Chi può dia, chi ha bisogno prenda. O no?

Ci assale il sospetto, che la mina innescata da Enrico Letta con la proposta di intaccare (molto lievemente) i patrimoni dei ricchi, per aiutare il futuro dei giovani, sia la combinazione del suo passato prossimo, di rapporti diretti con gli studenti (Francia) e della cognizione dell’assurdo italiano che contrappone con somma ingiustizia crescenti povertà e impennate in su della ricchezza. È chiaro il perché del ‘no’ opposto da Draghi, di cui molti   dimenticano il percorso di manager parallelo al mondo dell’alta finanza e a chi lo rappresenta istituzionalmente e politicamente.

Sono manna culturale le news on line, se prese a giuste dosi, selezionate per non affollare la mente di inutilità, ma soprattutto scremate da bufale, inventate da teste malate di truffaldaggine (Devoto e Oli e Treccani informano che è dizione inesistente, ma pazienza, è certamente efficace per ragionare sui pericoli delle fake new). Oggi Microsoft propone una successione di immagini e note stringatissime sulle dieci famiglie italiane, che dominano il club degli straricchi. È consistente lo stupore per chi non lo frequenta in qualche step della rassegna. Non sorprende la citazione di  Berlusconi, il quale, anziché assistere (magari da uno dei paradisi fiscali dove accumula dollari) all’agonia del partito messo su per ottenere vantaggi in chiaro conflitto d’interessi, tenta terapie impossibili, praticate da fedelissimi, che altrove sarebbero lo zero assoluto (Tajani per fare un nome). Lui è uno dei noti multimilionari che Sherlock Holmes indagherebbe volentieri per scoprire come ha accumulato il patrimonio di 7 milioni di dollari. Che alla testa dei nababbi italici sia stabilmente la famiglia Ferrero (25,2 milioni) non richiede la palla di vetro della zingara, si capisce sommando la marea di spot televisivi dei suoi mille prodotti, Nutella primo inter pares. Anche di Armani si sa molto, protagonista di tante sfilate raccontate da riviste patinate e dalla televisione, di costose sponsorizzazioni (6,6 milioni).  Meno note, per noi del volgo, sono le ricchezze dei Pessina, che impera nel settore farmaceutico (13,4milioni), come gli Aleotti (Menarini 9,5 milioni). Ma chi ha conoscenza della famiglia Rocca, del suo cospicuo ‘tesoretto’ di 4,4 milioni di dollari messi insieme con l’attività del Techint Istituto Clinico Humanitas? O dei Perfetti (Perfetti Van Melle, 5,7 milioni, settore dolciumi)? L’elenco include le famiglie Del Vecchio (ottica / 17,9 milioni di dollari!!!), Bertelli (Prada, 3,2 milioni), De Longhi (elettrodomestici / 3,8 milioni). Sottrarre loro l’1%, come ha suggerito Letta, è forse un’idea eversiva, un prelievo proletario da ‘Potere al Popolo’, un furto autorizzato, o solo una goccia di giustizia sociale nel mare della sperequazione scandalosa ricchi-poveri?

Provate a scommettere, la soluzione è gratis: quanti sono gli italiani con un gruzzolo di almeno un milione di dollari? Mille, diecimila, centomila? Il Boston Consulting Group li ha contati: sono 330mila e in un paio di anni il numero cresce del 20%. Nel 2022 si prevede che saranno 500mila. E i poveri? L’Istat: “Sono 5milioni, 1,8 milioni di famiglie”.


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