Referendiamo

Il monopolio dei diritti fondamentali, che legittimano il titolo di democrazia liberale, in Italia è purtroppo preda della politica, peggio, dei partiti. Di partecipativo sopravvive il test dei referendum, ma neppure questo strumento della volontà popolare gode di autonomia propositiva, subordinato com’è all’iniziativa parlamentare. Proviamo a driblare virtualmente la ‘prepotenza’ decisionale di Montecitorio e di Palazzo Madama, ipotizziamo l’iter ‘rivoluzionario’ di referendum ‘sacrosanti’. Il primo, in totale coerenza con la Costituzione per rendere operativo, senza eccezioni, il divieto di resuscitare simulacri o peggio, riedizioni in qualsivoglia forma del fascismo. È un postulato fondamentale della democrazia, disatteso colpevolmente dall’Italia repubblicana. Ed è privo di risposte risolutive il pericolo di ammettere nella dialettica parlamentare Fratelli d’Italia, partito saldamente connesso alla destra neofascista, a impuniti rigurgiti del Ventennio. Forse siamo già in over time tempo, ma non ancora fuori tempo massino per una consultazione popolare che ripristini la legalità, tra l’altro sancita da una legge dello Stato. Altro referendum: l’evidente, furbizia di specialisti della propaganda hanno ispirato l’uso improprio del nostroa Paese. L’ha fatto suo Berlusconi (Forza Italia) e a rimorchio, ecco quanti lo hanno seguito: Fratelli d’Italia, Italia dei valori, Scelta civica per l’Italia, Popolari per l’Italia, Alleanza per l’Italia, CasaPound Italia, Green Italia, Italia Cristiana, La Rosa per l’Italia. Negli ultimi giorni altri due: Passera con Italia Unica e Rauti con Prima l’Italia. Ancora un referendum abrogativo dell’uso strumentale, para-patriottico, emotivo di ‘Italia’. Referendum per abrogare il titolo di ‘onorevole’, per deputati e senatori. È abusivo, abolito circa un secolo fa.

Aborto, referendum abrogativo ginecologi obiettori. In Italia ci sono almeno 15 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori che si sottraggono per motivi religiosi o di altro tipo a praticare gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), nonostante la legge sull’aborto vieti l’obiezione di struttura.  Dice la legge: lo status di obiettore non esonera dall’assistenza antecedente e conseguente alla procedura vera e propria di interruzione e non può essere invocato quando l’intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. Gli enti ospedalieri e le case di cura sono obbligate ad assicurare che l’IVG si possa svolgere. Significa che ognuna di queste strutture deve essere in grado di garantire comunque il servizio. Nel 2019, l’obiezione di coscienza dei ginecologi è stata pari al 67 per cento. La percentuale più alta in una singola regione è dell’85,8 per cento, in Sicilia. In Molise risulta dell’82,8 per cento. Non siamo i soli nell’esporci a questo vulnus. Negli Usa sono già numerosi gli Stati che hanno abolito la legge sull’aborto terapeutico. Come dalle nostre parti si deve a scellerate opzioni di tipo religioso, a cui si aggrappano anche i ginecologi che fanno alti profitti praticando l’aborto clandestino.


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