Napoli, ore 12 e 01: no a quattro liste della destra

Non dovrebbe, ma può accadere che persone in confidenza con la storia estraggano dal contesto del disastroso Ventennio le poche cose salvabili promosse da Mussolini con il chiaro intento di plagiare settori della società e mascherare con qualche opera di architettura monumentale, celebrativa del regime, gli orrori del fascismo. Può capitare e non è il male peggiore di questa visione illecitamente buonista. Altro è la scoperta di politici della Lega o di Fratelli d’Italia, di soggetti della destra estrema, che impunemente infrangono il disposto della Costituzione e di una legge dello Stato con comportamenti espliciti di apologia del fascismo. E sono uomini di governo, della maggioranza Draghi. Sindaci, esponenti di associazioni apertamente derivati dal regime della dittatura abbattuta dall’antifascismo, purtroppo non definitivamente.

Dall’attualità: il presidente del consiglio impedisce che Andrea De Pasquale, responsabile dell’Archivio Centrale dello Stato guidi il comitato per la desecretazione degli atti sulle stragi (addebitate a terroristi di destra). A motivare la decisione di Draghi i ripetuti attestati di stime di De Pasquale per il fascista Pino Rauti (i suoi accoliti furono sono coinvolti nella strategia della tensione). Torna ora alla ribalta il caso dell’ex assessore leghista di Voghera Adriatici, ex sovrintendente di polizia, che dopo averlo pedinato uccise con premeditazione il marocchino Youns El Boussetaoui, mentre era caduto in terra. I proiettili, che come è stato accertato sono partiti dalla Beretta di Adriatici, sono noti come dum-dum, vietati dalla legge per uso personale, proibiti dalla Comunità europea, che una volta arrivati a bersaglio si aprono e provocano ferite devastanti. L’atteggiamento da giustiziere con risvolti razzisti, tipici dei nostalgici del Ventennio, a suo tempo ebbe il conforto della giustificazione di Salvini. I due ‘casi di giornata’, sono solo i terminali di una corposa serie, con denominatore comune il rigurgito fascista. Di pochi giorni fa l’exploit mussoliniano di un sottosegretario della Lega che ha proposto di dedicare al fratello del duce il parco pubblico di Latina intitolato a Falcone e Borsellino.

Il raffazzonato,  solo presunto efficientismo del Nord, rivendicato dalla Lega, subisce un sonoro ceffone a Napoli, dove una lista di sostegno al candidato della destra Maresca, è stata esclusa, perché presentata fuori tempo massino. Certo, un solo minuto dopo il termine previsto, ma la protesta di Salvini contro una disposizione tassativa, non rispettata, ha il sapore di piagnucolosa lagnanza. Maresca e i suoi mancati partner elettorali si arrampicano sugli specchi con la litania “esclusi per un solo minuto di ritardo”, annunciano ricorsi e provano a far dimenticare che il candidato anti Manfredi, ex magistrato, dovrebbe per primo accettare il rispetto di regole erga omnes.

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