MARTE / LA NASA PUO’ AVERLO CONTAMINATO

Non basta aver finanziato il laboratorio di Wuhan che conduceva le folli ricerche sul coronavirus e all’origine della pandemia. Non sono sufficienti le ricerche svolte in circa 200 laboratori sparsi in mezzo mondo che lavorano alle ‘biologic wars’, con la punta di diamante a Fort Detrick, negli States.

Adesso c’è anche il sospetto che la NASA possa aver contaminato perfino Marte nel corso della missione del ‘Perseverance’ sul Pianeta Rosso!

La clamorosa rivelazione arriva da un affermato scienziato a stelle e strisce, Christhoper Mason, docente alla ‘Weill Cornell Medicine’ che fa capo alla prestigiosa Cornell University.

Mason ha scritto un articolo per la BBC in cui spiega cosa può essere successo.

In sostanza, lo scienziato si chiede se la vita scoperta a Marte possa “aver avuto origine sulla Terra, nei laboratori della NASA”.

A suo parere, uno scenario del genere può essersi verificato nonostante i rigorosi procedimenti di pulizia e sanificazione, e nonostante l’assemblaggio dei veicoli spaziali sia avvenuto in stanze e ambienti asettici e specifici.

I veicoli spaziali, come il rover della NASA, ‘Perseverance’, sono infatti costruiti in camere completamente sterilizzate, con filtri d’aria e rigorose procedure biologiche, spiega Mason, il quale specifica come questi metodi limitano l’invio in missione di batteri, virus o funghi attraverso i macchinari e le apparecchiature.

“Ma è quasi impossibile arrivare a zero biomassa su un veicolo spaziale”, precisa il docente della Cornell. “I microbi sono sulla Terra da miliardi di anni – dettaglia – e sono ovunque. Sono dentro di noi, sui nostri corpi e tutt’intorno a noi. Alcuni possono intrufolarsi anche nella più pulita delle camere bianche”.

Stando agli studi di Mason (due i più recenti), alcuni organismi potrebbero sopravvivere al processo di pulizia e anche al viaggio su Marte. Non solo: perché lo scienziato descrive anche la “velocità con cui le specie microbiche possono crescere nello spazio”.

E infatti scrive: “Si scopre che le camere bianche potrebbero servire come processo di selezione evolutiva per gli insetti più resistenti che poi potrebbero avere maggiori possibilità di sopravvivere ad un viaggio su Marte”.

Sembra, pari pari, la questione delle ‘varianti’ che caratterizza la pandemia da Covid-19: varianti sempre più aggressive e resistenti.

Le camere bianche del ‘Jet Propulsion Laboratory’ della NASA rappresentano il rischio maggiore, poiché sono state trovate tracce di microbi con maggiore resistenza alle radiazioni e agli ambienti freddi.

Mason sottolinea che se questi microbi apparissero su Marte, ciò causerebbe quella che gli esperti chiamano ‘contaminazione diretta’, ossia l’eventualità in cui l’umanità porterebbe qualcosa da un pianeta all’altro, intenzionalmente o meno.

Ma c’è un’altra grossa preoccupazione manifestata da Mason: cioè quella che i microbi possano “provocare il caos” – così scrive – quando arrivano in un nuovo ecosistema, e possono rappresentare anche una grave minaccia per la salute degli astronauti.

 


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