CYBER POLIGON / ECCO LA PROSSIMA GRANDE GUERRA INFORMATICA

La simulazione della prossima Grande Guerra Informatica.

Verrà organizzata, il prossimo 9 luglio, da ‘Cyber Poligon’, con la fondamentale collaborazione del ‘World Economic Forum’ presieduto da Klaus Schwab, da giovane un colonnello delle SS.

Ricordate l’Event-201, ossia la simulazione di una pandemia globale che si svolse il 18 ottobre 2019, a tre mesi dall’irruzione del Covid-19 sulla scena mondiale?

Anche in quel caso a promuovere la colossale iniziativa fu il World Economic Forum, insieme alla ‘Bill & Melinda Gates Foundation’ e al ‘Johns Hopkins Center for Health Security’.

Klaus Schwab

Ebbene, adesso siamo ad un perfetto remake, perchè il ‘Cyber Poligon’ concede il bis, dal momento che è ormai arrivato il tempo delle maxi guerre informatiche, come del resto ha fatto intendere (non senza minacciare gravi ritorsioni, come se non bastassero le sanzioni già in essere) Joe Biden al rivale russo Vladimir Putin nell’incontro che si è svolto a Ginevra il 16 giugno.

Ma vediamo meglio le tessere del mosaico.

 

 

 

UNO DEGLI OBIETTIVI-BASE DEL ‘GREAT RESET’

Il 9 luglio i grandi esperti a livello internazionale si troveranno ad affrontare uno dei temi fondamentali e molto cari al WEF, quello dei futuri rischi della digitalizzazione e, di conseguenza, lo sviluppo delle best practice per uno sviluppo sicuro degli ecosistemi digitali.

Del resto, si tratta di uno dei temi che sono alla base del ‘Great Reset’, il super programma che – nelle intenzioni di Schwab & C. – dovrà caratterizzare il futuro post pandemico di tutta l’umanità. Su questo versante, potete leggere l’articolo in basso, cliccando sul link.

Accanto a ciò, nel corso del Cyber Poligon si svolgerà una vera e propria esercitazione in cui si tenterà di mitigare le conseguenze di un maxi attacco informatico, mirato soprattutto a colpire le principali reti di approvvigionamento: quindi energia, telecomunicazioni, trasporti, banche, distribuzione alimentare.

Ricco il parterre di ospiti provenienti da tutto il mondo. Per fare solo alcuni nomi, tra i relatori previsti figurano il vicepresidente di IBM Security, Chris McCurdy; il presidente europeo di Mastercard, Mark Barnett; il vice presidente senior di Visa, Matthew Dill; il presidente e Ceo di Cyber Threat Alliance, Michael Daniel; il Ceo di Trend Micro, Eva Chen; il segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock; il direttore Cybercrime sempre di Interpol, Craig Jones.

Ecco cosa dettagliano alcuni addetti ai lavori: “Cyber Poligon è un evento unico sulla sicurezza informatica che combina la più grande formazione tecnica al mondo per i team aziendali e una conferenza online con alti funzionari di organizzazioni internazionali e aziende leader. Ogni anno, la formazione riunisce una vasta gamma di aziende globali e strutture governative mentre il live streaming riunisce spettatori da tutto il mondo”.

Il tema delle cyber wars, del resto, è più bollente che mai. E’ del 3 luglio la notizia di un “colossale attacco ransomware a 200 aziende Usa”. Ecco cosa scrive Ugo Barbàra per l’Agenzia Giornalistica Italia: “Circa 200 aziende statunitensi sono state colpite da un ‘colossale’ attacco ransomware. Lo riferisce la società di cybersicurezza Huntress Labs, citata dalla BBC, secondo cui gli hacker hanno preso di mira Kaseya, una società di Information Technology con sede in Florida, prima di diffondersi attraverso le reti aziendali che utilizzano il suo software. Kaseya ha dichiarato sul proprio sito che sta indagando su un ‘potenziale attacco’. Secondo Huntress Labs dietro l’attacco c’è la banda di ransomware REvil, collegata alla Russia. La US Cybersecurity and Infrastructure Agency ha dichiarato che sta prendendo provvedimenti per fronteggiare l’attacco”.

