Sì, è la Rai, la Rai-Tv

Non amo intrufolarmi nei numeri degli ascolti Tv, che significano molto in chiave di ritorno pubblicitario e poco se indagati con occhiali bifocali in grado di leggere la qualità e la corrispondenza con gli interessi di telespettatori esigenti. Mi fermo ai palinsesti della Rai, con la premessa che se Viale Mazzini, quando operava in regime pubblico di monopolio avesse orientato il suo ruolo per la conquista degli  utenti di buono e medio livello culturale, di fedeltà all’informazione corretta, avrebbe evitato di inseguire affannosamente le Tv commerciali, gli ascolti che favoriscono contratti pubblicitari multimilionari, concessi alla programmazione di fiction tipo ‘Grand Hotel’, a talk show ‘rissa’, quiz idioti, salotti all’insegna del gossip, film di terzo e quarto livello qualitativo, telefilm poliziesco-gialli (genere che salvano solo le serie di Miss Murple e del tenente Colombo), sceneggiati iper commerciali spagnoli, tedeschi, sudamericani di modesta fattura, ‘trentamillesime’ puntate di storiche fiction made in Usa, programmi di intrattenimento d’importazione,  rimestamenti di vecchie proposte Rai tirate fuori dalle teche perché gratuite e spazzatura imposta nei mesi estivi. Colpevole imprevidenza, da spingere in toto nel vuoto, dall’alto della rupe Tarpea? Il sì sarebbe una condanna ingiusta per il poco, ma davvero buono, che si salva dal pollice verso. Ci vorrebbe lo spazio di un ampio saggio per analizzare compiutamente i meriti, che quasi in esclusiva sono appannaggio della terza rete Rai. E allora la scelta è di segnalare alcuni segmenti di eccellenza: il coraggioso esempio di giornalismo d’inchiesta di Report e Presa diretta, l’intelligente caleidoscopio che Fazio propone da anni e non invecchia mai, Geo, Kilimangiaro. Appena a ridosso dell’assoluto capolavoro d’ingegnosità televisiva qual è ‘Blob’, una serie di perfetti ‘riempitivi’ precedono ‘Un posto al sole’, programma di genere credibile per qualità della sceneggiatura e professionalità degli interpreti. La fiction si avvale di straordinari traini, di storie firmate da ‘Pif, Iannaccone (‘Che ci faccio qui’), di intelligenti parentesi dello spettacolo come ‘Via dei Matti’ di Bollani, ‘Che succede’ di Geppi Cucciari, ‘Per un pugno di libri’. Mentre l’autopromozione delle reti Rai annuncia il ritorno stagionale del vecchiume stantio di ‘I fatti vostri’, orge culinarie, la decimillesima replica della  sempiterna ‘Domenica In’, ‘L’ospite misterioso’, ‘La vita in diretta’ (misto di sala stampa della Questura, aula di tribunale e incursioni nella privacy della famiglia reale inglese), Rai Tre dà vita al secondo round di un programma che per qualità e ampiezza di interessi sembra estraneo alla sbiadita programmazione di Saxa Rubra. ‘Ricomincio da tre’, condotto con garbo e appassionata competenza da Stefano Massini Andrea Delogu, è la prova più convincente di grande televisione possibile, di felice connessione con il mondo del teatro.  Si farebbe torto a tanti ospiti eccellenti citare solo alcuni, ma della puntata di sabato scorso, perfetta, è d’obbligo fare eccezione per Mimmo Borrelli (nella foto), fantastico attore napoletano e il suo coinvolgente monologo, che non consente neppure un secondo di distrazione, per non perdere il fascino dell’uso teatrale del corpo, non una sequenza ritmica di suoni onomatopeici. (La puntata è su Rai Play, Mimmo Borrelli anche su You Tube).


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