L’ASSALTO A TIM / COSA SI MUOVE DENTRO E DIETRO AL COLOSSO AMERICANO ‘KKR’?

Cosa ci sarà mai dentro lo scrigno griffato KKR, il colosso statunitense che vuol fare un sol boccone – anche se in via del tutto amichevole, come ha subito precisato al momento della sua offerta d’acquisto – della nostra ammiraglia delle telecomunicazioni, TIM?

Pochi se lo sono chiesto, riducendo il tutto ad un’offerta quasi di prassi per una big del firmamento societario a stelle e strisce.

Ma vediamo di capirci qualcosa. E partiamo dal variegato azionariato di KKR, dall’elenco dei soci eccellenti.

In pole position, tra gli ‘investitori istituzionali’, troviamo i due giganti della finanza americana e internazionale.

 

I DUE GIGANTI MONDIALI DEI “FONDI

Si tratta di ‘BlackRock’ e ‘Vanguard’, che detengono, rispettivamente, il 5,76 e il 5,62 per cento delle azioni KKR.

Seguono a ruota ‘Capital International Investors’ (4,65 per cento), ‘ValueAct Holdings’(4,11 per cento), ‘Principal Financial Group’ (3,79 per cento).

Vanguard e BlackRoch, poi, fanno capolino, da protagonisti, anche in qualità di ‘investitori fondi comuni’.

La prima, addirittura, in tre versioni: ossia come ‘Vanguard Total Stock Market Index Fund’, cui fa capo una fettina azionaria del 2,67 per cento; come ‘Vanguard Extended Market Index Fund’ (1,40 per cento); e poi come ‘Vanguard Mid-Cap Index Fund’, l’ennesima sigla della galassia, con l’1,05 per cento.

La seconda, a bordo di ‘BlackRock Funds-Mid-Cap Growth Equity Portfolio’, tanto per gradire, con un altro 1,05 per cento in carniere.

Spiega un analista finanziario della City: “Sono da tenere presenti due importanti fattori. I due colossi sono strettamente legati fra di loro, a livello di scambio azionario, e sono espressione quindi di un medesimo maxi progetto finanziario. Il secondo fattore è che BlackRock e Vanguard non solo hanno presenze azionarie in banche, assicurazioni e imprese di mezzo mondo, ma soprattutto sono le protagoniste degli assetti societari di tutte le star di Big Pharma, che oggi dettano legge nel ricchissimo mercato dei vaccini anti covid”.

Vediamo più da vicino.

Sapete infatti qual è l’azionista di maggioranza di BlackRock? Proprio Vanguard, con l’8 per cento delle quote. Segue a ruota nientemeno che   un’altra Blackrock, con il suo 6,6 per cento. Come nei più classici giochi di scatole cinesi.

Ormai potete immaginare la situazione ‘a specchio’. Il socio di maggior peso all’interno della torta Vanguard è… BlackRock, con un ottimo 14,2 per cento delle azioni. Proprio come c’è una Vanguard 2 tra gli altri azionisti di spicco, con un buon 7,4 per cento in saccoccia.

Per quanto concerne la strategica presenza di Vanguard e BlackRock nella compagine azionaria delle maggiori star di Big Pharma e oggi in vetta alla hit dei vaccini (Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson, Merck e AstraZeneca), dove aspettare un’inchiesta ad hoc che realizzeremo nei prossimi giorni. Già un anno fa, comunque, abbiamo tracciato gli identikit delle prime due.

Commenta Cesare Sacchetti, animatore del blog ‘La Cruna dell’Ago’:  “Ogni qualvolta andiamo a fare la spesa al supermercato e ogni qualvolta andiamo a fare benzina per la nostra auto, i nostri soldi vanno a finire in società che sono a loro volta partecipate da Vanguard e da BlackRock. Il 90 per cento della popolazione ignora chi siano queste società, eppure questi conglomerati dispongono di un potere unico sull’economia mondiale”.

Il premier Mario Draghi

Scavando tra alcuni nomi e cognomi eccellenti che animano il parterre dei due colossi, ritroviamo i Rothschild, i Rockefeller, gli Astor, i Dupont e i Morgan, commenta Sacchetti, che prosegue: “Questo vuol dire che i massimi vertici del globalismo hanno deciso di prendersi la principale compagnia telefonica italiana, strategica per controllare le comunicazioni del Paese e, quindi, di fatto, l’Italia intera. Il regime di Draghi non sembra ovviamente essere interessato a mettersi di traverso. La carriera di Mario Draghi nel mondo della finanza ha preso il volo servendo questi poteri. Fu Draghi a consegnare l’intera ricchezza pubblica dell’industria italiana ai Rothschild e alle altre famiglie. Fu Draghi a portare avanti un omicidio dell’economia nazionale a bordo del ‘Britannia’, il panfilo della Regina Elisabetta sul quale si consumò il tradimento più infame della storia d’Italia. Le grandi famiglie mondialiste hanno ordinato la venuta di Draghi per questa ragione”.

