GLIFOSATO / IL VOLTAFACCIA DELLA FRANCIA

L’incredibile marcia indietro della Francia sull’utilizzo del glifosato, ormai ritenuto nocivo per la salute da una consistente fetta della comunità scientifica e da una valanga di studi e ricerche sul tema. Quel glifosato che, rammentiamolo, si traduce del ‘RoundUp’ prodotto dal colosso farmaceutico tedesco ‘Bayer’, che due anni ha rilevato a botte da miliardi di dollari (67 per la precisione, una cifra record sul fronte delle acquisizioni aziendali) un altro colosso, ‘Monsanto’, numero uno al mondo sul fronte dei pesticidi.

Il presidente, Emmanuel Macròn, aveva infatti proclamato e sbandierato che entro il 2022 il suo Paese sarebbe stato in pratica ‘glifosato free’, soprattutto introducendo una serie di incentivi per gli agricoltori volti a disincentivarne l’uso.

Macchè. Adesso in un documento preparato dalle ‘autorità’ (sic) di ben quattro paesi, e cioè oltre alla Francia anche l’Olanda, la Svezia e l’Ungheria, viene ripristinato il disco verde al glifosato, riaprendo, in sostanza, le porte ad una nuova ri-autorizzazione prevista proprio per la fine del 2022. Vergognoso.

Un bel mix politico, poi, a decidere la nuova rotta. Dalla illuminata Svezia alla apertissima Olanda fino alla ultraconservatrice Ungheria griffata Orban. Nel bel mezzo la Francia di monsieur Macròn, che oggi più che mai, dopo l’ultima batosta alle elezioni amministrative, non sa che pesci pigliare.

A casa nostra, almeno, fervono alcuni studi scientifici che corroborano la ormai consolidata tesi sugli effetti cancerogeni del glifosato usato in agricoltura.

Da segnalare, in modo particolare, quelli condotti all’‘Istituto Ramazzini’ di Bologna. Uno tra i pochissimi, a livello mondiale, a condurre studi per valutare gli effetti dannosi per la salute pubblicati nel portale ‘Gliphosatestudy’: i primi risultati hanno mostrato che il glifosato anche usato in basse dosi, considerate sicure per l’uomo (0,50 mg/kg per chilo di peso corporeo), ha effetti tossici sulla riproduzione.

Spiega la direttrice scientifica del Ramazzini, Fiorella Belpoggi: “Abbiamo pronti i dati che valutano l’interferenza endocrina, l’immunotossicità, la neurotossicità e la genotossicità dell’erbicida sui primi 90 giorni di vita degli animali sperimentali. Vogliamo pubblicare, entro la fine dell’anno, il nostro studio, che rappresenta uno dei due filoni di ricerca che abbiamo in corso, mentre l’altro sulla cancerogenesi ha bisogno di almeno tre anni ancora. Chiediamo un sostegno economico alla società civile, alle Ong, ai consumatori e alle istituzioni affinchè questi dati possano contribuire alla decisione che laUE dovrà prendere nel 2022”. Quella strategica decisione per la quale, adesso, la Francia ha deciso di remare contro, con l’incredibile voltafaccia.

Sottolinea infatti Belpoggi: “Mi ha molto sorpreso la posizione pro-autorizzazione assunta ora dalla Francia. Nel 2017, appena dopo il via libera della UE per 5 anni all’uso del glifosato, scrissi al ministro della Transizione ecologica francese, Nicholas Hulot, e venni ricevuta nel gennaio 2018 dal funzionario che gestiva il dossier glifosato, il quale mi disse in modo molto chiaro che la Francia era favorevole ad una sospensione dell’uso dell’erbicida fino a quando non ci fossero dati certi sulla sua innocuità”.

Di tutte evidenza, le pressioni esercitate da un colosso del calibro di Bayer si fanno sentire – eccome – anche all’Eliseo.

 


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