‘De rerum natura’

Intollerabile quanto avvolge la tragedia dell’umanità con l’impotenza nel contrasto alla pandemia, che con ragionevole attendibilità, extra scientifica, la fervida fantasia popolare imputa a perversa intelligenza operativa della natura, al mistero di un creato privo di adeguati interventi per riequilibrare gli eccessi di procreazione con picchi di mortalità provocati da malattie incurabili e virus letali. Evidente, per chi la pensa così, il fallito obiettivo di dotare la specie umana successiva ai cavernicoli di libero arbitrio a fin di bene. Concessa la licenza tutt’altro che poetica di interpretarlo a proprio vantaggio, il postulato rivela di aver generato egoismi, discriminazioni, diseguaglianze, dolorose marginalità.

Gli effetti dell’aggressione dello stramaledetto Covid-19 subita dal mondo, confermano clamorosamente le tragiche conseguenze dell’impenetrabile steccato eretto per marcare la diversità tra chi ha conoscenze e risorse per contrastare la pandemia e chi ne diventa vittima designata, perché senza difesa. I giganti produttori di farmaci, con livelli di profitto paragonabili solo a chi si arricchisce con l’oro nero, hanno compiuto il miracolo di ridurre a pochi mesi la scoperta e la produzione di vaccini anti coronavirus e ne traggono profitti stratosferici, considerato il costo inavvicinabile per il mezzo mondo dei Paesi poveri. Non è l’unico esempio di cinico egoismo: la consegna prioritaria ‘personalizzata’ delle dosi privilegia politicamente Paesi amici e chi paga di più. Pfizer, industria anglo-americana copre globalmente la domanda degli Stati Uniti e dei cugini della Britannici. Contemporaneamente non onora le richieste dell’Unione Europea e tanto meno mostra solidarietà per i popoli delle Terra economicamente deboli. Il commento non è retorico e neppure buonismo caritatevole, di fronte all’immensità delle povertà e alla conseguente arretratezza del mondo che soffre, in presenza di un virus che non risparmia un solo metro delle Terra. Il direttorio delle Nazioni Unite dovrebbe accantonare il comma che consente con il diritto di veto, anche a un solo Paese, di bloccare decisioni condivise da ampie maggioranze, e ottenere di liberalizzare la produzione di chiunque sia in grado di farlo, senza doverla pagare, riconoscendo il rimborso allle industrie che detengono il brevetto delle spese sostenute per la ricerca. Del problema ha irata conoscenza l’’Europa, per il mancato rispetto degli accordi sulla consegna di milioni di dosi. Ne sanno qualcosa l’Italia, le sue regioni costrette a interrompere le vaccinazioni per mancanza di dosi. Lo stop è un pericolosissimo ostacolo per il ritorno alla normalità. Ultimo paradosso: la mancanza di vaccini punisce le regioni virtuose, che hanno esaurito scorte insufficienti, non la vaccinazione totale. Sputnik (Russia) e CanSino (Cina) sono stati iniettati in milioni di dosi e non si conoscono effetti collaterali che sconsiglierebbero la somministrazione. L’Italia però non li importa, per ostilità politica ai rispettivi regimi? Fosse questo il motivo lo spieghino alle famiglie delle vittime da coronavirus


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