GESTIONE COVID / IN AUMENTO NEVROTICI E PARANOICI

Ossessivi, nevrotici, paranoici. E’ questa l’impietosa fotografia degli italiani dopo un anno e mezzo di pandemia.

A scattare l’istantanea è uno psichiatra e docente universitario, Adriano Segatori, che in un’intervista rilasciata al sito cattolico di controinformazione “La Nuova Bussola Quotidiana” delinea uno scenario da brividi e punta l’indice contro le folli e allarmistiche politiche governative di questi mesi.

Ecco le sue principali valutazioni.

“La gestione pessima del covid, le restrizioni, gli allarmi a senso unico e le misure discriminatorie in questi quasi due anni, stanno provocando conseguenze. Vedo l’aumento di nevrosi gravi che riguardano gli aspetti fobico ossessivi da parte di tutti quelli che ormai hanno paura di qualsiasi contatto o avvicinamento”.

“L’eccessiva ossessione per la pulizia delle superfici che si toccano ad esempio, che travalica la normalità. E la paura di toccare anche solo con la mano l’altro o il sentirsi a disagio se si è senza mascherina o si incontra una persona senza mascherina, è una nevrosi. Ci sono elementi che mi fanno sospettare una patologia ossessiva incipiente. Poi ci sono i comportamenti relazionali deteriorati”.

“Questo lo percepisco a livello di atmosfera che ci circonda. Il rischio è che la gente non sia in grado di confrontarsi con la realtà. Basta un elemento che metta in dubbio una qualunque affermazione legata alla gestione della pandemia e la risposta è: ‘non è vero’, ‘non voglio sentire queste cose’. Ciò significa la negazione della realtà: o meglio la negazione del dubbio su una data realtà è il classico meccanismo di tipo paranoico. Per il paranoico il problema non riguarda lui, riguarda gli altri. E’ succube di due tendenze: la negazione del dubbio e l’angoscia personale che ha il sopravvento sulla razionalità”.

“In questi mesi, tramite un sistema informativo mediatico unificato e dogmatico, siamo stati investiti da fortissime emozioni e la nostra parte emotiva è stata sollecitata appositamente per ampliare la negazione del dubbio. Prendiamo il caso del filosofo Agamben: è rimasto vittima di una vera e propria persecuzione intellettuale per aver ragionato su dati Istat o dell’Istituto Superiore di Sanità. L’informazione unificata e martellante non ci fa ragionare su certi fatti che ci scivolano via: ci siamo dimenticati ad esempio che i verbali del Comitato Tecnico Scientifico sono stati secretati per tempo per evitare problemi di ordine pubblico? E’ un’ammissione di Conte”.

“Queste cose sono sospette, la negazione del dubbio ci blocca. Ma il processo non è finito. Leggo che il Viminale ha dato ordine agli agenti di polizia di procedere alle vaccinazioni, ma non di esprimere dubbi sul vaccino. Il dubbio sta diventando reato. C’è chi reagisce con rabbia e chi invece si chiede: ‘Ma se la maggioranza si comporta così, allora avrà delle ragioni’. E così si entra nella spirale del senso di colpa: ‘Forse ho torto io’”.

“Se non posso dubitare, mi convinco di essere nel torto non perché sto riconoscendo di sbagliare, ma perché vengo indotto con la forza”.

“Tutto ciò porta a due strade: o ti senti sbagliato e sei succube, o ti senti perseguitato e allora ti ribelli. Da questo binario non esci fuori. Fermo restando la variante ricattatoria. Faccio un esempio: mia moglie è cardiologa, ha subìto il vaccino sotto una forma fortissima di ricatto”.

“Sapete cosa ancora ci salva? Il dubbio. Il dubbio ha una potenza salvifica. Prediamo il caso delle ferrovie. Se devo fare 30 chilometri tra due regioni con il Frecciarossa devo fare il pass; se devo percorrere 80 chilometri nella stessa regione, no. Come diceva Lubrano: la domanda sorge spontanea. E la risposta è che questa misura non ha alcun senso”.

“Una delle tecniche utilizzate nei campi di concentramento erano gli obblighi paradossali: costringo il detenuto a fare 20 chilometri, scavare una buca, poi percorrere pochi metri, scavare un’altra buca e coprire la prima buca con la seconda. Non serve a niente, se non a piegare la volontà. E’ la tecnica di sottomissione straordinaria”.

“Un altro esempio facile facile? Basta andare in un bar: la differenza la fa se ordiniamo al bancone o al tavolino. Anche questa è una tecnica di sottomissione della volontà”.


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