GRUPPO MARCUCCI / SCATTA L’OPERAZIONE ‘PERMIRA’. COSA C’E’ DENTRO?

Dopo aver effettuato un ricco shopping all’estero, la corazzata italiana degli emoderivati, ‘Kedrion’, che fa capo alla famiglia Marcucci, sta per entrare nell’orbita di ‘Permira’, una delle più grosse società finanziarie a livello internazionale, specializzata in private equity e fondi speculativi.

Lo stesso itinerario percorso – tanto per restare in ambito farmaceutico –   dalle star dei vaccini, ‘Pfizer’ e ‘Moderna’ ma non solo, nei cui assetti societari dettano ormai legge i famosi, e per certi versi ormai famigerati, ‘Fondi’, su cui si reggono i destini di almeno tre quarti delle finanze mondiali.

Nell’inchiesta del 22 gennaio, dedicata al processo farsa in corso di svolgimento a Roma che vede come imputato il regista americano Kelly Duda, si fa riferimento alle “aziende del gruppo Marcucci” finite nell’inchiesta per la strage del sangue infetto: quelle ‘antiche’, per intendersi, come ‘Sclavo’, ‘Farmabiagini’ e C. che hanno popolato l’arcipelago societario negli anni ’70, ’80 e ’90, per poi passare il timone – inizio 2000 – a super Kedrion, da oltre un ventennio la corazzata, appunto, di casa Marcucci.

 

ARRIVA LA LONDINESE ‘PERMIRA

Veniamo alle news.

Stando alle ricostruzioni del ‘Sole 24 Ore, il fondo londinese ‘Permira’ è in trattative avanzate con i vertici di Kedrion per un ingresso massiccio in società, vale a dire acquistando la quota di maggioranza, “la quota di controllo dell’azienda lucchese – scrive il principale quotidiano economico finanziario nostrano – mentre la famiglia intende reinvestire per permettere la nascita di un leader mondiale nel settore dei plasmaderivati, con sede in Toscana”.

Attenzione, allora. Perché il quadro è tutto da capire, da decodificare.

In apertura, da sinistra, Paolo, Andrea e Marialina Marcucci

Si tratta di una cessione, di una vendita, oppure di una super partecipazione azionaria? In soldoni: i Marcucci restano a bordo potendo contare sul gigantesco afflusso di capitali britannici freschi, oppure con quel bel malloppo creano una nuova società, sempre in Toscana, e sempre nel campo degli emoderivati?

La seconda ipotesi – secondo non pochi addetti ai lavori – sembra piuttosto campata per aria, ‘fantafinanza’. Come farebbero mai due galli – e di che dimensione! – a cantare nello stesso pollaio? In che modo mai potrebbero coesistere, per giunta sullo stesso territorio, due big di quel calibro che finirebbero inevitabilmente per farsi concorrenza?

A questo punto, perciò, lo scenario più realistico è quello di un massiccio ingresso azionario: ben maggiore di quanto si è già verificato, del resto, nella lunga e opulenta story di Kedrion, che ha visto negli scorsi anni due partecipazioni da non poco.

In primo luogo quella della sempre generosa (con i già forti) ‘Cassa Depositi e Prestiti’, la nuova IRI de noantri, che è entrata a vele spiegate in casa Kedrion una decina d’anni fa, nel 2012, acquistando una fetta azionaria pari al 18 per cento con la sua ammiraglia, ‘FSI Investimenti’: una joint venture – FSI – tra il fondo ad hoc di CDP (ossia ‘CDA Equity’) e il fondo sovrano ‘Kuwait Investment Authority’.

In secondo luogo, due anni e mezzo fa e cioè ad ottobre 2018, ecco l’altra partecipazione (12 per cento) da novanta, via FSI Sgr, una società di gestione indipendente (così la definisce l’autorevole ‘Sole’) guidata da Maurizio Tamagnini, uno dei timonieri storici a bordo della munifica ‘Cassa Depositi e Prestiti’.

Maurizio Tamagnini

Se facciamo due semplici calcoli, 18 più 12 fanno 30. E se ora ‘Permira’ fa un colpo da 51 per cento, si evince che nelle mani dei Marcucci Brothers (Andrea, Paolo e Marialina), resta una piccola fetta, pari al 19 per cento.

Riusciranno, sulla base di tali assetti azionari, a guidare la corazzata ancor più corazzata, i prodi Marcucci?

Stando alle indiscrezioni ci puntano, eccome.

