Il metano non ci dà una mano… anzi

Come oro, in forma volatile, il metano diventa prezioso come un bene di rifugio in tempo di crisi. L’Italia paga in misura insostenibile il ridotto o mancato flusso di gas e in generale dei prodotti di base, indispensabili alla produzione industriale e artigianale, ma anche il rincaro dei costi. Il motivo di questa storica esposizione al rischio di eventi negativi è insito nella rigida specializzazione del nostro Paese, tra i primi al mondo nella trasformazione delle materie prime, ma tra gli ultimi per autonomia produttiva delle fonti energetiche tradizionali. Ovvero, dipendiamo da chi le detiene, le gestisce e impone a suo piacimento forniture e costi. Si capisce allora perché sono di evidente e subordinazione i rapporti con i Paesi da cui dipende la nostra salute produttiva. È chiaro perché siano vincolati alla disponibilità di rifornirci della Russia, del mondo arabo e di chiunque dispone di gas, petrolio e derivati e perché non possiamo contrastarli? Il pieno di metano, di gasolio, di benzina, ha subìto impennate insostenibili dei prezzi al consumo, il comparto industriale paga perciò conti salatissimi, diramazioni minori della produzione rischiano il default, la chiusura. Per capire a cosa andiamo incontro se non si dovesse tornare alla normalità, è emblematico il caso dei maestri vetrai di Murano, artigiani-artisti delle aziende di una produzione unica la mondo, che per realizzare i loro capolavori si alimentano con il metano.  Colpevole la crisi in atto l’addebito per la fornitura a una fabbrica di dimensioni medio-alte è stato maggiorato di otto volte. Chissà cosa inventeranno i creativi degli spot promozionali per indurre all’acquisto di auto ecologiche alimentate dal metano… Infatti, costa diciotto, diciannove euro il pieno di una Fiat Panda. Prima della crisi dodici, tredici euro. Un’importate azienda emiliana prevede lo stop di un mese, perché impiega l’ammoniaca, che si ricava dal metano, nella produzione dell’additivo usato per abbattere le emissioni delle auto diesel. Principali fruitori italiani di metano sono Fiat, Iveco, Selenia, CNR Istituto Motori, ITR Group, Alenia, Merloni, Ergom, Us Navy, Whirpool. La Bielorussia minaccia di bloccare l’invio di metano all’Europa, con danni incalcolabili per l’inevitabile conseguenza dello shock energetico. La Ue ha deciso di rispondere con dure sanzioni economiche, Angela Merkel prova a mediare con Putin. Il braccio di ferro include nel pericolo anche l’Italia, per un nuovo colpo all’economia appena in via di ripresa dalle ferite alla produzione provocate dalla pandemia.

Tema, liberarsi dal ricatto di Paesi sovranisti, di destra, qual è la Bielorussia, cinica responsabile della tragedia dei migranti respinti, bloccati al confine, esposti al rischio di morire di abbandono: c’è una via alternativa per fare a meno di petrolio e gas, per sfuggire alla dipendenza da arabi e dell’Est? C’è. Coincide con l’obiettivo di salvare la Terra dal pericolo di estinzione, impone di accelerare il completamento della rete di energie ecosostenibili, solari, eoliche, marine, da riciclo. Purtroppo i deludenti vertici mondiali di G20 e Cop26, boicottati da Cina, Russia, India, scoraggiano i buoni propositi, le voci allarmate dei giovani, degli ambientalisti, aprono nuovi varchi alla prospettiva di centrali nucleari sollecitate in Italia da chi non intende sostenere i costi di riconversione degli impianti alimentati da energia inquinante.


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