NAPOLI / SEQUESTRATA LA DISCARICA PIU’ TOSSICA D’ITALIA. CHE NON HA MAI SMALTITO…

E’ stata, per anni, la discarica abusiva più grande d’Italia, dove moltissime industrie del Nord venivano a sversare le peggiori sostanze tossiche. Localizzata a Pianura, nell’area ovest di Napoli, si chiamava ‘Di.Fra.Bi.’

Venne sequestrata la bellezza di 26 anni fa, nel 1996, e poi affidata in gestione ad una società, ‘Elektrica srl’, che avrebbe da allora dovuto cominciare a smaltire le enormi quantità di percolato che vi affluivano ogni giorno, ossia il liquido che si forma dalla fermentazione dei rifiuti.

Invece non l’ha fatto, ha disatteso a tutte le norme di legge previste in materia e ha finito per ‘reimmettere’ in circolo quelle sostanze che definire tossiche, ormai, è un eufemismo. Perché si tratta di veleni allo stato puro, che hanno finito per massacrare tutta l’ampia fascia di territorio della zona occidentale di Napoli – ossia il popoloso quartiere di Pianura – che confina con l’area puteolana, già alle prese con altri grossi problemi di rischi sismici.

Ai confini della realtà.

Un vero inferno ambientale su queste disastrate terre, una bomba ecologica di dimensioni colossali.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri del ‘Gruppo Tutela Ambientale’ di Napoli che, con il supporto del Comando Provinciale e dei Carabinieri della Forestale, hanno appena messo sotto sequestro l’intera area e la discarica-fantasma, che corrisponde proprio alla famigerata ‘ex discarica di Pianura’. L’indagine è stata condotta dal gip della procura di Napoli (la quale ha emesso il provvedimento di sequestro), Maria Luisa Miranda, che lavora alla V sezione penale impegnata a fronteggiare i reati ambientali. I capi d’accusa (per ora) sono di omessa bonifica, inquinamento e disastro ambientale. Roba non da poco.

E proprio un copione molto simile è andato avanti, stavolta per 30 anni tondo tondi (iniziata, sulla carta, nel 1992), con la finta, letteralmente ‘taroccata’, bonifica di Bagnoli, con la partecipata del Comune, ‘BagnoliFutura’, finita in crac: ha solo sperperato quasi mezzo miliardo di euro in inutili consulenze (per gli ‘amici degli amici’), non ha mosso un dito per la bonifica e intanto il tasso di inquinamento è aumentato a dismisura.

Anche stavolta: il top dei top!

Ma torniamo a Pianura. Ecco solo un ‘assaggio’ di quanto veniva accumulato nel sito: fanghi industriali, rifiuti ospedalieri, fanghi di verniciatura, ceneri, fanghi da trattamento con solventi clorurati: insomma, praticamente tutta la gamma di rifiuti che più speciali, tossici e pericolosi non si può.

Sorge spontaneo un interrogativo. Come mai è dovuto trascorrere più di un quarto di secolo prima di effettuare quella che si può, appunto, definire “la più maleodorante scoperta del secolo?”.

Cosa hanno fatto, in tutti questi lunghi anni, le Autorità preposte ai controlli? Nessuno si è accorto di niente?

Come si è potuto mai verificare un simile ‘vuoto’ di autorità, appunto, di controllo, di verifica, quasi non ci trovassimo in uno dei più grossi centri metropolitani al mondo, ma nel bel mezzo della foresta amazzonica?

A questo punto, la magistratura dovrà non solo dettagliare ancor più la sequela dei reati commessi da chi ha (non) gestito la discarica, ma anche individuare i complici, i collusi, chi ha chiuso gli occhi per tanti anni. Un capitolo a parte, poi, dovrà essere dedicato alla ‘salute’ degli abitanti della popolosissima area, dove certo si sono verificati aumenti esponenziali nei dati relativi ai tumori, ad esempio. E a questo punto, entrano in ballo ulteriori responsabilità, come nella classica Catena di Sant’Antonio: possibile che nessuno all’ASL di riferimento abbia mai sentito ‘puzza di bruciato’? Possibile che all‘Agenzia regionale per il controllo ambientale’ (ARPA), un carrozzone di mastelliana memoria, non si mai giunta una voce, una notizia, una ‘soffiata’?  E gli assessorati comunali e regionali all’Ambiente, anche loro totalmente ignari, inconsapevoli come neanche un gruppo di ‘giovani marmotte’ o di ‘scouts’?

Un passo molto indietro alla vergognosa story che, come detto, parte da lontano. La ‘Voce’ ne cominciò a scrivere fin dalla metà degli anni ’80, quando a gestirla c’era una sigla di ‘rispetto’: Di.Fra.Bi, che faceva riferimento a due grossi gruppi, quello dei Di  Francia e quello dei La Marca.