Secondo i rumors, infatti, i nuovi ‘padroni’ britannici già vedrebbero di buon occhio la presenza, sul ponte di comando del Cda, di Paolo Marcucci, storico timoniere di Kedrion fin dalla sua nascita: per garantire la ‘continuità’, a quanto pare, e le ‘relazioni internazionali’ intessute in tanti anni di proficuo lavoro.

C’è chi a piazza Affari, un po’ maliziosamente, nota: “sarebbe interessante capirci un po’ di più sulla reale provenienza dei soldi britannici. Si sa che nei fondi entra un po’ di tutto. Una volta si usavano le fiduciarie per certe operazioni, poi i trust, proprio di origine inglese, adesso da qualche anno vanno per la maggiore i fondi. Stiamo assistendo al fenomeno dei fondi che investono molto nel farmaceutico, come capita con le sigle leader nel campo dei vaccini. La Consob non farebbe male a dare un’occhiata all’operazione Permira: non fosse altro che per una elementare ragione di trasparenza. Che male c’è a saperne di più?”.

Altri osservano: “Operazioni del genere sono molto complesse. La trasparenza è necessaria, anche per sgomberare il campo da dubbi e sospetti. Non mi riferisco certo alla possibilità di ingresso di capitali da

‘lavare’, da ripulire, quanto alla non infrequente possibilità che, in casi del genere, i capitali siano riconducibili agli stessi proprietari, forse in arrivo da paradisi fiscali esteri”.

Boh, è tutto molto misterioso quando si entra nel mondo dei ‘Fondi’, che spopolano nell’universo finanziario del turbo-capitalismo ormai globalizzato!

 

UNO SHOPPING TIRA L’ALTRO

Ma torniamo all’operazione Permira; anche per vedere, poi, di che panni veste la altrettanto misteriosa sigla made in London.

Lo schema studiato dai vertici del fondo prevede un altro acquisto di peso, ossia della connazionale ‘Bio Products Laboratory Ltd’ (BPL), altra sigla impegnata nel business degli emoderivati. A sua volta, come nei più classici giochi di scatole cinesi, i capitali di BPL sono riconducibili – guarda caso – ad un gruppo d’investimento cinese, ‘Creat Group’. E la vendita, in qualche modo, è ‘obbligata’, per non sgarrare rispetto alle imposizioni del governo statunitense tese ad evitare una eccessiva concentrazione di business, in un certo settore, nelle mani dello stesso gruppo.

A settembre scorso era rimbalzata, negli ambienti finanziari, la voce che per l’acquisto di BPL fosse scesa in campo proprio Kedrion. Ne scrisse anche la Voce e potete leggere l’articolo cliccando sul link in basso. Kedrion, a quel punto, sembrava la favorita nella corsa a BPL, in gara con altre società, tra cui la stessa Permira. Ed in questi mesi si sono registrati gli ulteriori sviluppi, con Permira nelle vesti di autentico pigliatutto.

Sarà poi davvero così?

E pensare che pochi mesi prima, solo a giugno 2021, Kedrion aveva messo a segno due bei colpi, uno sul mercato canadese e l’altro su quello americano. Il ricco shopping, infatti, aveva consentito l’acquisto di ‘Prometic Biotherapeutics Inc.’ e di ‘Prometic Bioproduction Inc’, cedute da ‘Liminal BioSciences Inc.’, società a stelle e strisce quotata al Nasdaq e specializzata nello sviluppo clinico dei farmaci.

Non era finita lì. Perché nello stesso giugno Kedrion comprava, sempre da Liminal, anche due centri di raccolta del plasma, uno localizzato ad Amherst, nello stato di New York, e l’altro a Winnipeg, a un tiro di schioppo da Manitoba, in Canada.

 

CENTRI, CHE PASSIONE 

Un’antica passione di famiglia, quella dei centri per la raccolta di plasma.

Come è successo addirittura negli anni ’70, quando il pioniere Guelfo Marcucci, il padre-padrone e alla guida delle prime società del gruppo, organizzò quei mitici centri nel cuore dell’Africa, per la precisione in Congo Belga.

