Povero figlio, si fa per dire. Neppure un penny di mammà

Mettiamo il caso di un figlio scansafatiche, indotto da ricchezza familiare a sfruttarne le risorse per tutelare il suo dolce far niente. Mettiamo che padre e madre abbiano tentato invano di condurlo sulla retta via della laboriosità, che giustifichi il privilegio di figlio di papà e che il rampollo faccia orecchie da mercante per non abbandonare la via dorata dell’ozio a sbafo. Mettiamo che il papà e la mamma, si rechino dal notaio per affidargli le loro volontà post mortem, ispirati dal sano principio che legittima il benessere materiale se procurato con il sudore della fronte; che nella dichiarazione congiunta non compaia come destinatario il nome del ‘figliol tutt’altro che prodigo’: un’ipotetica giuria popolare condannerebbe la saggia decisione? Spera nel ‘no’ chi ritiene che i propri agi si debbano conquistare con merito e non per comoda discendenza. Da questo assunto deriva un corollario, ovvero il giudizio su scelte molto particolari di persone ultra agiate, che destinano l’eredità alla Chiesa, al clero, che con il papato di Francesco prova a scoperchiare la pentola dove ha nascosto per secoli la gestione di enormi ricchezze come fosse pari agli spregiudicati colossi finanziari fiscalmente fuori legge, scoperti a operare con investimenti illegittimi. Il ‘je accuse’ include le donazioni molto più modeste delle pie vecchiette a preti e monache, indotte da fake news sui loro presunti impegni caritatevoli. Di sicuro non fanno difetto le alternative: la solidarietà, che compensa i vuoti istituzionali, è patrimonio dell’umanità, senza il quale i diseredati del mondo sarebbero abbandonati a sé stessi. Solo qualche esempio: Emergency, Medici Senza Frontiere, la Fao, l’Unicef…

Questo ampio prologo introduce la sorprendente decisione di Doreen Lofthouse di lasciare in eredità 41 milioni di sterline ai poveri, a un ente di beneficienza e neppure un penny al figlio. La signora inglese, farmacista, titolare di Fisherman’s friend, mega azienda che produce caramelle, è la geniale protagonista del successo mondiale dell’azienda e ha sempre dimostrato grande attenzione per la sua cittadina, dove ha investito milioni di sterline per lo sviluppo, ad esempio per il potenziamento dell’ospedale cittadino. La signora Lofthouse ha gratificato generosamente domestici, segretarie e giardinieri con un lascito di 300mila sterline. Solo il figlio è stato escluso dalle ultime volontà, quasi certamente perché predestinato a proseguire nel percorso dell’opulenza alla guida della società. Morale della ‘favola’: sconcerta indagare su cosa spinge i ricchi nababbi della Terra, i Trump, i miliardari di Amazon, Facebook, Alibaba, i Berlusconi, a sgomitare per aumentare a dismisura i rispettivi patrimoni, tesori che una volta conclusa la loro vita non prolungheranno agi e privilegi goduti da vivi, come insegna magistralmente ‘A livella’, la poesia di Totò sull’eguaglianza tra morti ricchi e poveri, tra noti e anonimi. Ma poi: in questa frazione del nostro tempo che minaccia l’umanità con la pandemia Covid e specialmente le povertà, è utopia chiedere ai giganti detentori di immense ricchezze di stornare una quota delle programmate eredità per salvare intere popolazioni decimate da malattie, fame, dimenticate marginalità?


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