JOE BIDEN / ECCO LO STRANAMORE CHE VUOL FAR GUERRA ANCHE ALLA CINA!

Finalmente il Capo della Casa Bianca, Joe Biden, ha gettato, come si suol dire, la maschera.

E si è rivelato per quello che è: un perfetto, odierno dottor Stranamore pronto a premere il bottone fatale, a scatenare la guerra, costi quel che costi, fino alle estreme conseguenze, contro i Grandi Nemici del tanto ‘democratico’ Impero USA a stelle e strisce.

Visto che l’appetito vien mangiando, sicuro di ‘sbrigare’ la pratica-Ucraina in tempi medi, mettendo in ginocchio la Russia del macellaio Vladimir Putin, mister Biden ha già in mente il prossimo obiettivo di sempre: la Cina, il mostro giallo che andrà reso inoffensivo brandendo il vessillo di Taiwan, il vero ‘cavallo di Troia’ al quale garantire indipendenza e autonomia. Proprio come oggi viene giocata la ‘carta Ucraina’.

Lo si era già capito da tempo che il vero obiettivo per i falchi del Dipartimento di Stato (Anthony Blinken e Victoria Nuland) era Pechino, il nemico numero uno non solo sul fronte economico-commerciale ma anche politico, per ristabilire – una volta per tutte – che il mondo non può essere bipolare o tripolare, ma deve per forza di cose essere dominato da un unico Padrone Assoluto, gli Stati Uniti, sempre più ‘democratici’ nel loro esportare pace & diritti via missili, tank, cannoni e – perché no – armi nucleari.

La conferma della strategia griffata Biden è fresca fresca, se ne è avuta una plastica dimostrazione in questi giorni, nel corso del blitz asiatico, con vista sul Pacifico, dal quale il più che mai bellicoso capo della Casa Bianca è appena rientrato.

Riavvolgiamo il nastro e partiamo dalle news.

Nel corso del suo tour, volto a rinsaldare i rapporti con alcuni paesi ‘amici’, Biden ha incontrato il primo ministro giapponese Fumio Kishida. Nel summit, il Presidente ha sostenuto con forza che gli Usa interverrebbero militarmente se la Cina prendesse l’isola di Taiwan con la forza.

Kishida, dal canto suo, ha risposto che “i tentativi unilaterali di cambiare lo status quo con la forza, come in Ucraina, non dovrebbero mai essere tollerati nell’Indo-Pacifico” ed ha aggiunto di concordare con Biden “sull’importanza della pace e della stabilità nello stretto di Taiwan”.

Wang Wenbin

Pronta, e piccata, la risposta del portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, il quale ha testualmente affermato che “Taiwan è parte inalienabile della Cina” e che la questione di Taiwan è “puramente un affare interno della Cina”, il che – ha fatto intendere che a lettere più chiare non si può – non consente interferenze da parte di forze straniere. E Pechino – ha aggiunto – non ha spazio né intenzione alcuna per scendere a compromessi su questioni che riguardano i suoi interessi fondamentali sull’integrità e sovranità del territorio.

Un sonoro ceffone assestato in piena faccia al capo della superpotenza mondiale, in vena di gradassate che stanno cominciando a far ridere/piangere (per le possibili tremende conseguenze) il mondo!

Commenta ‘Global Times’, il sito più vicino al governo cinese: “Questa non è la prima volta che Biden fa una garanzia di sicurezza all’isola di Taiwan e queste osservazioni non sono ‘gaffe’, ma segnali molto pericolosi”.

Continua ‘Global Times’: “Biden ha anche affermato che dissuadere la Cina dal prendere l’isola è stata una delle ragioni per cui la Russia deve ‘pagare un caro prezzo’ per il conflitto con l’Ucraina. Ha aggiunto che qualsiasi tentativo da parte della Cina di usare la forza contro Taiwan farebbe come se la Cina ‘aggredisse l’intera regione’ e ‘sarebbe un’altra azione simile a quella che è accaduta in Ucraina”.