Così prosegue il dispaccio dell’AGI: “Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite questa settimana ha tenuto il suo primo incontro pubblico formale sulla sicurezza informatica, affrontando la crescente minaccia di attacchi informatici alle infrastrutture chiave dei paesi, una questione di recente sollevata dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden con l’omologo russo Vladimir Putin. Diversi membri del Consiglio di sicurezza hanno riconosciuto i gravi pericoli posti dalla criminalità informatica, in particolare gli attacchi ransomware a installazioni e aziende chiave. Diverse società statunitensi, tra cui il gruppo informatico SolarWinds, l’oleodotto coloniale e il gigante globale della carne JBS, sono state recentemente prese di mira da attacchi ransomware”.

Vediamo cosa sta succedendo da noi.

 

 

LE CIFRE IN ITALIA

In Italia, nel primo trimestre del 2021 gli attacchi informatici hanno registrato una crescita del 47 per cento rispetto al trimestre precedente, e si sono moltiplicati per sette rispetto al periodo gennaio-marzo 2020.

A sottolinearlo sono i dati del primo rapporto del 2021 sulle minacce informatiche in Italia, elaborato dall’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia.

Sono stati infatti registrati, nei primi tre mesi 2021, 349 eventi, tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy. In particolare, gli attacchi sono cresciuti del 56 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2020.

Per la prima volta, evidenzia il report, i settori più colpiti sono il Software/Hardware, con 98 eventi, quasi quintuplicati rispetto al precedente trimestre. Si tratta di attacchi alle app di messaggistica istantanea, sistemi operativi, piattaforme di videoconferenza, social network e dispositivi utilizzati sia in ambito privato che pubblico. Seguono, poi, il settore Finance (banche, assicurazioni, piattaforme di criptovalute) e la Pubblica Amministrazione. Mentre è in crescita l’interesse degli hacker per il settore Healthcare, particolarmente strategico con la pandemia.

 

 

STATI UNITI UBER ALLES

Ma torniamo sul fronte internazionale e vediamo cosa salta fuori da un fresco rapporto elaborato dall’‘International Institute for Strategic Studies’ che ribalta lo scenario.

Non è certo frutto di complottisti bolscevichi, ma mette in risalto tutta la potenza degli Stati Uniti sul fronte cibernetico, di gran lunga superiore a quella dei tanto odiati russi e cinesi.

Secondo gli esperti dell’Istituto, infatti, Mosca e Pechino non sono in grado di competere sistematicamente con gli Usa. Il rapporto, pubblicato il 28 giugno, si basa su sette parametri base, tra cui leadership globale, strategia e dottrina, capacità offensive e difensive.

Gli Stati Uniti sono la sola potenza cyber di primo livello, “l’unico Paese – viene sottolineato – con una forte impronta globale negli usi sia civili che militari del ciberspazio”.

Al secondo livello vengono collocati Regno Uniti, Australia e Canada, alleati degli Usa, con la Nuova Zelanda, nella coalizione di intelligence nota come ‘Five Eyes’; più Francia e Israele, nazioni non Five Eyes ma dotate di capacità cyber avanzate. Sullo stesso piano anche Russia e Cina, paesi che hanno dato prova di capacità offensive ma che sono molto dietro, rispetto agli Stati Uniti, sul fronte della cybersicurezza e della resilienza.

Stando al rapporto, la Cina è ben posizionata per portarsi al primo livello, ma per colmare il gap ci vorranno almeno dieci anni. Un gap – secondo gli esperti dell’Istituto – dovuto soprattutto al soffocante controllo e condizionamento del Partito-Stato, con negativi impatti sull’innovazione, proprio come accade – rilevano – a livello di fintech, con il caso Jack Ma, il padrone del colosso dell’e-commerce Alibaba.

 

 

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