Più defilato il primo, impegnato soprattutto nel settore della ristorazione e della recettività: oggi uno dei suoi ‘capi’ abita in una delle magioni suggestive più delle città, adagiata nel mare di Posillipo, a un passo da Mergellina.

Raffaele Cutolo. In alto la discarica Di. Fra. Bi. di Pianura

La dinasty dei La Marca era capitanata dal ‘padrino’ Salvatore,   all’epoca di stretta osservanza cutoliana e per alcuni anni sindaco di Ottaviano. Per intendersi, era un grande ‘amico’ dell’allora capo della ‘Nuova Camorra Organizzata’, don Raffaele Cutolo. Anni di vacche grasse, per la Di.fra.bi.,palate da milioni di lire per gestire quella ‘miniera di monnezza’. Poi i primi guai, le prime indagini, i primi sospetti. Fino alla chiusura, decisa dalla magistratura nel 1996, dopo minuziose indagini.

Ma le due famiglie non si sono perse d’animo. Nonostante la bufera giudiziaria hanno continuato a macinare i loro affari.

Un ramo dei La Marca s’è tuffato – udite udite – nel ‘green’, nelle energie rinnovabili. E sapete dove hanno messo radici? Nella ospitale Germania, dove il ricorso al solare (pur con poco sole a disposizione) è andato subito di moda negli anni ’90. Ma i La Marca hanno optato per il vento, investendo quindi nelle pale eoliche. Del resto in Germania non sapevano nemmeno cosa significasse la parola ‘riciclaggio’ né tantomeno erano a conoscenza di ‘confische’ e sequestri’ in tema di beni mafiosi.

Quindi porte aperte, anzi spalancate.

Ed ebbero anche la faccia tosta, gli eredi La Marca, di querelare la ‘Voce’, che aveva ‘osato’ segnalare quei fatti, e rammentare quel brusco passaggio dalla monnezza tossica al ‘green’ e alle pale del futuro: una innovativa diversificazione, senza alcun dubbio!

Ancora un ricordo, leggermente più recente. Nel pieno del caos monnezza a Napoli, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, il IV governo Berlusconi inviò il suo Sottosegretario di Stato, in qualità di ‘Commissario speciale per l’Emergenza rifiuti in Campania’, all’epoca considerato il Mago per tutte le calamità: Guido Bertolaso, che occupò quella carica per parecchi mesi. E proprio ai primi del 2008, a Pianura si verificarono forti scontri tra le forze dell’ordine, cittadini e manifestanti. Botte da orbi tra chi voleva addirittura la riapertura della vecchia discarica Di.fra.Bi e chi vi si opponeva. Non dimentichiamo che a non poca distanza esiste uno dei più grossi polmoni verdi, l’Oasi WWF degli Astroni, che fa parte del ‘Parco Regionale dei Campi Flegrei’.

E a proposito: i sempre solerti ambientalisti non s’erano accorti – anche loro – di niente su quanto stava succedendo proprio lì, delle attività poco ‘pulite’ (siamo in tema di monnezze) della misteriosa ‘Elektrica srl’? E a proposito: chi mai le aveva affidato, all’epoca, nel 1996, quella scellerata gestione? Cose su cui la magistratura dovrà per forza far luce.

A proposito di ecologisti e ‘green’, una delle poche cose buone che fanno (ma come mai non esiste in Italia una autentica forza verde, come per molti anni furono i ‘Grune’ in Germania, oggi molto scoloriti?) è il rapporto annuale redatto da ‘Legambiente’. Guarda caso, proprio oggi è stato reso noto il dossier annuale, il ‘Rapporto Ecomafia 2022’.

Lo potete leggere integralmente cliccando sul link in basso. Solo qualche ‘assaggio’.

Nell’ultimo anno sono stati denunciati oltre 30 mila reati contro   l’ambiente con una media di 84 al giorno.

Il fatturato complessivo del settore non è da poco: sfiora i 9 miliardi di euro (per la precisione 8 miliardi 800 mila euro).

Nella speciale hit dei reati, primeggia il settore del cemento (storico settore che fa gola a cosche e clan delle mafie) con 9.500 reati segnalati; segue a ruota proprio quello dei rifiuti (siamo a quota 8.500), quindi contro la fauna (6000).

Tanto per cambiare, la classifica vede ovviamente in testa le regioni meridionali: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Al Nord in testa la Lombardia. La provincia con il maggior numero di reati ambientali è quella di Roma.

 

 

Il Rapporto Ecomafie 2022 di Legambiente

Ecomafia2022Campania

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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