BELGIO / VACCINI AI BIMBI? POCHI I DATI SULLA SICUREZZA

Forti dubbi, in Belgio, sulla somministrazione del vaccino anti covid ai bimbi tra i 5 e gli 11 anni.

Li esprime anche la ‘Commissione permanente per le vaccinazioni’ (STIKO), il cui presidente è un medico molto noto nel suo Paese, Thomas Mertens, il quale ha appena dichiarato che al momento non farebbe vaccinare suo figlio, che ha sette anni.

Come motiva la sua decisione il dottor Mertens? Al di là dei dati relativi allo studio di registrazione del vaccino, quelli che mancano all’appello – e fondamentali – sono i dati reali sulla effettiva tollerabilità del vaccino tra i bambini compresi, appunto, nella fascia di età tra i 5 e gli 11 anni.

Le pubblicazioni attuali, fa rilevare Mertens, sono carenti anche sul fronte dei danni ed effetti collaterali possibili, soprattutto a medio e lungo termine.

“Proprio perché le infezioni da corona nei bambini – è la posizione di STIKO – sono solitamente innocue, bisogna essere tanto più sicuri che le vaccinazione sia ben tollerata dall’organismo del bimbo a lungo termine”.

Ed affermano a chiare lettere: “Le decisioni politiche sbagliate non possono essere corrette con la vaccinazione”.

Molti in Belgio sono adesso in attesa della posizione ufficiale che verrà assunta dalla Commissione, la quale dovrà elaborare entro la metà di dicembre una specifica ‘raccomandazione’, proprio a proposito del vaccino ai bimbi. Raccomandazione che potrà anche prevedere di sconsigliare il ricorso alle vaccinazioni per quella fascia di età, vista la estrema carenza di ‘dati’ a disposizione, dati tali da escludere effetti collaterali pesanti a medo e lungo termine.

E sempre dal Belgio arriva anche una notizia sul versante giudiziario.

Il tribunale di Namur, in primo grado, ha infatti stabilito che la regione della Vallonia deve risolvere “l’apparente illegalità” della sua politica ‘Covid Safe Ticket’ (CST) entro una settimana.

Scrive il sito ‘LifeSiteNews’: “La Corte ha evidenziato diverse questioni legali legate al decreto vallone sul passaporto per i vaccini, emesso il 21 ottobre, tra cui una ‘apparente contraddizione’ con il diritto europeo e il diritto alla protezione dei dati personali. La sentenza ha affermato che l’ordine potrebbe violare il principio di proporzionalità e lo ha criticato per aver imposto una discriminazione ‘senza giustificazione obiettiva e scientifica’”.

Tutto è nato da un ricorso promosso dall’associazione belga ‘Notre Bon                                                

Droit’, che ha vivacemente contestato la legittimità del Covid Safe Ticket.

Il governo della Vallonia, dal canto suo, ha subito impugnato la decisione, sostenendo in una propria dichiarazione che non prevede di sospendere il CST nonostante la sentenza del tribunale di Namur.

“Questa decisione non annulla il decreto vallone – afferma il governo – pertanto il Covid Safe Ticket resta in vigore anche durante il processo d’appello”. Un conflitto di poteri da non poco!

‘Notre Bon Droit’ ha intentato un’analoga azione legale anche a Bruxelles, e la causa verrà discussa davanti alla Corte l’8 dicembre.

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