“Confindustrializzare”, voce di verbo irregolare

Con Vincenzo Boccia presidente, la Confindustria ha conosciuto un interregno di saggezza operativa, un capitolo di produttivo confronto con il mondo del lavoro, una parentesi felice dello storico conflitto impresa-sindacato. Boccia è il figlio di un geniale imprenditore campano, a suo tempo attento a utilizzare gli incentivi per il Mezzogiorno. Trasforma una buona tipografia in un’industria moderna, progetto completato e perfezionato dal figlio che si rapporta con i rappresentanti dei lavoratori da imprenditore illuminato, estraneo, addirittura ostile alla conflittualità sociale. Il pianeta dell’impresa italiana rimedia all’indigesta tregua con la scelta di un successore old style. Pesca nel settore biomedicale l’imprenditore Carlo Bonomi, bocconiano, con alle spalle la guida di Assolombarda, non proprio esempio di un sereno confronto con il sindacato. Bonomi prevale sulla candidatura di Licia Mattioli, che commenta “Sono sorpresa molto più che amareggiata per l’esito del voto… Il mio pensiero costante è per le imprese che lottano per la sopravvivenza ma non posso non chiedermi dove siano finiti i voti dei tantissimi che mi avevano espresso formale sostegno”. Bonomi, dismette il linguaggio di grande equilibrio di Boccia e torna a richiudere il mondo dell’industria nello storico steccato della netta, a tratti aggressiva contrapposizione alle rappresentanze sindacali. Manifesta dispetto e ostilità per le scelte del governo non abbastanza convenienti per il comparto produttivo che rappresenta. Il percorso conservativo del neo presidente si avvale dell’incursione nel mondo dell’informazione, che agli alleati di sempre (quotidiani e Tv di centrodestra) congiunge la voce favorevole del ‘Sole 24 Ore, organo ufficiale della grande finanza e il pool editoriale del Gruppo Gedi-Fiat, che oltre all’ovvio consenso della ‘Stampa’, da sempre portavoce di Agnelli, ingloba il prestigioso ‘la Repubblica. L’ex quotidiano di sinistra ospita un giorno sì e l’altro pure, pubblicità diretta o indiretta della FCA, la linea editoriale svolta destra platealmente (spazi prioritari a salvinismo e alla Meloni) e compensa l’esilio degli storici lettori con l’acquisizione di moderati e simpatizzanti del sovranismo.  La brusca sterzata si ripercuote anche sulle edizioni regionali, che mostrano inedita empatia per i candidati di centro destra alle prossime amministrative e attenzione particolare per il mondo dell’impresa. In cronaca di Napoli, l’ampiezza dello spazio dedicato e la sostanza dei contenuti hanno il chiaro obiettivo di legittimare il violento attacco a De Luca, presidente della Regione portato da Manfellotto, presidente napoletano di  Confindustria: “Arrivano decine di telefonate  a sostegno del numero uno degli industriali di Napoli…degli associati  che si sono stretti attorno a lui” Per riconciliare i lettori  con l’associazione degli imprenditori l’articolo ospita l’ampio commento del vice presidente, che pur allineandosi con la posizione aspramente critica di Manfellotto (“Basta con un uomo solo al comando in regione”) invita a ricucire lo strappo. Ma che bravo. Non spiega però cosa intendesse il suo ‘capo’: forse una moltiplicazione del ruolo, tipo triumvirato o magari un esecutivo in partnership. L’idea, che dire, è un nuovo caso di ‘creatività napoletana’ e perché no, da esportare in tutto il Bel Paese. Mah!!!


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