No Vax, no Tv

Cerchiamo e troviamo un accordo sul tema. Il Covid-19, se non contrastato dal vaccino, è non è il vettore di una grave patologia? Nelle forme più aggressive richiede, o no, l’estremo del ricovero in terapia intensiva, diventa, o no, tragedia con la spaventosa mole di morti e nei casi fortunati di guarigione provoca o no strascichi debilitanti? A confermare l’inoppugnabile bilancio dei molti milioni di decessi, si schierano al più alto livello la scienza, l’esperienza sul campo di medici e infermieri, la diffusa opinione di chi ha vissuto la tremenda esperienza di aggrapparsi alla vita intubato. Sul fronte opposto, lo schieramento del negazionismo  include opinionisti di varia estrazione, ovvero ignoranti plagiati da portavoce del magma scomposto dei No Vax, scettici per inconsistenti preconcetti, disinformati dalla valanga di falsi che girano senza controllo sui social, addetti ai lavori in cerca di visibilità, disposti a cavalcare l’onda dei denigratori di qualunque vaccinazione, fans del complottismo, che imputano alle multinazionali farmaceutiche di aver messo le circuito mediatico la ‘bufala’ del coronavirus, per arricchirsi cinicamente,  spregiudicati ‘dagli all’untore’ della destra, che spacciano per ‘sacrosanta’ la tesi di presunti esperti, indotti per acquisire notorietà a validare la tesi del virus inesistente e del vaccino che uccide. Ecco, è da questo micidiale dualismo, disomogeneo, che va giudicato il racconto dei media sul tema Covid.  Volendo ricorrere a un parallelismo imperfetto, sarebbe plausibile il confronto con il maggior diritto di parola dei partiti di maggioranza, trasferire la regola democratica ai Sì’ Vax (85%), ai No Vax (15%) alla visibilità mediatica delle rispettive posizioni, una volta scremate del negazionismo delle infiltrazioni sovversive. Così non è: giornali e informazione televisiva, per il solo obiettivo di sostenere la ‘vendita’ dei loro ‘prodotti’ invitano al dibattito sul tema soggetti aspramente antagonisti. Le posizioni fortemente divergenti finiscono sistematicamente in rissa, nella gara insopportabile di chi strilla di più, di specialisti nell’impedire all’altro di esporre le proprie ragioni. La disputa, incontrollata dai cosiddetti moderatori, finisce spesso in una finta parità di argomentazioni e se ne avvantaggia la follia dei no alla vaccinazione. Infrange questo dannoso rituale un giornalista di lungo corso, il direttore del Tg 7 Enrico Mentana, che negli spazi di sua competenza non ha mai ospitato No Vax. Perché? Perché, così dichiara, non si può far dialogare un super esperto, che ha studiato per vent’anni, con un fenomeno da baraccone che ha letto quattro cose on line; non si può dare la parola a chi sostiene che la mafia non esiste, a un negazionista dell’olocausto”. Oltre la ragionevole distanza di Mentana dalla palude dell’ignoranza e della malafede, non guasterebbe l’appello di quanti per tutto il giorno frequentano gli strumenti di diffusione delle news: “Basta. Abbiamo la testa affollata dall’orgia di note sulla pandemia, di dati, summit, varianti delle regole di tutela, colori delle Regioni, lettere dell’alfabeto greco, quarta, quinta ondata, mascherine assolutamente ffp2, lockdown, quarantene, distanza di sicurezza, vaccino si o no ai bambini, quarta, quinta…ventesima dose. Per favore, giornalisti, una sola volta al giorno, magari come anteprima dei Tg , concentrate le novità Covid, se ce ne sono, e lasciate che i notiziari si svincolino dal pensiero unico della pandemia. Non avanzare questa richiesta di libertà impedirà di liberare testa e psiche dall’ossessione Covid, e imporrà al filosofo Cacciari, incompetente in tema di virus di non contraddire il sapere di immunologi, virologi e medici.

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