Se i morti sono ‘loro’

Quasi 50 mila morti,  tragica cifra pari alla dimensione di una città
come Avellino, molte decine di migliaia i feriti, di bambini orfani
superstiti all’addiaccio tra le macerie, di quanto resta dei luoghi al
confine tra Turchia e Siria cancellati dal sisma del 6 febbraio, da un
annasa guerra: immagini di un evento impressionante, troppo presto
scalzate dall’ingarbugliata matassa dei tentativi di trasformare
l’aggressione russa all’Ucraina in dialogo di pace, intento
contraddetto dalla missione Meloni a Kiev per confermare la deroga
italiana alla Costituzione con l’invio di armi d’offesa, dalle bigotte
polemiche sulle trasgressioni sanremesi, dalla  rissa sui superbonus,
l’impresa calcistica del Napoli, ignorato dai media sportivi per anni
e ora in primissimo piano perché fa ascolti e promuove la vendita dei
giornali.

Ieri sera le news via smartphone, alle 19 e 20, quaranta minuti prima
dell’edizione serale del Tg1, che sui luoghi del disastro sismico ha
la copertura giornalistica di inviati, comunicano la sciagura di due
nuove potenti spallate del terremoto nelle aree colpite il 6 febbraio:
intensità del 6.4, scossa avvertita in un raggio di 400 chilometri in
Turchia, Siria, Libano, Cipro, Israele. Sarà la prima, terribile
notizia di apertura del Tg1 delle 20? Il giornale leader della Rai,
diretto da Monica Maggioni per venti minuti dei trenta disponibili,
racconta di Biden volato a Kiev, della Meloni che parte per incontrare
Zelenski, della guerra infinita in Ucraina, eccetera, prima di
riferire con una nota di redazione, in poche righe, della nuova
tragedia per uomini, donne, bambini, vittime della terra che trema.
Non è diversa la scelta di Repubblica. A pagina 13, molto in basso,
dedica uno striminzito articolo alla nuova tragedia, a nuovi crolli e
morti in Turchia e Siria. Ma certo, il terribile evento è così lontano
dai nostri confini, così distante dai viaggi di accredito
internazionale della Meloni, così orgogliosa del FdI La Russa
presidente del senato, seconda carica dello Stato, ultra di Mussolini,
intervistato dagli ‘amici’ di Rai 2. Di Mulè, forzaitaliota scomodo
dice: “Mules (Mulé, critico con gli alleati di destra), si chiama così
il vicepresidente della Camera?”, “Donzelli? Nessun problema etico”
(sic).  L’aggressione squadrista di Firenze? Mutismo. Mollicone la
derubrica come “Fronteggiamento militare”. Sulle donne: “Il livello
estetico (sic) della destra è calato. Quelle sinistra non le guardo.
Un figlio gay? Uno come me vuol che un figlio gli assomigli” Non una
parola sul caso di ‘nostalgici’ del Ventennio come Luciano
Passariello, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia, arrestato
per il baratto di appalti in cambio di finanziamenti per la sua
candidatura alle politiche del 2018, o sul raid vandalico di Aversa,
nel casertano, dove è stata distrutta la targa in onore di Gino Strada
fondatore e animatore di Emergency, pacifista, leader della
solidarietà per le vittime di ogni guerra.

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