Taiwan come il Donbass, in sostanza: e la Cina dichiara al mondo che non sopporterà mai un affronto simile da parte degli Usa.

Il paragone è particolarmente calzante perché, argomenta il sito, “rinnegando la loro promessa sulla questione di Taiwan, gli Stati Uniti hanno oscurato e svuotato il principio della Cina unica, e pubblicamente o di nascosto hanno incitato e appoggiato attività separatiste di ‘indipendenza di Taiwan’.

“Se gli Usa continuano ad imboccare la strada sbagliata – è il duro monito di Wang Wenbin – ci saranno conseguenze irreparabili per le relazioni Cina-Usa e gli Stati Uniti dovranno pagare un prezzo insopportabile”.

Henry Kissinger

Sulla esplosiva questione di un nuovo possibile scenario di guerra, stavolta tra Usa e Cina, argomenta, con lungimiranza, un veterano della politica estera a stelle e strisce, il 98enne Henry Kissinger, intervenuto al ‘World Economico Forum’ in corso a Davos.

L’ex potente Segretario di Stato ha sottolineato che “Kiev deve avviare negoziati prima che si creino rivolte e tensioni che non sarà facile superare”. E ha aggiunto: “Continuare la guerra oltre quel punto non riguarderebbe più la libertà dell’Ucraina, ma una nuova guerra contro la stessa Russia”. Una bella lezione e un ceffone anche al bullo Volodymyr Zelensky, il quale nel suo solito, ormai vomitevole, collegamento video aveva sottolineato che “se non si reagisce all’invasione di Putin, la forza bruta prenderà il sopravvento”.

 

Kissinger ha ricordato agli smemorati come “la Russia è parte dell’Europa” e che sarebbe un errore fatale “dimenticare la posizione di forza che occupa nel Vecchio continente da secoli e che l’Occidente non deve perdere di vista il rapporto di lungo termine con Mosca, pena un’alleanza permanente e sempre più forte di quest’ultima con la Cina”.

Se un quasi centenario parla con saggezza, un quasi novantenne dà i numeri. Si tratta del miliardario-umanitario-Mangiapaesi George Soros, un altro dei vip di passaggio a Davos.

George Soros

Ecco alcune tra le sue farneticanti parole: “Il modo migliore e unico per preservare la nostra civiltà è sconfiggere il presidente russo Vladimir Putin il prima possibile”.

Nel suo intervento, il padrone delle ‘Open Society Foundation’ che tanti focolai di guerra ha attizzato e attizza in mezzo mondo, a fini predatori, ha attaccato la politica estera dell’ex Cancelliera tedesca Angela Merkel: “Ha stretto accordi speciali con la Russia per la fornitura di gas e ha reso la Cina il principale partner di esportazione della Germania”.

Attaccando a testa bassa i due dittatori, Vladimir Putin e Xi Jinping, ha così dipinto il ‘Filantropo’: “Oggi Cina e Russia rappresentano la più grande minaccia per una società ‘aperta’. Dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse per porre presto fine alla guerra. Il modo migliore e forse unico per preservare la nostra civiltà, è sconfiggere Putin il prima possibile”.

Poi verrà il turno della Cina di Xi Jinping. Proprio come vuole e comanda il Padrone del Mondo: Sua Maestà Joe Biden.

 

P.S.  Appena finita la sua comparsata a Davos, il primo pensiero di Soros è stato indirizzato al nostro premier Mario Draghi, a suo parere “il leader europeo più affidabile”. Nel messaggio personalmente rivolto all’ex capo della BCE e futuro Segretario generale della NATO, il numero uno della ‘Open Society’ ne ha tirata fuori una delle sue dal magico cilindro: “non facciamoci ricattare dalla Russia sul gas. L’Europa insieme può farcela”.

Meglio una toccatina nei paesi bassi…

 


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