STATI UNITI / FANNO LA PATRIMONIALE. NOI MAI 

Da noi è ormai un tabù. Negli Stati Uniti, invece, sta per diventare una realtà, e potrebbe rappresentare una delle rarissime iniziative progressiste dell’amministrazione Biden.

Stiamo parlando – udite udite – della patrimoniale, una parola che alle latitudini di casa nostra fa rizzare i capelli in testa. Ricordate quella ‘cosucola’ di cui osò pigolare Enrico Letta qualche mese fa, quell’1 per cento appena di tassa sulle successioni per dare un po’ di respiro ai giovani? Una bazzecola, una autentica pinzellacchera: ma bastò quello per sollevare un pandemonio, uno tsunami di polemiche, la classica tempesta in un bicchier d’acqua.

 

Negli Stati Uniti, invece, un’iniziativa che ha il sapore di una tassa sui patrimoni dei Paperoni può concretamente realizzarsi.

La proposta di una ‘tassa sui capital gains’, anche se non ancora realizzati, è stata infatti appena avanzata dal segretario del Tesoro Usa, Janet Yellen.

Nancy Pelosi. Sopra, la sede del Congresso USA

Lo scopo della tassa è chiaro: riuscire a finanziaria il colossale – e super contestato – piano infrastrutturale varato dall’esecutivo Biden per i prossimi dieci anni, e per il quale occorrono ben 3.500 miliardi di dollari. Una delle leve su cui agire, a questo punto, è anche quella fiscale.

Disco verde all’iniziativa dalla numero uno della Camera, Nancy Pelosi:  “Probabilmente avremo una tassa sul patrimonio”.

La proposta era già all’esame del presidente della commissione finanziaria del Senato, Ron Wyden, che aveva già intrapreso una simile iniziativa, senza successo, nel 2019.

Precisa Yellen: “Non la definirei una tassa sul patrimonio, ma aiuterebbe ad ottenere le plusvalenze, che sono una parte straordinariamente grande dei redditi degli individui più ricchi e che in questo momento sfuggono alle tasse fino a quando non vengono realizzate”.

Dura la reazione dei repubblicani, che fanno muro e accusano i democratici di essere “il partito delle tasse”, il leit motiv che in Italia fa   risuonare ogni momento la Lega di Matteo Salvini per contrastare anche la più pallida idea (come quella di Letta, appunto) di tassare, anzi di sfiorare appena i patrimoni dei ricchi.

Critiche anche dal controverso ‘partito libertario’, guidato da Spike Cohen. “Tutto ciò – osserva – è inconcepibile. Per chi non lo sapesse, un ‘guadagno non realizzato’ è quando qualcosa che possiedi guadagna valore, ma non lo vendi. Quindi, ora devi venderlo, per pagare le tasse. Se implementato, questo sarebbe un atto di guerra contro la classe media”.

Molti, poi, agitano il solito spauracchio, quello della possibile fuga dei capitali all’estero, un più massiccio rifugio nei paradisi fiscali.

Ma Nancy Pelosi, a quanto pare, è decisa ad andare fino in fondo. “Dopo tutto – rammenta – la tassa patrimoniale fa comunque parte del programma dei democratici”.

Una delle poche cose buone in quell’anonimo programma.

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