 

L’INCONTRO DRAGHI-SCHWAB

Ma vediamo, a questo punto, le news sugli incontri del nostro premier.   Dettaglia una nota della presidenza del consiglio il 22 novembre: “Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato oggi pomeriggio, a Palazzo Chigi, il Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab. Il colloquio – viene precisato – si è incentrato sul prossimo Meeting Annuale del WEF previsto a Davos a gennaio del 2022 e sui principali dossier globali, oggetto anche della Presidenza italiana del G20, con particolare riferimento al tema della ripresa economica e sociale post pandemica”.

Succinto e compendioso, come si suol dire.

Klaus Schwab

Sorge spontanea la domanda. E’ un caso che l’incontro sia avvenuto proprio nei giorni, anzi proprio nelle ore bollenti dell’affare (o dell’affaire?) TIM-KKR?

Siamo forse ad un’altra ‘puntata’ che riporta alla mente la ‘piece’ del ‘Britannia’?

In soldoni, siamo ad un’altra colossale vendita (o svendita?) di Stato, e comunque di un pezzo assolutamente strategico del nostro apparato industriale, e certo non solo?

La Voce ha più volte, nelle sue inchieste, descritto Potere & Protagonisti griffati ‘World Economic Forum’, i suoi annuali summit a Davos, la guida ferma di un super banchiere di antiche simpatie naziste come Klaus Schwab. E soprattutto abbiamo dettagliato i contenuti di quel ‘Great Reset’ che dovrà cambiare in profondità i nostri assetti socio-economici: in tempi che la pandemia – un ottimo passpartout – sta incredibilmente accorciando, basti vedere cosa sta succedendo con i ‘Green Pass’ sempre più allargati ed invasivi.

Leggiamo cosa scrive un notista di ‘ControInformazione’, Matteo Ehret, sul dopo COP26:“Il principe Carlo si è vantato di aver coordinato 300 aziende che rappresentano oltre 60 trilioni di dollari per partecipare a una transizione verde globale e, dopo aver incontrato il principe il 2 novembre, Jeff Bezos ha annunciato il suo nuovo ‘Fondo per la Terra’ da 2 miliardi di dollari per proteggere gli ecosistemi dalla natura con un focus sull’Africa. Anche il primo ministro Mario Draghi si è unito a Mark Carney (un grosso banchiere anglo canadese, ndr) in questo nuovo percorso verde, perché entrambi gli uomini hanno superato i loro vecchi giorni di adorazione del denaro di Goldman Sachs e hanno abbracciato un destino migliore. Lo stesso principe Carlo – che è anche il creatore nominale della Grande Agenda di Reset lanciata nel 2020 – ha parlato come un illuminato statista”.

Ehret fa poi riferimento ad altri strategici strumenti in campo, oltre al neo Fondo made in Bezos: come il ‘Living Planet Index’ di sir Robert Watson (già presentato al WEF 2018) e il nuovo ‘Intrinsic’ sponsorizzato dalla ‘Rockefeller Foundation Exchange Group’, che cerca di trasformare ecosistemi globali per un valore stimato in 4 quadrilioni di dollari in azioni finanziarie controllabili da nuove società private, per l’occasione battezzate ‘società di risorse naturali’. Quando il Verde si tinge sempre più d’oro, inaugurando la nuova era del Golden Green.

 

QUELL’EDEN CHIAMATO DUBAI   

E sapete dove era volato, dieci giorni prima dell’ormai storico incontro con Draghi, il dinamicissimo Schwab? Nientemeno che in Dubai, contendendo al nostro ex premier Matteo Renzi la palma di miglior amico degli sceicchi.

Mohammad bin Abdullah Al Gergawi

Ecco cosa batte con deferenza l’agenzia WAM in una nota dell’11 novembre: “Mohammad bin Abdullah Al Gergawi, ministro degli affari di gabinetto, e il professor Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum Economico Mondiale, hanno dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti hanno una missione globale con cui lavorare e far cooperare governi, istituzioni e individui di tutto il mondo per progettare un futuro migliore per l’umanità. Per il suo centenario, gli Emirati Arabi Uniti sperano di diventare il miglior paese del mondo, riunendo i popoli per vivere in armonia e tolleranza e presentando una nazione futura modello. Ciò è avvenuto – prosegue la real nota – durante l’inaugurazione dei ‘Grandi Incontri Narrativi’ lanciati l’11 novembre, in collaborazione tra il governo degli Emirati Arabi Uniti e il Forum Economico Mondiale, e alla presenza di ministri e funzionari del governo degli Emirati Arabi Uniti e una miriade di leader di pensiero globali, specialisti e futuristi, per plasmare le direzioni più importanti in vari campi”.

Non siete su “Scherzi a parte”…

 

 

 

 

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