La Napoli dei napoletani

La ‘Repubblica’ mi obbliga a tornare sulla lettura di Napoli a firma di Augias. Come definirla…approssimativa, lacunosa, irrispettosa di valori assoluti della città, che come ogni grande metropoli ha i suoi angoli grigi. Il più sfruttato dai media è il vulnus della micro e macro criminalità, che da sempre nutre la fantasia di giornalisti, scrittori, cineasti, si avvale di una letteratura tutta in negativo e nel tempo si è consolidata, pescando negli archivi di quotidiani e periodici ha agevolato il compito dei ‘narratori’, li ha distratti da fenomeni analoghi, spesso più ‘cruenti’ che abitano tutte le marginalità sociali di New York,  Parigi, di Milano, dove in forme variabili fanno anche più danni, come la corruzione e il tangentismo. Per generosità meridionale trascuriamo i livelli di criminalità statisticamente a prevalenza nordista, degli omicidi, delle violenze contro mogli, compagne, fidanzate, la tragedia di genitori vittime dei figli, del razzismo. Ieri sera, in chiusura di programmi, Sky Arte ha offerto ai suoi abbonati un capolavoro, la video narrazione della Napoli sotterranea, un’inchiesta di rara efficacia, di strepitoso intreccio tra rigore scientifico, qualità del testo, affidato a un giovane, irreprensibile autore inglese, documentazione ineccepibile e rispettosa ammirazione per Napoli. Il programma, per la perfezione del racconto, la bellezza delle immagini e l’arricchimento culturale, che offre ha il titolo di  “Sacra bellezza, storie di sante reliquie”. Il consiglio per gli utenti di Sky è di trarlo fuori dalla videoteca del network con l’aiuto di ‘on demand’. Questa premessa invita a chiedersi come mai un documentario ideato e prodotto all’estero dimostri qualità narrative di altissimo profilo e un prodotto della Rai, con oggetto Napoli, una delle città del mondo più amate per mille ragioni, subisca l’oltraggio di una rappresentazione distorta, caotica, a tratti offensiva. L’autore, sollecitato dalla redazione, sicuramente destinataria di proteste e contestazioni (ignorate dalle sue pagine), ottiene lo spazio per un’autodifesa assolutoria, offensiva dei napoletani che hanno giudicato la proposta televisiva su Napoli di “Città segrete” uno sgarbo ingiustificato. Per non infierire, ma anche in opposizione alla scusante di aver riservato spazio intollerabile a Cutolo e alla camorra, perfino a interviste non commentate rilasciate da tifosi del capoclan, dico che non cambia di una virgola il giudizio (sorvoliamo sul folcloristico inserto ‘Maradona’, altrettanto invasivo) se l’autore ricorda di aver citato nella puntata su Milano il delitto Ambrosoli e il Pio Albergo Trivulzio. L’incipit dell’articolo-arringa dell’autore peggiora, non di poco, la condanna unanime del programma, che si tenta di compensare con la citazione di un giudizio favorevole, mentre si finge di ignorare le migliaia di commenti indignati (“rumorosa suscettibilità!”). Scrive l’autore del programma: “Credo che la rumorosa suscettibilità (ecco la maligna ironia, ndr) di alcuni napoletani (quelli da me ricevuti sono di intellettuali e comunque di napoletani colti, non di alcuni ultras di Partenope, ndr) davanti a una visione critica della loro splendida città afflitta da molti mali sia un ostacolo serio al suo miglioramento”. Il vero ostacolo? Sono la supponenza e l’insopportabile dimensione dei pregiudizi, a cui non è estranea l’invidia. Da napoletani ci va di chiudere questo sgradevole confronto-scontro con un invito ai napoletani che lo hanno contestato perché perdonino, anche in considerazione della possibile defaillance, non di rado compagna della tarda età.


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