LIBERO

Una cappa nebulosa, nera più dello smog, impedisce di dare con documentata precisione nomi, appartenenza politica e motivazioni del turpe sodalizio, siglato a suon di miliardi e deviazioni dal principio fondamentale della giustizia al di sopra di tutto, tra capi mafia e politici, partiti disposti al peggio per destabilizzare il Paese. Non è interpretabile la legge, che ha in calce la firma di Giovanni Falcone, assassinato dall’ordigno azionato Brusca. Anche il più feroce criminale affiliato alla mafia, se dichiara pentimento e disponibilità a collaborare con la giustizia può evitare l’ergastolo e tornare libero. Perciò non è giuridicamente eccepibile la decisione del tribunale di Milano di scarcerare il boss siciliano, ma è offuscata dalle evidenti omissioni del ‘pentito’, che non ha rivelato quanto veramente sa e in dettaglio sulla letale commistione di Cosa Nostra con i mandanti politici dell’eversione culminata con gli attentati a Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, ad altri magistrati e uomini delle Forze dell’Ordine. Per la magistratura quanto ha confessato il famigerato mafioso, che ordinò anche di uccidere e sciogliere nell’acido il figlio dodicenne di un pentito, giustifica la scarcerazione. In altre parole è stato sufficiente a mutare in libertà la condanna a più di un ergastolo, che avrebbe dovuto scontare. Il giudice Ingroia: “Non è normale che dopo 30 anni la verità sulle stragi sia ancora tenuta ostaggio di reticenze, viltà e menzogne”. Pur di compiere passi in avanti nella lotta alla mafia, a nessuno venne in mente la ‘stranezza’ di un rapido ‘rinsavimento’ di Brusca, che dopo un solo mese dalla cattura iniziò il percorso di collaboratore di giustizia. Con i dovuti distinguo, la sua decisione di svelare fatti e misfatti (ma quanti e quali?) somiglia al principio assolutorio dei cattolici, implicito nell’atto del pentimento rivelato al confessore in cambio dell’assoluzione dai peccati. Mica stupido Brusca: con le rivelazioni concesse ai magistrati sapeva che non sarebbe morto in carcere e così è stato. Il ragionamento è fantagiudiziario? Lo dirà il tempo. Per sgarri di poco conto la mafia non perdona, li vendica con i suoi metodi sbrigativi, a colpi di lupara, di bombe, di esecuzioni plateali. E altro che sgarro se le ‘soffiate’ di Brusca fossero davvero tali da colpire al cuore il sistema mafioso…Dunque, delle due l’una: se quanto svelato è stato utile, non decisivo per un infliggere colpo mortale alla mafia, per Brusca il futuro non sarà facile, ma neppure esposto al pericolo di vendetta dei clan; se invece avesse raccontato quanto manca all’accertamento del sodalizio mafia-politico, con prove inequivocabili su  circostanze, nomi, trattative, patti, corredati da dettagli tali da portare a soluzione i misteri non ancora insoluti, il boss scarcerato dovrebbe poter contare per sempre sulla protezione della polizia per la sicurezza personale.

La libertà di Brusca, limitata per i prossimi quattro anni, ma comunque libertà, è stata accolta con rabbia e incredulità dai familiari delle vittime di Cosa Nostra, a suo tempo indignati per i ‘permessi premio’ di cui ha usufruito ogni 45giorni e sempre senza conseguenze per la sua incolumità. Maria Falcone, fuori dal coro delle contestazioni, si è detta umanamente addolorata, ma consapevole che è stata rispettata la legge, tra l’altro voluta dal fratello: ovvero 45 giorni di sconto della pena ogni sei mesi trascorsi in carcere, beneficio concesso anche ai mafiosi (!!!). Così il sanguinario ‘figlioccio’ di Riina, ha lasciato la cella del carcere di Rebibbia, nonostante il tragico cumulo di delitti commessi. Esecrazione esprimono la vedova del caposcorta di Falcone, una delle vittime di Capaci, Rita Dalla Chiesa, i sopravvissuti della strage, Virginia Raggi, sindaca di Roma e chiunque ritenga ingiustificata la scarcerazione di un feroce assassino qual è Giovanni Brusca.


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