JOE BIDEN / LA CORTE SUPREMA USA BOCCIA IL SUO DIKTAT VACCINALE

Un autentico colpo da KO per il presidente a stelle e strisce Joe Biden, che festeggia nel peggiore dei modi il suo primo anno alla Casa Bianca.

La Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha appena bocciato il suo diktat, ossia l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori delle imprese statunitensi che superano i 100 dipendenti.

Una vera bandiera per Biden, sventolata a partire da settembre 2021, quando aveva fatto approvare la norma dal Congresso Usa.

Un Biden ora costretto ad incassare il colpo, che ne mina ulteriormente la credibilità, già messa a dura prova dalla sciagurata exit strategy afgana, la   quale aveva fatto crollare i suoi indici di gradimento nei sondaggi.

Gli stessi media, fino a quel momento genuflessi, si sono man mano ridestati dal letargo e hanno cominciato a punzecchiare il capo di una Casa Bianca sempre più ‘scalcinata’.

Tanto da definirlo, spesso e volentieri, “Sleepy Joe”, il Joe addormentato, per via delle non infrequenti pennichelle, anche in occasione di importanti celebrazioni pubbliche.

Di fronte alla fresca decisione della Corte Suprema, sleepy Joe si dice “deluso”. Ecco le sue amare parole: “Sono deluso dalla decisione della Corte Suprema di bloccare misure di buon senso e a tutela della vita per i dipendenti delle grandi aziende. Perché quell’obbligo del vaccino era fondato sulla scienza e sulla legge”.

Accorato, il capo ormai dimezzato della Casa Bianca (a quanto pare la sua vice, Kamala Harris, sta già scaldando i muscoli) rivolge ai datori di lavoro un appello “a fare la cosa giusta per proteggere la salute degli americani e l’economia”.

I giudici della Corte Suprema hanno stabilito che l’obbligo vaccinale, così come previsto da Biden, rappresenterebbe “una significativa invasione della vita e della salute di un vasto numero di dipendenti”.

Quindi nessun fondamento scientifico né tantomeno di legge alla base del diktat bideniano.

Resta invece in vigore l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari presso le strutture che ricevono finanziamenti federali.

Da rammentare che nel corso degli ultimi mesi si sono moltiplicati i ricorsi ai tribunali non solo da parte di gruppi e associazioni, ma soprattutto di un sempre maggior numero di Stati, addirittura 26 sul totale di 50.

Tutti tesi a contestare quei provvedimenti lesivi dei più elementari principi della democrazia, un autentico vulnus alla costituzione americana.

 


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