FARMACI ANTI COVID / ECCO LA ‘FLUVOXAMINA’, NE SCRIVE ‘LANCET’

Ultime sul fronte dei farmaci, già esistenti in commercio e anche a basso costo, in grado di fronteggiare il covid fin dai primi sintomi.

La rivista scientifica ‘The Lancet’, infatti, dà notizie positive di un antidepressivo, la Fluvoxamina, che utilizzata nei pazienti ambulatoriali ad alto rischio covid può ridurre in modo concreto il rischio di ricovero in ospedale.

Da uno studio denominato ‘Togheter’ emergono dati positivi ottenuti su un campione di 741 osservati. I risultati, spiegano gli esperti, rappresentato un “passo importante nella comprensione del ruolo che può avere la fluvoxamina come trattamento per i pazienti ambulatoriali con covid, e nella ricerca di terapie economiche, ampiamente disponibili ed efficaci contro la malattia”.

Sottolinea Edward Mills, docente alla McMaster University e co-ricercatore principale del lavoro: “Identificare terapie poco costose, ampiamente disponibili ed efficaci è quindi di grande importanza, ed è di particolare interesse utilizzare i farmaci esistenti che hanno profili di sicurezza ben precisi”.

La fluvoxamicina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina, attualmente utilizzato per il trattamento di condizioni di salute mentale come depressione e disturbi ossessivo-compulsivi. E’ stato scelto soprattutto per le sue proprietà antinfiammatorie.

Secondo Angela Reiersen, associato di psichiatria alla Washington University di St. Louis e coautrice dello studio, “la fluvoxamina può ridurre la produzione di molecole infiammatorie chiamate citochine, che possono essere innescate dall’infezione da Sars-CoV-2”.

Aggiunge un altro coautore, Gilmar Reis: “Data la sicurezza, la tollerabilità, la facilità d’uso, il basso costo e la disponibilità diffusa del prodotto, questi risultati possono avere un’influenza importante sulle linee guida nazionali e internazionali per la gestione clinica di Covid-19”.

Tutto sta a vedere cosa ne pensano i soloni della medicina a stelle e strisce, nonché le autorità di controllo, come la ‘Food and Drug Administration’ (FDA) e i ‘Centers for Desease Control and Prevention’ (CDC) che in questi mesi ne stanno combinando di tutti i colori, sulla pelle dei cittadini.

La prima, bypassando ogni regola, ha dato l’ok definitivo ai vaccini senza che fossero trascorsi i previsti mesi di sperimentazione, il cui termine era stato stabilito per dicembre 2023. Il CDC, al quale pervengono tutte le segnalazioni avverse ai farmaci, in questo caso ai vaccini, dà letteralmente ‘i numeri’ e ormai ritualmente sottostima le segnalazioni in modo macroscopico.

Alla catena di ostacoli, oggi si aggiunge l’American Medical Association (AMA), molto potente e influente, nonostante rappresenti solo il 12 per cento dei camici bianchi statunitensi. Adesso l’AMA preme sull’acceleratore per contrastare due farmaci che, dopo lunghe battaglie, anche giudiziarie, hanno cominciato ad essere utilizzati come efficace presidio anticovid, ovviamente se assunti al primo manifestarsi dei sintomi. Anche in questo caso si tratta di prodotti molto economici, facilmente reperibili in tutte le farmacie e sicuri. Stiamo parlando dell’invermectina e dell’idrossiclorochina, solitamente usati contro le forme artritiche ma risultati molto efficaci contro il Covid.

Lo ha dimostrato, fin dall’inizio della pandemia, lo storico direttore dell’Ospedale per le Malattie infettive di Marsiglia, Didier Raoult, lo stanno dimostrando da mesi sul campo migliaia di medici in tutto il mondo.

Se ha dichiarato guerra a idrossiclorochina e invermetcina, con un comportamento da vero ‘fascismo sanitario’ – come viene etichettato da non pochi negli States – cosa succederà adesso alla fluvoxamina? Se vengono boicottati farmaci contro l’artrosi, figuriamoci cosa succederà per degli antidepressivi.

Ma il vero problema, per tutti questi farmaci, è proprio nel costo.

Basso, troppo basso per i gusti di Big Pharma. Che non può e non vuole farsi sfuggire il Maxi Business non solo dei vaccini, ormai consolidato, ma anche dei nuovi farmaci sostitutivi che, guarda caso, costeranno 700 dollari a confezione!


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