INVERMECTINA / MESSA AL BANDO DALLA FOOD AND DRUG ADMINISTRATION

La ‘Food and Drug Administration’ è ormai entrata nel pallone.

Dopo la clamorosa e repentina approvazione in via definitiva del vaccino Pfizer anti covid, bruciando tutti i tempi e bypassando in modo incredibile norme & scienza, ora – non contenta – si scaglia contro le cure e i farmaci che, invece, sono l’unico solido baluardo terapeutico contro il coronavirus, se assunti in modo tempestivo, cioè al primo insorgere dei sintomi.

Nel mirino, adesso, c’è l’invermectina. In un tweet del 21 agosto, l’ineffabile FDA scrive: “Non siete cavalli. Non siete mucche. Seriamente, a tutti. Smettetela”.

Ai confini della realtà.

Poche, lapidarie parole per liquidare un farmaco che, invece, sta fornendo ottime performance sul fronte anti covid in tutti i paesi del mondo.

Parte lancia in resta ‘il Fatto quotidiano’: “Per alcuni mesi – nella frenetica ricerca di una terapia contro Covid – si è ipotizzato che l’invermectina potesse essere un’arma contro la malattia scatenata da Sars-CoV-2. Ipotesi e studi non hanno trovato la conferma scientifica necessaria. Adesso contro questo antiparassitario – già sconsigliato da EMA a fine dello scorso marzo – si è scatenata in maniera forte e inusuale la FDA”.

Prosegue il Fatto: “A rincarare la dose dopo l’appello dell’FDA anche i Centers for Desease Control and Prevention (Cdc), che hanno segnalato che i casi di avvelenamento da invermectina negli Usa sono quintuplicati rispetto a prima della pandemia”.

Prosegue il j’accuse del quotidiano diretto da Marco Travaglio: “L’invermectina fa parte di una serie di farmaci per cui non ci sono prove di efficacia contro il Covid, ma che vengono spesso citati da non vax e cospirazionisti come possibile terapia, oltretutto domiciliare, in contrapposizione ai vaccini. Fa parte di questa famiglia anche la colchicina, un antinfiammatorio, per il quale secondo le linee guida dei Cdc non ci sono prove di efficacia per i pazienti non ricoverati; e la più famosa clorochina o idrossiclorochina, invece già bocciata dopo essere stata sponsorizzata anche all’ex presidente Donald Trump”.

Haruo Ozaki

Sono dei fessi o dei cospirazionisti, a questo punto, scienziati del calibro di un premio Nobel come Luc Montagnier, di un quasi Nobel come Giulio Tarro (per due volte è entrato nella cinquina) e di un pioniere nel campo delle malattie infettive come il francese Didier Rauolt che sostengono l’importanza strategica di cure e farmaci per fronteggiare il covid?

 

 

L’ultima conferma, a livello internazionale, sull’efficacia di queste “fantomatiche cure domiciliari” – come le etichetta il Fatto – ed in particolare dell’invermectina, arriva dal Giappone.

Il presidente della ‘Tokyo Medical Association’, Haruo Ozaki, infatti, ha appena documentato gli strepitosi risultati ottenuti con l’uso dell’invermectina quale farmaco anti covid e ha caldamente raccomandato tutti i medici giapponesi di usarla in modo ‘immediato’, al primo segnale dell’infezione. Ozaki, nel corso di una conferenza stampa, ha fornito tutta la documentazione circa i risultati e ha anche citato il caso di molte nazioni africane che stanno fronteggiando con successo la pandemia facendo massiccio ricorso all’invermectina.

Cliccando sul link in basso potete leggere un articolo, pubblicato sul sito ‘LifeSiteNews’, circa l’appello di Ozaki.

 

 

LINK

https://www.lifesitenews.com/news/breaking-japanese-medical-association-chairman-tells-doctors-to-prescribe-ivermectin-for-covid/

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