Quando il rimedio è peggiore del male

Gli utenti della Rai, obbligati a pagare il canone con la bolletta dell’Enel, se conservano la padronanza del giudicare non deformata dallo tsunami della televisione spazzatura, dovrebbero indignarsi e pretendere che oltre all’onere dell’abbonamento ‘coatto’ non debbano subire un prodotto che con l’irruzione nell’etere dei network commerciali, Mediaset su tutti, ha privilegiato la concorrenza (in basso) al primato degli ascolti. Il perverso prevalere del profitto ha finito per oscurare il mandato del mezzo televisivo di proporre qualità, indipendenza dalla politica e di preservare il ruolo di volano per la crescita degli italiani, obiettivi primari dell’emittente pubblica. La scelta di ‘mercato’ non poteva che sconfinare nella gestione privatistica della Rai, che tradisce la missione di compensare la programmazione delle ‘private’, con un progetto di alto profilo, magari non di impatto immediato, ma che nel tempo avrebbe ripagato una scelta coraggiosa, coerente e soddisfatto la ragione stessa di strumento della comunicazione antagonista delle reti prigioniere del profitto a tutti i costi, della partitocrazia. Sorprende che la critica a questa Rai sia confinata nelle chiacchiere tra amici e in sporadici ‘je accuse’ di media per fortuna non assuefatti al “tutto inutile, deve andare così”. Allora succede che un padre-padrone della Rai, di nome Vespa Bruno, despota strapagato, apertamente schierato per il berlusconismo e i suoi dintorni, ospite imposto a tutti gli spazi dell’informazione e dell’intrattenimento delle tre reti per promuovere un libro all’anno a sua firma (nonché singolare caso di progressiva somiglianza con Mussolini, suo referente letterario), sia protagonista di  una brutta seconda serata di Rai 1, che ha offeso i telespettatori e ancor più la mitica figura di Camilleri. In vista del finale dell’episodio ‘La stagione della caccia, della serie ‘C’era una volta Vigata’  e dunque del suo momento clou, il filmato è stato bruscamente interrotto ed è apparso il salotto di ‘Porta a Porta’ con il conduttore e i suoi ospiti, invitati a parlare di vaccini e green pass per non interrompere il rituale chiacchiericcio su  Covid e dintorni’. Ovvio, furioso il regista dell’episodio e sconcerto degli ascoltatori. La Rai ha inventato l’alibi di un errore nella ‘trascrizione della durata dei blocchi ‘fiction’-‘Porta a porta’, ma chiunque conosca dal di dentro l’azienda capisce che è una scusa con credito zero.  In altre stagioni della Tv di Stato, i vertici di Viale Mazzini per uno scempio di questa portata avrebbero adottato provvedimenti durissimi. E invece una toppa peggiore dello strappo, la promessa di riproporre l’episodio ghigliottinato.

Tempi lunghi della giustizia e pazienza, ma che faccia il suo corso non va giù al capo politico di Fontana, presidente della Regione Lombardia. Per lui c’è la richiesta di processo per la nota vicenda della fornitura di 75mila camici (importo 513mila euro) dell’azienda Dama di cui è proprietario il cognato.  Scoperto il clamoroso conflitto d’interessi, Dini, titolare della Dema non ha consegnato l’ultima partita di 25 mila camici e Fontana per compensare il mancato profitto lo ha rimborsato con un bonifico di 250mla euro prelevati dal proprio conto in Svizzera (dove Fontana custodisce un tesoro di oltre 5 milioni di euro). Di qui una seconda indagine per autoriciclaggio. Incredibile, anzi no, credibilissimo è lo stupore di Salvini che definisce l’iniziativa dei magistrati “vergognosa”, non il comportamento del ‘suo’ governatore. La richiesta di processo include Dini e tre funzionari della Regione, tutti accusati di frode in pubbliche forniture.

A chi pensa che Napoli si lamenta senza ragione: sono evidenti alcuni comportamenti discriminanti, episodi marginali, altri sostanziali, che spaccano il Paese in due e penalizzano il Sud. Al Napoli del pallone, due giorni fa, non è stato sufficiente segnare due gol al Sassuolo per guadagnare i tre punti e tenere il Milan a distanza.  La squadra allenata da Spalletti ha subìto ancora una volta errori arbitrali (errori o cos’ altro?). Mister Pezzuto, fischietto leccese, decreta come valido il gol del 2 a 2, segnato da Ferrari, ma viziato dalla mancata punizione di un evidente fallo di Defrel sul difensore azzurro Rrahmani. Non basta. Poco dopo Pezzuto convalida un gol di De Frel e ignora (?) un fallo di Berardi su Demme. Su richiesta dei giocatori napoletani l’arbitro viene corretto dal collega addetto al Var e se la prende con Spalletti. Lo espelle, due giornate di squalifica

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