Quirinal story, ‘serie’ semiseria di fiction all’italiana

La pietas è un apprezzabile sentimento e guidato dall’altruismo tende a trasformarsi in solidarietà, ma con obbligatori distinguo e uno per tutti è l’impossibilità di soprassedere all’ingiuria di candidare a Capo dello Stato la stravaganza (eufemismo) di mister bunga-bunga, l’affinità molto poco elettiva con la giustizia, lo stereotipo della conflittualità di interessi. Il fastidio dell’insopportabile tam-tam dei media, nessuno escluso, sul toto quirinal Berlusconi si potrebbe zittire saltando a piè pari titoli, articoli, interviste, ampi segmenti di gossip sul tema, ma la scelta individuale di ignorarlo lascerebbe in piedi il surreale dell’Italia che non ha vergogna di mostrare a se stessa e al mondo il volto di clown di un circo minore che si spaccia per il sontuoso ‘Circle du soleil’. Di fronte al tribunale della normalità compare da tempo un folto manipolo di imputati. Principale accusato è il tycoon di casa nostra, che ovemai l’Italia di ‘via dei Matti numero 0’ dovesse osare spedirlo sul Colle più prestigioso di Roma, oltre alle cento ragioni per vergognarsene, diventerebbe anche capo del potere legislativoesecutivo e giudiziario. Un inevitabile autogol decreterebbe la sua espulsione dal ruolo usurpato. Avesse bisogno di un lavoro, il tipo in questione dovrebbe presentare il rituale curriculum. Per non mentire ed essere cacciato a calci nel sedere dal capo del personale dovrebbe elencare la propria condanna penale, la funzione divisiva e appunto il degrado morale del bunga bunga. Poi lo zero alla voce “autorevolezza”, alla fondamentale “qualità dell’istituzione, maieutica, rassicurativa…sintesi simbolica della nazione, come unità storica e morale” (editoriale di Galli, la Repubblica). Errore: è inutile, stoltamente deviante condannare chi ha messo in circuito l’idea di “Silvio presidente’ e figuriamoci anche di più il fitto parlottare di inverosimili convergenze sul suo impresentabile nome. Invece un largo sorriso di riconoscenza per lo spasso gratuito offerto dal suo selfie narcisista di sé tra due corazzieri. Lui cancella dalla lavagna, alla colonna dei cattivi, il cammino borderline o ben all’interno dell’illegalità, le figuracce opposte al bon ton, le gaffe rimediate nell’atto di rappresentare l’Italia a livello internazionale. Invita invece al sorriso, alla riconoscenza i vignettisti, gli autori della satira, grati per gli spunti ricevuti a iosa. A questo step della riflessione sul quirinalSilvio, interviene, inaspettato, il pentimento, la pietas. Il Berlusca, in trance di subcosciente euforia, pensa davvero di succedere a Mattarella? È ‘impertinente’ il sospetto che Salvini e i servi sciocchi di Forza Italia abbiano inventato la candidatura di Berlusconi, come ballon d’essai, apripista da disarcionare al momento della vera candidatura di un personaggio un po’ meno di destra, perciò meno indigesto per il Pd e i suoi alleati?  Povero Silvio, soggetto fragile da quarta dose di Pfizer, vulnerabile, illuso dalle lusinghe di un gioco molto simile al trucco delle ‘tre carte, questa vince, questa perde’. Pietas e il suo perché: è di oggi la conferma dell’arroganza del Matteo val padano, insidiato dal leghismo interno (Giorgetti) e nord regionale (Zaia, Fedriga), che prova a compensare il deficit di protagonismo arrogandosi il diritto di indicare a gennaio il candidato al Quirinale di un centrodestra palesemente disorganico: notizia blindata, nascosta al beffato “Silvio, meno male che c’è”.


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