per le relazioni geopolitiche e per l’export di energia col rischio un più stretto e meno tranquillizzante abbraccio della Cina la cui potenza economica e demografica sovrasta la Russia.

Ma tra gli sconfitti di questo conflitto c’è sicuramente anche l’Europa, costretta a fare i conti con la propria incapacità e irrilevanza geopolitica e con la miopia della sua classe dirigente. Un’Europa  sconfitta senza aver sparato un solo colpo di cannone, condannata dalle sue stesse decisioni a subire una disastrosa crisi economica ed energetica rinunciando agli approvvigionamenti sicuri e a buon mercato di gas e petrolio russo, ridimensionata sul piano strategico dal rango di alleato a quello di vassallo degli Stati Uniti, unici veri trionfatori di questa guerra.

GIANANDREA GAIANI

 

FONTE

 

LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

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