MOZIONE ANTI NAZI / L’ITALIA NON LA VOTA ALL’ONU

Ci si riempie tanto la bocca, da noi, con la retorica antifascista e con i proclami contro i rigurgiti nazi: poi, alla prova dei fatti, l’Italia politica bela e il nostro paese batte in ritirata.

L’ultima, clamorosa figuraccia internazionale l’abbiamo mandata in scena nientemeno che davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, riunita ad hoc per votare e approvare una mozione proposta dalla Russia di Vladimir Putin “per combattere l’esaltazione del nazismo e del neonazismo”.

Bene. Per fortuna la mozione è passata: nonostante l’Italia.

Il documento titolato “Combattere l’esaltazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono all’escalation di forme moderne di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza”, infatti, è stato approvato con il voto favorevole di 130 paesi. Solo due i contrari: i tanto democratici Stati Uniti e l’Ucraina, oggi al centro delle polemiche antirusse.

Molti paesi, però, si sono astenuti, 49 in tutto.

E tra essi – incredibile ma vero – c’è l’altrettanto democratica Italia. Che si   scioglie in vacui proclami, ma poi alla prova dei fatti fa cilecca. Tante azioni per nulla, ma il rigore viene calciato in tribuna.

La vicenda – altrettanto clamorosamente oscurata dai media di casa nostra, sempre più cloroformizzati e omologati – fa il paio con l’altra, non meno vergognosa, e stavolta strombazzata dal mainstream occidentale.

Parliamo del ‘Premio Sacharov’, appena tributato ad Alexei Navalny e assegnato dal Parlamento europeo in una rutilante celebrazione davanti all’assemblea plenaria di Strasburgo.

Si tratta dell’avvelenato fai-da-te, l’osannato dissidente russo che difficilmente potrebbe recitare perfino nella più scalcinata delle sceneggiate. Secondo il cui copione, ad avvelenarlo sono stati i sicari di Putin, tanto imbecilli ed incapaci da fargli appena il solletico, un’avvelenatina “nella biancheria intima” (mai sentito al mondo), quindi un agevole ricovero in una ospitale clinica tedesca, una rapida guarigione, una rigenerante convalescenza.

Ma che razza di servizi segreti – sorge spontanea la domanda – sono quelli russi? Ridotti così male?

Sulla passerella di Strasburgo ha così potuto sfilare una bionda e leggiadra rampolla del dissidente più famoso al mondo, la prossima modella e attrice di soap Daria Navalny, che ha detto commossa: “Ci impegniamo per l’Europa delle idee, la celebrazione dei diritti umani, la democrazia e l’integrità. E non vogliamo l’Europa dei cancellieri e dei ministri, che sognano di ottenere un posto nel consiglio d’amministrazione delle aziende statali di Putin o di navigare sullo yacht di un oligarca”.

Capito, Matteo Renzi?

Ma il massimo della comicità è stato raggiunto dal presidente dell’Assemblea europea, il nostro David Sassoli: “Il coraggio dimostrato da Navalny desta stupore e ammirazione. Lo hanno minacciato, maltrattato, avvelenato, arrestato, incarcerato, ma non sono riusciti a metterlo a tacere”.

Per fortuna Sassoli ha comunicato all’Europa che non si ricandiderà per la   poltrona di presidente.


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