PANDEMIA / LE CURE PRIMA DI TUTTO

Manifestazione per la libertà delle cure anti covid.

L’ha promossa pochi giorni fa a Milano un nutrito gruppo di medici, in rappresentanza delle centinaia e centinaia di sanitari che in Italia stanno combattendo una battaglia oscura ma preziosa, l’unica che possa evitare conseguenze peggiori e fronteggiare l’emergenza pandemica, visto che sul fronte dei vaccini regna sovrano il caos.

Ecco alcuni pareri raccolti al volo.

Paolo Giulisano, medico, epidemiologo: “Bisogna sfruttare le molecole a disposizione, i farmaci già esistenti e reperibili in tutte le farmacie. Non siamo virologi da salotto e i negazionisti veri sono quelli che negano la possibilità di cura. Noi crediamo all’esistenza di questo virus e al Covid 19. Ci auguriamo che questo ‘Protocollo di Salvezza’ possa essere accettato a livello istituzionale e applicato in fretta. Occorre superare il ‘Regime di paura’ e tornare a curare sul territorio, basandoci non solo su modelli matematici, ma anche e soprattutto sulla ‘Real life research’, la ricerca sulla vita reale”.

Mirella Manea, avvocato, ha ricordato come “la tachipirina e la vigile attesa” raccomandata a livello ministeriale non possano costituire un protocollo: non esistono protocolli di cura presentati dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ed è necessario attivarli dando voce a chi si sta impegnando a livello territoriale.

A livello europeo, poi, un gruppo di 12 eminenti ricercatori e medici chiede con forza che l’Agenzia europea per il farmaco (EMA) risponda a domande ‘urgenti’ sulla sicurezza dei tre vaccini fino ad oggi autorizzati all’uso nella UE, e cioè Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

Non si sentono rassicurati dal semplice disco verde dato ad AstraZeneca, infatti, ma chiedono “se le questioni cardinali riguardanti la sicurezza dei vaccini siano state adeguatamente affrontate prima della loro approvazione dall’EMA”.

Riferendosi alle morti, soprattutto per trombosi, che si sono verificate dopo la vaccinazione, notano: “Sebbene riconosciamo che questi eventi potrebbero essere stati, ognuno di essi, sfortunate coincidenze, siamo preoccupati del fatto che ci sia stato e continui ad esserci un esame inadeguato delle possibili cause di malattia o morte in queste circostanze, specialmente in assenza degli esami post-mortem”.

Nella lettera, inviata il 28 febbraio all’EMA, il gruppo ha chiesto all’Agenzia di fornire risposte precise a sette questioni relative alla sicurezza entro “sette giorni e di rispondere in modo esaustivo a tutte le nostre preoccupazioni. Se sceglierete di non ottemperare a questa ragionevole richiesta, renderemo pubblica questa lettera”.

La risposta, a quanto pare, non è ancora arrivata. Di seguito vi proponiamo la lettura delle sette questioni poste all’attenzione dell’EMA.

 

1) In seguito all’iniezione intramuscolare, ci si deve aspettare che i vaccini genetici raggiungano il flusso sanguigno e si diffondano in tutto il corpo. Chiediamo la prova che questa possibilità è stata esclusa nei modelli animali preclinici con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA.

 

2) Se tali prove non sono disponibili, ci si deve aspettare che i vaccini rimangano intrappolati nella circolazione e vengano assorbiti dalle cellule endoteliali. C’è motivo di presumere che ciò accadrà in particolare nei siti di flusso sanguigno lento, cioè nei piccoli vasi e capillari. Chiediamo la prova che questa possibilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA.

 

 

3) Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che durante l’espressione degli acidi nucleici dei vaccini, i peptidi derivati dalla proteina spike saranno presentati attraverso l’MHC 1 sulla superficie luminale delle cellule. Molti individui sani hanno linfociti CD8 che riconoscono tali peptidi, il che può essere dovuto a una precedente infezione da COVID, ma anche a reazioni incrociate con altri tipi di Coronavirus. Dobbiamo presumere che questi linfociti attaccheranno le rispettive cellule. Chiediamo la prova che questa possibilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA.

 

4) Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che il danno endoteliale con conseguente innesco della coagulazione del sangue tramite l’attivazione piastrinica si verificherà in innumerevoli siti in tutto il corpo. Chiediamo la prova che questa possibilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA.

 

5) Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che ciò comporterà un calo della conta piastrinica, la comparsa di D-dimeri nel sangue e una miriade di lesioni ischemiche in tutto il corpo, inclusi cervello, midollo spinale e cuore. Disturbi emorragici potrebbero verificarsi sulla scia di questo nuovo tipo di sindrome DIC (coagulazione intravascolare disseminata), inclusi, tra le altre possibilità, sanguinamenti abbondanti e ictus emorragico. Chiediamo la prova che tutte queste possibilità sono state escluse nei modelli animali preclinici con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA.

 

5) La proteina spike SARS-CoV-2 si lega al recettore ACE2 sulle piastrine, che si traduce nella loro attivazione. La trombocitopenia è stata segnalata nei casi gravi di infezione da SARS-CoV-2. La trombocitopenia è stata segnalata anche in soggetti vaccinati [8]. Chiediamo prove che il potenziale pericolo di attivazione piastrinica che porterebbe anche alla coagulazione intravascolare disseminata (DIC) è stato escluso con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’uso nell’uomo da parte dell’EMA.

 

6) La diffusione in tutto il mondo del SARS-CoV-2 ha creato una pandemia associata a molti decessi. Tuttavia, al momento delle analisi per l’approvazione dei vaccini, i sistemi sanitari della maggior parte dei Paesi non erano più sotto la minaccia imminente di essere sopraffatti perché una percentuale crescente del mondo era già stata infettata e il peggio della pandemia era già diminuito. Di conseguenza, chiediamo prove conclusive dell’esistenza di un’emergenza effettiva al momento in cui l’EMA ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata ai produttori di tutti e tre i vaccini, per giustificare la loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA, presumibilmente a causa di tale emergenza.

 

7) Di conseguenza, chiediamo prove conclusive dell’esistenza di un’emergenza effettiva al momento in cui l’EMA ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata ai produttori di tutti e tre i vaccini.

 

 

 


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