ATLANTIA / I DEBITI TOCCANO QUOTA 40 MILIARDI

Va ormai avanti da mesi e mesi la sceneggiata per la vendita di Autostrade d’Italia alla Cassa Depositi e Prestiti.

Ma a quanto pare adesso Atlantia, cui fa capo Autostrade ed è controllata al 30 per cento dalla famiglia Benetton, vuole accelerare i tempi per la cessione.

Il motivo è semplice: i conti continuano a peggiorare e il ‘rosso’ si fa sempre più pesante. Il bilancio del gruppo (non solo autostrade, ma anche gli aeroporti gestiti) fa infatti segnare un preoccupante debito che sfiora i 40 miliardi di euro, per la precisione 39 miliardi e 240 milioni di euro, 3 miliardi in più rispetto all’anno precedente. La perdita netta finale, per il 2020, è pari ad 1,64 miliardi, mentre l’esercizio precedente faceva segnare un utile di 356 milioni.

Di conseguenza – fanno notare i tecnici – anche se la trattativa con CDP va in porto, la gran parte dell’incasso servirà a ripianare la pesante situazione debitoria.

Un segnale della situazione di emergenza, in casa Atlantia, è dato dal fatto che la società vuol essere pagata da CDP addirittura in contanti, evitando quindi quanto ad esempio era stato previsto dall’ex governo Conte, ossia un ingresso di CDP in Autostrade mediante un aumento di capitale riservato. Ora invece tutto cash!

A pesare notevolmente sui conti di Atlantia, c’è la non brillante situazione finanziaria di Abertis, la società che gestisce le autostrade spagnole acquistata al 50 per cento da Atlantia meno di tre anni fa, a fine 2018, poco dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Il ‘rosso’ di Abertis, infatti, è cresciuto da 21,5 miliardi del 2019 ai 23,8 miliardi del 2020, mentre i ricavi operativi sono diminuiti da 5,4 a 4 miliardi.

Non è finita. Perché pesa non poco il giudizio negativo espresso dalle società di rating, ossia Moody’s, Fitch e Standard & poor’s, le quali hanno deciso di declassare il giudizio su Atlantia e Autostrade al di sotto di ‘investimento globale’, un indice che denota l’affidabilità finanziaria.

Una situazione che condiziona le capacità di approcciare i mercati finanziari e, in questo caso, mette sia la Banca Europea per gli investimenti che la stessa Cassa Depositi e Prestiti (guarda caso l’acquirente di Autostrade) nelle condizioni di poter chiedere le cosiddette ‘protezioni aggiuntive’, se non addirittura il rimborso anticipato dei relativi finanziamenti, vale a dire 1,6 miliardi concessi ad Autostrade e garantiti da Atlantia per 1,3 miliardi.

Del resto, negli ultimi mesi proprio CDP ha chiuso i rubinetti delle erogazioni nei confronti di Autostrade, come viene rammentato nello stesso bilancio di Atlantia: “In relazione alle due linee committed in essere tra Autostrade per l’Italia e Cdp per complessivi 1,3 miliardi di euro, ad esito della richiesta di erogazione per 200 milioni di euro a valere sulla linea ‘revolving credit facility’, Cdp ha ritenuto finora di non dare corso ad alcuna erogazione”.

Come non è mai arrivato il prestito (dello stesso importo, 200 milioni di euro) garantito da SACE in base al Decreto liquidità, per l’opposizione di alcuni esponenti dei 5 Stelle e del Pd. 200 milioni che invece, ad esempio, sono arrivati nelle casse di Aeroporti di Roma, controllata al 100 per cento da Atlantia.


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