CUBA / 3 VACCINI PROTEICI PER I POVERI DEL MONDO 

I miracoli di Cuba sul fronte della produzione di vaccini anti covid.

Ne ha brevettati addirittura 3 (Soberana02, SoberanaPlus e Abdala), usando una tecnologia molto innovativa ma a basso costo, perfettamente adatta a favorire le nazioni colpite dalla pandemia e abbandonate al loro destino dell’Occidente che pensa solo ai cavoli suoi e poi si ‘stupisce’ per l’arrivo delle varianti.

Si tratta di vaccini ‘proteici’, quindi non a mRNA, come quelli ‘inventati’ da Pfizer eModerna che impattano sul patrimonio genetico dell’individuo, con le conseguenze che di tutta evidenza possono scaturire a danno dell’organismo.

Fabrizio Chiodo

“Sono prodotti biotech unici al mondo”, li definisce Fabrizio Chiodo, immunologo ed esperto di tecnologie farmaceutiche. Chiodo, 36 anni, siciliano, è l’unico italiano a far parte del team di ricercatori cubani che hanno lavorato e lavorano ai vaccini.

Una storia che non inizia sotto i migliori auspici. Scampata alla prima, drammatica ondata pandemica della scorsa primavera, “Cuba si è ritrovata – racconta Chiodo – con la sfortunata e non comune combinazione di una variante Beta, la più capace ad ‘evitare’ gli effetti della vaccinazione, seguita subito dopo dalla variante Delta, la più drammatica sotto il profilo clinico ed epidemiologico, soprattutto per la sua rapidità nel moltiplicarsi”.

L’Avana ha cominciato a distribuire i suoi vaccini pochi mesi fa, a fine estate. Il ritardo cubano è stato causato da fattori tecnici. Spiega Chiodo: “Sicuramente senza le sanzioni imposte dagli Stati Uniti si sarebbero salvate più vite, perché la campagna di vaccinazione di massa sarebbe iniziata prima. E il blocco economico continua a colpire le importazioni, l’industria turistica, il prodotto interno di Cuba, ne condiziona la vita e non accenna ad attenuarsi, nemmeno dopo il cambio della presidenza Usa”.

Nonostante ciò, in mezzo a tanti ostacoli e boicottaggi, Cuba è riuscita a far molto meglio, in proporzione, rispetto a tutti i paesi occidentali, mettendo a punto ben 3 vaccini e avendone in fase finale di studio addirittura altri 5. Il Paese ha raggiunto una significativa percentuale vaccinale con l’87 per cento della sua popolazione che ha ricevuto la prima dose e il 63 per cento con due dosi; addirittura, 2 milioni di bimbi cubani sono già stati vaccinati.

Chiodo chiarisce la profonda differenza tra i vaccini cubani e quelli occidentali: “Quelli cubani, di tipo proteico, richiedono tempi di sviluppo più lunghi, ma sono in genere più semplici da produrre rispetto ai vaccini a mRNA. Sono vaccini stabili a temperatura ambiente, hanno un basso costo, sono soprattutto ideali per la pediatria e per schemi eterologhi. Una tecnologia, insomma, meno ‘invadente’ e con la quale comunque Cuba è arrivata al traguardo molto prima di colossi farmaceutici come Sanofi e GlaxoSmithKline, che hanno ‘provato’ anche loro lo sviluppo di vaccini proteici”.

Abdala ha mostrato un’efficacia del 92 per cento contro la variante Delta; Soberana del 91 per cento: i dati sono stati da poco confermati con clinical trials di fase-3 effettuati in Iran, circostanza che ha fatto storcere il naso a non pochi, così come del resto i rapporti amichevoli tra i due paesi.

Manca ancora all’appello l’ok finale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui comportamento è stato non poche volte anomalo nel corso della pandemia. Precisa Chiodo: “In molti credono che se non arriva questa ‘approvazione’ dell’OMS i vaccini non sono validi. Ma non è così. Innanzitutto, più che di approvazione bisognerebbe parlare di ‘pre-qualifica’, in base a dati clinici e standard produttivi. L’hanno già ottenuta, ad esempio, i cinesi Sinopharm e Sinovac: sono i vaccini più somministrati al mondo, ma l’EMA e la FDA hanno standard produttivi più alti dell’OMS e stanno prendendo tempo per l’ok. Inoltre, l’autorità regolatoria cubana, ‘Cecmed’, è un organismo riconosciuto dall’OMSe regolarmente ispezionato”.

Continua il ricercatore italiano: “I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Grazie ai vaccini e alle norme di distanziamento, i casi sono straordinariamente calati. A Cuba siamo passati da circa 10 mila casi e 24,5 per cento di test positivi al giorno agli inizi di agosto, a poco più di 700 casi e 2,9 per cento di test positivi oggi”.

Continua Chiodo: “Cuba ha dimostrato al mondo, soprattutto ai Paesi poveri e a chi non è felice di aver smantellato settori chiave dell’industria pubblica, che la biotecnologia di Stato non solo è possibile, ma è l’unica valida alternativa per evitare le diseguaglianze di cui questo sistema economico ha bisogno per tenersi in piedi. La vergogna è che oggi solo il 3 per cento delle dosi dei vaccini contro Sars-CoV-2 sono state somministrate nei Paesi più poveri, dove la pandemia sta colpendo duramente. Prima ci vacciniamo tutti, prima usciamo da questa pandemia e prima smettiamo di fare arricchire Big Pharma con terapie, ricoveri e vaccini ‘aggiornati’. Per il futuro, come terze dosi e per la pediatria i prodotti cubani sono ottimali”.

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