‘Stampatutto’, il bello del tridimensionale

Ce n’è a iosa per stupirci, interrogarci e scoprire che sappiamo poco o nulla di un congegno che ha già rivoluzionato i modi di produrre, per il momento in via sperimentale e con qualche stupefacente eccezione. Il futuro oltrepassa ogni più audace, spregiudicata scommessa sulla sua infinita e appena sfiorata potenzialità. Dalla Cina è arrivata fino a noi la notizia choc di un intero agglomerato di case costruito in una settimana con stampanti tridimensionali, a costi minimi. Il ricordo del primo trapianto di cuore finirà presto nell’albo d’oro delle eccellenze da celebrare. La letteratura della cardiologia racconterà il ‘miracolo’ di un cuore riprodotto dalla stampante in 3D. La prevedibile nascita di boutique specializzate offrirà l’acquisto di carne prodotta da questa meraviglia dell’ingegno umano, con il plauso dell’ecologia. Nel nostro tempo, per ottenere un chilo di carne di manzo, di maiale o di qualunque altro animale, sottraiamo alla natura una quantità spaventosa di acqua, bene comune che rischia di esaurirsi.  Più in generale, questi dispositivi potranno produrre il cibo in base alle esigenze delle persone, anche per adattarsi a intolleranze e allergie. Ecco tre esempi esplicativi della rivoluzione ‘3D’: sono rappresentativi, ma contemporaneamente riduttivi. Non solo in teoria, le stampanti tridimensionali, attualmente e in proiezione futura, quando sarà compiutamente indagata la loro potenzialità, saranno in grado di riprodurre quasi tutto. Ma come? È necessario conoscere le basi della meccanica e dell’informatica. Nella prima fase si crea il progetto tridimensionale al computer, con programmi sviluppati appositamente per le stampanti 3D, con i dati su dimensioni e i materiali da impiegare: poi si invia il file alla stampante 3D in modo che dia inizio alla costruzione dell’oggetto. Sono tanti i settori dell’economia che si affidano ai nuovi sistemi produttivi. Laboratori della medicina sperimentano la produzione di vene, piastrine, ossa del corpo e del nefrone (la parte più importante del rene, che serve a filtrare il sangue e ad assimilare le sostanze nutritive), ma nulla impedisce di prevedere l’estensione della ricerca ad altri organi.  Nell’edilizia, come dimostra l’esempio della Cina, si prevede di realizzare moduli abitativi autosufficienti, pannelli solari a basso costo. Non saranno più necessari anni per costruire alloggi in casi di emergenza da terremoti o altre catastrofi. Si fa uso delle stampanti in 3D anche per ottenere oggetti di uso comune. Non siamo lontani dalla diffusione ad ampio raggio del nuovo strumento, com’è accaduto per computer e stampanti tradizionali collegate. La notissima Barilla, ha presentato la pasta realizzata con una stampante 3D e i soliti ingredienti: semola di grano duro e acqua. In due minuti la pasta è pronta.  La fantasia è libera di immaginare ogni altra offerta del ‘congegno’ descritto e per esempio la riproduzione di oggetti d’arte, di auto e moto, nei settori abbigliamento e arredamento. L’altra faccia della medaglia fa riferimento all’ America, dove un fanatico delle armi ha costruito in 3D una pistola perfettamente funzionante. Nel mondo, gli arsenali militari potrebbero riempirsi troppo facilmente di armi micidiali. Il più alto livello di utilità delle stampanti tridimensionali si propone in medicina che realizzerà orecchi bionici e denti perfetti, più resistenti, tessuti umani che non temono il rigetto, ossa in materiale elastico, che non richiede, come accade per le protesi in metallo, di ripetere l’operazione di innesto, ma anche placche per trapianti di cranio e facciali, incubatrici neonatali. Meravigliamoci: ad Amsterdam è possibile ammirare un ponte di 12 metri in acciaio, stampato in 3D. Sovrasta un canale nel quartiere a ‘luci rosse’. Tridimensionalità a portata di tutte le tasche?  Ovviamente no, almeno per adesso. I costi oscillano tra 2000 e 120mila euro. Interessati sono i settori dell’aerospazio, le apparecchiature elettriche, l’architettura, auto e moto, gioielleria, istruzione, meccanica, medicina, moda, nautica, prodotti di largo consumo, sport e alimentazione. Insomma, il futuro è già nel presente.


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