Disarmo nucleare: necessari nuovi accordi

13mila testate atomiche, di cui 4mila operative, in mano prevalentemente a Russia e Stati Uniti, mettono a rischio la sicurezza internazionale. A cinquant’anni dalla firma del Trattato di non proliferazione si vaga nell’incertezza. L’Italia continua a ospitare, nelle basi di Aviano e Ghedi, decine di bombe statunitensi B-61.

 

Il 6 agosto 1945 la città di Hiroshima in Giappone veniva distrutta dalla bomba statunitense denominata “Little boy” e pochi giorni dopo, il 9 agosto, Nagasaki subiva la stessa sorte con “Fat Man”. Iniziava così l’era degli armamenti nucleari, che sarebbero in breve proliferati negli arsenali di vari stati, arrivando nel corso della Guerra Fredda all’astronomica cifra di circa 70mila testate, per lo più in mano a Washington e Mosca.

E questo è avvenuto nonostante fosse poi stato firmato, nel 1968, il Trattato di non proliferazione (Tnp), che richiede ai paesi firmatari d’impegnarsi per il disarmo e per l’uso dell’energia nucleare solo a fini pacifici. Con la fine del bipolarismo, gli arsenali nucleari si sono ridotti per quantità di testate, ma non dal punto di vista qualitativo. La ricerca di una maggiore precisione e potenza, nonché il miglioramento dei vettori, rimangono una politica seguita da tutte le potenze nucleari, come nel caso dei missili ipersonici, altra nuova frontiera della sfida militare.

Oltre 13mila testate continuano a permanere negli arsenali e quasi 4mila di esse sono immediatamente operative, pronte a distruggere il mondo. Consideriamo poi che l’adozione di sistemi d’intelligenza artificiale in questo settore, pur offrendo elevate capacità di analisi ed elaborazione dati, aumenta il rischio di un conflitto, dati i margini di errore e le vulnerabilità delle tecnologie informatiche. Errori che potrebbero causare un conflitto che distruggerebbe l’umanità.

 

 

Appare preoccupante la permanenza dell’opzione nucleare all’interno dei documenti strategici delle grandi potenze e anche della Nato, che ne ha recentemente ribadito l’importanza, affermando «l’impegno a mantenere un mix appropriato di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica per la deterrenza e la difesa» (comunicato del Consiglio Nord Atlantico, Bruxelles 14 giugno 2021).

La quarta riunione ministeriale dell’Iniziativa di Stoccolma per il disarmo nucleare (Madrid, luglio 2021) ha visto i tre copresidenti (i ministri degli esteri di Germania, Spagna e Norvegia, Heiko Maas, Arancha Galez Laya e Anne Linde) lanciare un pubblico appello per ridurre in quantità apprezzabile il numero di testate e per «una nuova generazione di accordi sul controllo degli armamenti» strategici. Il ministro tedesco Maas ha dichiarato che «dobbiamo costruire su questo ora, attraverso passi chiari con cui gli Stati dotati di armi nucleari adempiono al loro obbligo e responsabilità di disarmare».

Come si può notare, anche paesi alleati Nato e filooccidentali richiedono a gran voce un cambio di passo decisivo per il disarmo nucleare, visto che dopo mezzo secolo dalla firma del Tnp l’obiettivo finale è ancora lontano ed imprecisato nei tempi. Non è un caso che da parte di oltre 120 paesi, stanchi delle lentezze e delle ambiguità delle potenze nucleari, sia stato poi approvato all’Onu nel 2017 il Tpnw, Trattato sulla proibizione di armamenti nucleari (Treaty on the prohibition of nuclear weapons), che prevede un disarmo nucleare immediato da parte degli aderenti.

Il Tpnw, entrato in vigore quest’anno, purtroppo, vede l’assenza tra i firmatari anche dell’Italia, peraltro firmataria del TNP, ma che ospita in Italia (basi di Aviano e Ghedi) decine di testate di bombe statunitensi B-61, destinate ad un’eventuale guerra tattica di teatro, da combattere in Europa, cioè a casa nostra. Questa dotazione di bombe B-61 presso alcuni paesi europei è uno dei motivi ostativi a un dialogo con Mosca, la quale procede anch’essa nel rinnovo del proprio arsenale nucleare.

È necessario che i colloqui e le trattative tra le potenze nucleari, in particolare tra Stati Uniti e Russia, riprendano dopo un lungo periodo di silenzio. Altrettanto importante è che il governo italiano, anche con il sostegno della società civile, avvii un’azione il più possibile condivisa per impedire un’accettazione passiva della realtà degli arsenali nucleari, che costituiscono una grave minaccia alla sicurezza internazionale.

 

Testate nucleari nel mondo
(stime maggio 2021 – Fonte: Federation of american scientists) 

Nazione Strategico 

schierato

Distribuito 

non strategico

Riserva/Non

distribuito

Scorta 

militare

Inventario 

totale 

           
Russia 1.600 0 2.897 4.497 6.257
USA 1.700 100 2.000 3.800 5.550
Francia 280 n/d 10 290 290
Cina 0 ? 350 350 350
GB 120 n/d 105 225 225
Israele 0 n/d 90 90 90
Pakistan 0 n/d 165 165 165
India 0 n/d 160 160 160
Corea del Nord 0 n/d 45 45 45
Totale ~3,700 ~100 ~5.820 ~9.600 ~13.100

 

Legenda: ~ = circa; n/d = dati non disponibili; ? = dati ignoti

Come leggere questa tabella:
Le “testate strategiche schierate” sono quelle schierate sui missili intercontinentali e nelle basi dei bombardieri pesanti.
Le “testate non strategiche schierate” sono quelle schierate su basi con sistemi di lancio operativi a corto raggio.
Le testate “di riserva/non schierate” sono quelle non schierate sui lanciatori e in deposito (le armi nelle basi dei bombardieri sono considerate schierate).
La “scorta militare” comprende testate attive e inattive che sono sotto la custodia dei militari e destinate all’uso da parte dei vettori.
L’”inventario totale” include testate nella scorta militare e testate ritirate, ma ancora intatte, in coda per lo smantellamento.

 

 

FONTE

articolo di Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmp

per

NIGRIZIA


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