Napule è ’na cartulina

Napoli: cinema, teatro, musica e una serie ormai corposa di esplorazioni d’ogni genere: Tg, inchieste, docufilm, serie televisive, programmi sulle bellezze del nostro Paese e copia-incolla non solo made in Italy su temi ricorrenti, taluni benvenuti (Vesuvio, Napoli sotterranea, Pino Daniele, Archeologia e gioielli come la Cappella Sansevero) altri sgraditi (fiction sul degrado urbano, la camorra). Ieri a tarda sera un “Dossier”, Rai2, ha esplorato ancora una volta la vulcanicità del sottosuolo di Partenope e non ha risparmiato la previsione catastrofica di una nuova possibile eruzione del Vesuvio o nell’area dei Campi Flegrei, enclavi con densità abitativa su cui incombe il pericolo di una devastante  catastrofe, sottovalutata, come si ricavava da testimonianze ai limiti dell’incosciente follia, di innamorati del ‘Grande Vecchio’, fortunatamente ‘in sonno’ e monitorato minuto per minuto.

A caldo, mentre gli azzurri lasciavano il Mezza a testa china e imbronciati per il colpo di teta di Mario Rui spedito Handanovic con la punta delle dita a scheggiare la traversa, il commento di un giornalista ultra napoletano, ma non è il solo’adulatore’, ha salutato il ritorno degli spogliatoi dei suoi idoli con la nota frase di accompagnamento a un insuccesso concluso con l’onore delle armi: “Sconfitti, ma a testa alta!”.  Viene subito da pensare, il giudizio è “Perdenti, ma con dignità” e un attimo dopo “E allora i vincitori a testa altissima?” No è l’unico plauso agli undici che hanno cancellato lo ‘0’ dalla casella delle patite perse, hanno quasi raddoppiato il numero di gol subiti, non hanno ottimizzato l’opportunità di ergersi in solitudine sulla vetta della classifica e hanno permesso a una squadra non irresistibile di dominare per tre quarti dei novanta minuti conclusi con la vittoria per tre e due. Uscire dal campo a testa ben alta, a giusta ragione, è uno dei fratelli Inzaghi, tecnico dell’Inter che ha preparato la sfida al Napoli con cura e lucidità. Sul fronte opposto, a dispetto delle dichiarazioni orgogliosamente improntate alla filosofia del ‘Giochiamo per vincere, non scherziamo”, come risposta alle provocazioni più o meno esplicite sull’obiettivo minimo del Napoli, di un pareggio che avrebbe garantito di scrollarsi di dosso il Milan, il Napoli ha mostrato un insolito e controproducente comportamento dimesso, sottomesso, su cui i nerazzurri hanno costruito un insieme efficace di dinamismo, determinazione e aggressività.  Naturalmente, l’allenatore poco può fare entrare nella testa dei giocatori, se entrati in campo per provare a “non prenderle” e solo la grinta di Mertens, impegnato con incomprensibile ritardo a colmare le prove modeste di Lozano e Insigne ha dato al Napoli la voglia di provare a raddrizzare la sorte della partita. Certo ha pesato l’infortunio di Osimhen (drammatico il referto, addirittura  che terrà il  , ma bisogna anche dire che fino al momento di abbandonare il campo, era stato ben neutralizzato, potrebbe addirittura tornare in campo nel 2022) tanto da sfogare il nervosismo alla sua maniera, protestando vibratamente e commettendo falli gratuiti. A prova per nulla brillante del Napoli racconta di un disagio mostrato in circostanze precedenti e la conferma di San Siro fa accendere una spia rossa nel display che mostra il futuro degli azzurri. Un problema collaterale dello stato di salute del Napoli è ben chiaro: il bilico su cui si muove l’incerto futuro di Insigne rischia di diventare precarietà a medio termine, almeno fimo a quando non si scioglierà il nodo ‘resto, parto’, ovvero il peggio per la serenità di un calciatore di grande talento. Da fugare al più preso è il maligno sospetto degli addetti ai lavori. Statistiche alla mano lasciano intendere che calciatori inseguiti da grandi club, per indurre la società di appartenenza a concludere la trattativa per il suo trasferimento giochino volume sotto tono, come a dire “Vendetemi, non sono insostituibile”. In passato è successo con Zapata, Allan, un anno fa con Fabian, di recente con Manolas che freme per tornare nella sua Grecia. Illazioni? Speriamo.

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