PATRIMONIALE / UNA VIA PER USCIRE DALLA CRISI, SECONDO LA SPD TEDESCA

Patrimoniale, la parola tabù. La bestemmia che nessuno può pronunciare, il letale virus che rischia di ammazzare – stavolta sì – il Belpaese.

Mesi fa il segretario del Pd Enrico Letta, uno che più moderato non si può, osò pigolare di una micro tassa di successione dell’1 per cento per favorire i giovani. Apriti cielo, neanche avesse sventolato il Das Kapital.

Chissà mai perché, ora, la SPD in Germania, in cima al suo programma elettorale, come ricetta per uscire dalla crisi del Covid, propone un aumento dell’aliquota per i redditi più alti e un’imposta dell’1 per cento sui patrimoni dei super ricchi.

In Germania, però, il cielo non s’è aperto, né squarciato. Eppure i socialdemocratici tedeschi non sono certo dei bolscevichi e neanche loro sbandierano il Capitale del loro connazionale Karl Marx.

La proposta arriva direttamente dall’attuale ministro delle Finanze e candidato cancelliere per la SPD, Olaf Scholz.

Olaf Scholz

A questo punto penserete che una tale, rivoluzionaria proposta abbia fatto perdere consensi a Scholz, fiondandolo in picchiata nei sondaggi per il prossimo voto.

E invece no: è successo esattamente il contrario, a dimostrazione che i cittadini-elettorali non di rado sono capaci di pensare con la loro testa. E azionare le dovute dosi di fosforo.

L’ultimo sondaggio, infatti, ha avuto un esito del tutto imprevisto e imprevedibile: l’SPD balza al 23 per cento, attestandosi al primo posto tra le forze politiche del Paese e quindi superando in tromba la storica roccaforte conservatrice CDU e gli stessi Verdi che guardano al rinnovamento. Cdu e Verdi sono appaiati alle spalle dei socialdemocratici, con un 23 per cento a testa.

Un programma non poco articolato, quello della Spd, per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia. La strada dell’austerity sarebbe del tutto sbagliata. Chi intende praticarla mette a repentaglio il futuro del Paese e vuole tagliare il welfare state. Servono invece massicci investimenti “serve una crescita – sostengono – che però da sola non basterà per uscire dalla crisi se vengono concesse agevolazioni fiscali per chi ha redditi molto alti o realizzata profitti molto elevati”.

Ecco quindi le due proposte cardine: una decisa riforma fiscale e una nuova imposta patrimoniale.

Vediamo con ordine. Sul primo fronte, i costi della pandemia “non devono comportare un onere fiscale aggiuntivo per la maggioranza dei cittadini già in forte difficoltà. Al contrario: vogliamo abbassare le tasse per la maggioranza”.

In tal modo, Scholz propone una riforma dell’imposta sul reddito (la nostra Irpef) che abbassi le aliquote per i guadagni medio-bassi e al contrario preveda un aumento per il 5 per cento più ricco della popolazione. Più in dettaglio, nel programma viene fatto cenno ad un incremento di aliquota pari al 3 per cento da applicare alle coppie sposate con un imponibile superiore ai 500 mila euro annui.

Passiamo alla seconda proposta, che ha suscito un vespaio e scatenato le ire di conservatori (Cdu) e liberali (Fdp). “Vogliamo far tornare in vigore l’imposta sul patrimonio, anche al fine di migliorare la solidità finanziaria dei Lander”, viene messo nero su bianco nel programma Spd. “Chi ha molta ricchezza deve dare un contributo maggiore al finanziamento della nostra comunità. I dettagli devono essere ancora fissati, ma è chiaro che chi ha grandi fortune può e deve dare un contributo”.

Una precedente proposta di patrimoniale, avanzata un quarto di secolo fa, per la precisione nel 1997, venne bocciata dalla Consulta tedesca.

Ma il candidato cancelliere è ottimista: “Non è poi così difficile fare una legge specifica che tenga conto di tutti i requisiti. Pensiamo – osserva Scholz – che in Svizzera una legge simile esiste e anche in Gran Bretagna c’è una patrimoniale sulle imprese”.

L’esponente della Spd etichetta come “immorali” le posizioni di conservatori e liberali, i quali propongono un taglio generalizzato degli oneri fiscali. I Verdi e Die Linke, dal canto loro, si dichiarano d’accordo per una riforma fiscale ancora più progressiva e per la re-introduzione della patrimoniale.

Friederick Merz

Friederick Merz, aspirante ministro delle Finanze per la Cdu, taglia corto: “Abbiamo già la Grundsteuer”, ossia la tassa sugli immobili che colpisce la prima casa.

E l’attuale ministro delle Finanze nel governo di coalizione, proprio Scholz, rilancia, mettendo sul piatto un’altra proposta: quella circa l’innalzamento del salario minimo orario, portandolo a 12 euro. Un’altra idea che non va giù sia ai conservatori che ai liberali.

E dai noi cosa succede? Esattamente il contrario.

La riforma del fisco, che stando alla road map delle riforme indicata nel Recovery Plandoveva approdare in Parlamento entro il 31 luglio, è ferma al palo.

Non parliamo della patrimoniale: le commissioni parlamentari, infatti, hanno eliminato del tutto la patrimoniale – quella parola maledetta – dal loro documento di indirizzo, mentre invece il tema veniva citato nelle bozze precedenti.

Il sempre terreo ministro del Tesoro e fedelissimo di Mario Draghi, ossia Daniele Franco, ha voluto rassicurare tutti e ha detto che “l’argomento non è sul tavolo”.

La stessa micro proposta avanzata a maggio da Letta sull’ipotesi di impercettibile aumento della tassa di successione è finita in soffitta, stroncata sul nascere da Draghi in persona: “non è il momento di prendere soldi dagli italiani”.

Quanto all’aumento del salario minimo neanche a parlarne, peggio che andar di notte.

E la crisi? Basta il green pass!


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