Rai: no, non è la BBC e neppure la CNN

Wilma Goich in sincrono con Edoardo Vianello: “Core mio, core mio, la speranza nun costa niente…”. Non costa nulla neppure la speranza di farla franca con una bugia, che sembra verità grazie al fuoco concentrico di big televisivi con l’aureola, a cui non si potrebbe non credere. Ogni dettaglio è noto. Un artista con immenso seguito è tra i quaranta testimoni di solidarietà per il mondo del lavoro devastato dai danni collaterali del coronavirus. Fedez dice cose di sinistra contro l’omofobia dei leghisti (e le numerose prove di ignobile disprezzo per l’omosessualità), contro l’ostracismo parlamentare, che impedisce di rendere operativa la legge sull’omotransfobia, per il duplice veto della Lega e del cattolicesimo bigotto, conservatore, anacronistico. Fedez nel proporre l’indignazione, condivisa da milioni di internauti e da quote consistenti di italiani evoluti, ha rivelato di aver respinto il tentativo della Rai di fargli edulcorare l’intervento con riferimenti e toni garbati nei confronti della Lega e soprattutto di eliminare i nomi dei leghisti che si dichiarano esplicitamente omofobi. In due parole: Fedez ha denunciato il tentativo di impedire il diritto inalienabile alla libertà di pensiero. La Rai si è mostrata perfezionista di ambiguità condita, appunto, da bugie. Contemporaneamente si è scusata (e così lo ha ammesso), ma ha negato il tentativo di censura, praticata dal primo giorno della Tv pubblica. Fedez ha reso nota la telefonata che gli chiedeva di eliminare dal monologo nomi e dichiarazioni dei leghisti. La Rai ha mobilitato i suoi vertici: “Mai censurato alcunché” (e allora, le Kesller, Pasolini, Dario Fo, don Milani, Daniele Luttazzi, vittima dell’editto bulgaro di Berlusconi, il coinvolgimento della politica nelle stragi, i testi di canzoni firmate da Lucio Dalla, le ‘intemperanze’ di Benigni e altre decine di casi?). Per aver man forte l’azienda di Saxa Rubra è ricorsa a due creature con largo seguito, padronanza della dialettica e astuzia di vecchie volpi. Ha chiesto a Fazio e Ranucci (Report e vice direttore Rai3) di negare quanto denunciato. Da antologia i loro ghiribizzi per assolvere l’azienda. Men che mai, il net work pubblico confesserebbe la diffusa prassi dei tanti, che al suo interno fanno rapidamente carriera, se istaurano un rapporto organico con l’azienda, improntato alla molto poco deontologica pratica dell’autocensura, del non disturbare il manovratore, di saltare sul carro del vincitore ad ogni tornata elettorale e partecipare con adeguata remissività alla lottizzazione in corso. Si capisce quanto sia grave aver provato a condizionare Fedez, a svilire il monologo proposto nel contesto di forte denuncia dell’occupazione che non c’è, della tragica ecatombe di operai morti durante il lavoro, del diritto a una legge contro l’odio per discriminazione razziale, etnica, religiosa, contro omosessuali, donne, disabili, che si integra con il pluralismo delle idee, rivendicato appunto da Fedez.

Subito un altro caso, protagonisti i comici Pio e Amedeo (“Felicissima sera”, Mediaset): hanno citato donne, ebrei, neri, omosessuali e li hanno improvvidamente invitati a rivestire di ironia “quelli che vengono considerati normalmente insulti”. Meno male che Fedez c’è. Non succede e invece sarebbe compito operativo della sinistra assumere tra gli obiettivi primari quanto ha pubblicamente denunciato il rapper, che conta su milioni di follower, e operare perché abbiano fine le provocazioni dell’estrema destra, il loro ‘chi se ne frega’, della legge contro i tentativi di rigurgito fascista. La tolleranza? Dà luogo, ecco un caso recentissimo, all’incredibile commento di un giornalista Rai. Ha raccontato così di un raduno di fanatici fascisti, con braccia levate e slogan inneggianti al maledetto Ventennio: li ha lodati per non aver accettato le provocazioni (sic) dell’Associazione Nazionale Partigiani”, che hanno manifestato contro il raduno illegale della destra.


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