La Voce descrisse per la prima volta quelle esperienze in un reportage del  1977, quando all’epoca il quindicinale era diretto da Michele Santoro. Una vicenda poi contenuta – autentica chicca – nel volume “Sua Sanità” dedicato all’allora ministro Francesco De Lorenzo, amico storico dei Marcucci: tanto che un giovanissimo Andrea divenne parlamentare con la maglietta del PLI, alle politiche del 1991, per poi passare, dopo Tangentopoli e sparito il partito liberale come tante altre formazioni politiche, armi e bagagli sotto i vessilli del PDS, che aveva nel frattempo raccolto (indegnamente) l’eredità del PCI. Renziano fino al midollo, oggi Marcucci è un big del PD, per anni capogruppo del partito in Senato.

Torniamo alle imprese griffate Kedrion, per rammentare un altro acquisto eccellente, stavolta nel 2013, e sempre nel ricco mercato statunitense.

Fu la volta, allora, del gruppo ‘RhoGam’, acquistato da un colosso del settore farmaceutico, nientemeno che ‘Johnson & Johnson’, passato nel corso degli anni dalla leadership nei prodotti per neonati (chi non ricorda il celebre borotalco?) fino ai fasti vaccinari.

Passiamo ai cenni su Permira, il fondo acchiappatutto.

 

PERMIRA STORY

Nasce nel 1985 con il nome di ‘Schroeder Ventures’. Dopo aver lanciato una dozzina di fondi, nel 1997 si getta nella mischia col nome di Permira in occasione del suo primo fondo paneuropeo. Nome che viene adottato ufficialmente solo quattro anni dopo, col nuovo millennio, ossia nel 2001, in stile prettamente kubrikiano. Ha uffici sparsi in mezzo mondo, i principali sono ubicati a Londra, Francoforte, Parigi, Milano, Madrid, Stoccolma, New York, Tokyo.

Attualmente gestisce una ventina di fondi, per un asset che sfiora i 33 miliardi di dollari. Ha partecipazioni azionarie nei settori più vari (NDS Group, Dinosol, Cortefiel, eDreams e perfino Telepizza, tra le perle), anche se ora vira e punta le sue fiches in modo deciso sul farmaceutico.

In Italia – pochi lo sanno – ha piazzato uno dei suoi colpi migliori, mettendo le mani su una delle nostre griffe storiche nel campo della moda, ‘Valentino’. E s’è rimboccato le maniche per rilanciare un altro marchio che va per la maggiore, ‘Hugo Boss’. Sempre nel settore della moda poi un’altra incursione, vincendo l’asta che si è scatenata per aggiudicarsi ‘Golden Goose’, una quotata azienda italiana per la produzione di calzature a abbigliamento di lusso, prima controllata dal prestigioso gruppo finanziario americano ‘Carlyle’.

Una sfilata di Valentino

Non è finita qui, perché da noi Permira ha comprato anche ‘Arcaplanet’, società specializzata nel cibo per animali, prima controllata da un altro fondo (tanto per cambiare), ‘Motion Equity Partner’; ed ha anche puntato sulla nostra ‘Sisal’.

Come regalo di fine d’anno (il 2021) per i suoi azionisti, ecco la raccolta   monstre del suo secondo fondo, ‘Permira Growth Opportunities’, capace in pochi mesi di rastrellare sul mercato la bellezza di 4 miliardi di dollari, da autentico Guinness dei primati.

Ora è alle battute finali la ‘trattativa’ per la Grande Operazione 2022: l’ingresso a vele spiegate nella corazzata Kedrion. Cin cin.

 

 

 

Post Scriptum –  Nei prossimi giorni completiamo il tris di inchieste sulle meraviglie del pianeta Kedrion con la ricostruzione della articolata querelle giudiziaria che vede la Vocecontrapposta alla Marcucci dinasty, la quale in blocco (i tre figli Andrea, Marialina e Paolo, nonché la madre, Iole Capannori) ci ha querelati per alcuni articoli comparsi nel 2020.

Abbiamo vinto il primo round giudiziario, che tirava in ballo tre nostre inchieste, tra cui una relativa ai rapporti di Kedrion con un bio-laboratorio cinese, proprio nell’area di Wuhan; ed un’altra sul business del plasma iperimmune, venuto alla luce (anche grazie ad alcuni servizi bollenti delle ‘Iene’) proprio nei primi mesi della pandemia.

Ora – a febbraio – c’è il secondo round. Riguarda anche la tragica storia della ‘strage del sangue infetto’: di cui la Voce vuole conservare la ‘memoria’ e rammentarla a tutti i lettori, per il rispetto di tante migliaia di   vittime innocenti che non hanno mai avuto neanche uno straccio di giustizia.

 

 

 

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