Invidia per la forza dei gazebo

Ci provano con ammirevole costanza i corvi del malaugurio e si eccitano all’idea di normali difficoltà delle forze politiche opposte alla destra. Glissano con lieve eleganza, ovvio, sulla iattura del work in progress dei neofascisti a guida della borgatara Meloni, che accoglie indiscriminatamente il popolo di fan del ‘ci vuole un dittatore in quest’Italia allo sbando’. Mano leggera anche sulle afflizioni leghiste per inettitudine del valpadano Salvini in calo costante di consensi e pietosa bugia sulla resa senza condizioni del berlusconismo. Schiantato dal niente dei forzitalioti e dal mesto tramonto di ‘meno male che Silvio c’è’ si consegna mani, piedi, testa e annessi al leghismo, costretto alla resa dal fidato ragioniere, che comunica alla prole di don Silvio l’entità del conto in rosso di Forza Italia.

Alla vigilia delle primarie, strumento democratico del Pd per designare i suoi rappresentanti nelle istituzioni, si è levato esultando un coro di voci, di velenosa ironia su presunti flop della partecipazione al voto nei gazebo delle grandi città. Oggi, concretezza e verità smentiscono le cassandre di turno. Pur senza citare numeri strabilianti si rivela la non desueta voglia del centrosinistra di partecipazione dal basso. Meloniani e affini imputano al ‘nemico’ caos interno, che impedirebbe di designare i candidati sindaco di grandi città come Roma o Bologna, Torino. I gazebo smentiscono tempestivamente. A Roma candidato è Gualtieri (45mila votanti), a Bologna Lepore (26mila), a Napoli già da tempo Manfredi. E la destra? Brancola nel buio delle lotte intestine.

Ieri l’Italia ha conquistato la testa della mini classifica del girone A per l’accesso agli ottavi di finale degli Europei. Bell’Italia? Non proprio. Nessuna nazionale al mondo può snobbare un match e Mancini lo ha fatto con gli undici cambi su undici rispetto alla formazione vincente sulla Svizzera. Gli è andata bene, o male? Bene, ma…Nella scelta era mascherata l’intenzione di concludere il girone come secondi, per non incontrare nel futuro prossimo la temuta Ucraina. In margine all’euforia per il terzo successo consecutivo le mie scuse personali: ho citato per errore l’adesione di due giocatori della nostra nazionale al gesto di inginocchiarsi in nome della solidarietà per il Black Livers Matter, contro ogni discriminazione per il colore della pelle. In realtà gli azzurri in ginocchio sono stati cinque, ma comunque solo cinque su undici, defaillance resa più evidente dalla partecipazione in ginocchio di tutta la squadra del Galles. I bravi: Belotti, Bernardeschi, Emerson, Pessina e Toloj. “I giocatori inginocchiati? Ognuno dimostra, attraverso le sue sensibilità, più o meno tangibili, le sue convinzioni”. Parole (gravi) del presidente della Figc Gabriele Gravina


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