‘Vola, colomba bianca vola…’

Del ricco e prestigioso racconto che Wikipedia riserva a Maurizio Maggiani (scrittore, giornalista superpremiato, ex impiegato, venditore di pompe idrauliche, poi letterato) estraggo il titolo di collaboratore del quotidiano confindustriale La Stampa (gruppo Gedi-Fiat) e non a caso perché così è possibile individuare l’elegantissimo livore dedicato alla pagina dei commenti affidati dalla Repubblica (gruppo Gedi-Fiay) a grandi firme. Maggiani, forse con l’ambizione di accrescere il palma res di trofei che espone in bacheca, offre ai lettori (che perseverano nella fedeltà alla testata  nonostante la svolta ‘conservatrice’ del quotidiano: Scalfari quando si dissocierà?) un saggio di qualunquismo, un prodotto a metà tra salace ironia e demolizione a cannonate del canto partigiano, che tre quarti dell’umanità ha fatto sua come inno contro ogni forma di negazione della libertà, come  lotta per la democrazia, riscatto da ideologie razziste, primatiste, contro l’obbrobrio di dittature repressive, come colonna sonora di chi si batte per la giustizia sociale, il lavoro, l’ambiente, l’eguaglianza sociale dei popoli. Con tono perentorio, il Maggiani (è significativamente aggressivo anche il titolo dell’articolo “Giù le mani da Bella ciao”) censura la nobile idea di fare del simbolo della Resistenza al nazifascismo il sonoro del 25 Aprile, data che onora l’Italia riportata nell’alveo della democrazia. In forma di supplica, l’autore del ‘no’ alla proposta dei democratici li prega di togliere le mani da “questa musichetta, questa piccola, romantica, dolcissima canzone”. Musichetta? Canzone romantica? Maggiani, nell’ esternare il suo elevato  parere, deve averlo fatto mentre da un prezioso vinile gli proveniva la calda voce di Nilla Pizzi, di “Vola colomba bianca vola…” e certamente non l’incipit Bella ciao (“Questa mattina, mi son svegliato…e ho trovato l’invasor…”) che Maggiani definisce “quel canto che non è di nessuno, se non di noi, che non abbiamo alcun potere se non di cantare…” Ecco dove si rivela l’intenzione demolitrice della nota in questione. ‘Bella ciao’, che Magioni se ne convinca, non è un pretesto per dilettarsi in esecuzioni personali o in cori di una canzonetta; è il simbolo della forza di propulsione mondiale per resistere alla società dei privilegi, del razzismo, della dittatura, della globalizzazione al servizio del potere finanziario, dell’aggressione alla sopravvivenza del Pianeta.  Il clou della rivolta anti Bella Ciao di Maggiani è rivolto a chi la propone per il 25 aprile: “Avete volpinamente (sic, ndr) escogitato di cooptare, di avocare a voi, l’unica cosa che ancora vive. Per farne che? Quello che la sinistra, quell’ineffabile fantastico resto mortale che voi egregiamente rappresentate dagli alti scanni della Repubblica, ha fatto di tutto ciò che ha toccato e avocato a sé di espressione di popolo, di valore fondante, di liberazione: gli avete succhiato la sostanza, lo avete svuotato e disseccato”.  L’epilogo: “…Non dovrei avercela con voi, lo so che siete brave persone di candidi intenti (qui c’è il clou dell’ironia gratuita di Maggiani), ma con me, che neghittoso e sbadato e nonvolente (?, ndr) ho rinunciato  alla santa battaglia per un nuovo e pertinente e orecchiabile inno nazionale: Volare, oh,oh, cantare oh, oh,oh,oh”.

E perché non ‘Papaveri e papere’ o ancora meglio ‘La vita è un paradiso di bugie…’, per compiere un doppio salto mortale all’indietro, agli anni ’50, quando la Dc dissuadeva a votare i ‘Comunisti. perché mangiano i bambini’.


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