WALTER VELTRONI / ALLA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

A 43 anni dall’assassinio di Aldo Moro, Walter Veltroni scopre l’acqua calda.

L’ex segretario del Pd ed sindaco di Roma ha infatti appena partorito “Il caso Moro e la Prima Repubblica”, edito da ‘Solferino’ e per questo anche in edicola con il Corsera.

La sostanza base, riassumibile in poche parole, è che la politica avviata da Moro con Enrico Berlinguer dava fastidio, sia ai russi che agli americani. Quel compromesso storico non si doveva fare.

“Un intero disegno politico durato anni – arguisce Veltroni – va in frantumi distrutto da quelle pallottole”.

L’obiettivo delle Brigate Rosse era di far saltare quel compromesso storico. Un obiettivo che, guarda caso, coincideva con quello di Usa e Urss.

Cogita ed esterna Veltroni ai microfoni di ‘Forrest’, su Rai Radio 1: “Non sono un complottista, non penso che ci sia stata un regia, ma penso che quando Moro è stato rapito dalle Br, le grandi potenze che Moro e Berlinguer avevano sfidato, Stati Uniti e Unione Sovietica, in quel tempo in Guerra Fredda, hanno operato perché Moro morisse, non tornasse”.

Nel libro Veltroni parla del famigerato Comitato di crisi attivato al Viminale dall’allora ministro Francesco Cossiga: un Comitato formato tutto da piduisti e del quale faceva parte anche l’inviato speciale della CIA (e di Henry Kissinger), Steve Pieczenick.

Peccato che la ‘sostanza’ della fatica veltroniana sia stata anticipata in modo ben più dettagliato e documentato da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato quasi 15 anni fa, nel memorabile “Doveva Morire”. Dove, tra l’altro, si scrive abbondantemente di quel Comitato di crisi e del ruolo giocato da Pieczenick.

Sorge spontanea una considerazione. Più volte una delle penne di punta del Corsera, Aldo Cazzullo, ha scritto sul caso Moro. Memorabile una sua intervista a Cossiga, dove non c’è una sola domanda su quel Comitato e sul ruolo svolto dalla CIA, in particolare da Pieczenick.

Come la mette, adesso, Veltroni con Cazzullo e via Solferino?

E come la mette con tutti gli ‘intellettuali’ alla Giuliano Ferrara che hanno vomitato insulti contro chi parlava della manina (o manona) della CIA e rompeva i coglioni con i soliti complotti americani, mentre invece – secondo il fondatore del Foglio – si trattava solo e unicamente di un omicidio delle Brigate Rosse?

E con le simili diagnosi griffate Paolo Mieli, basate sull’unico mostro Br da sbattere in copertina, mentre gli altri sono agnellini e verginelle?

Intanto, la solita mummia Mattarella, nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo, pensoso osserva: “Occorre fare piena luce sugli anni di piombo”.

 


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