Cartellino rosso per il fuoco amico-nemico di Matteo

Nella lingua corrente del calcio si direbbe che un primo round dell’incontro scontro tra lo zio Sam del 2021 e il pronipote di ‘adda venì baffone’ si è concluso con un salomonico pareggio. Mister Biden è uscito indenne da un triplice inciampo sulla scaletta in salita del jumbo jet presidenziale. In piena terza età avrebbe potuto costargli una frattura del femore. Insomma ha segnato un gol con l’agilità di un ventenne, che gli dei della democrazia lo conservino in salute. L’uccello del malaugurio, che abita il Cremlino, ha scansato di conseguenza di vedersi appiccicare addosso l’etichetta di iettatore, per aver augurato  ‘buona salute’, con cinismo da ex Kgb, al numero uno Usa.  E allora, smentita, deo grazia, anche una delle più famose gag del principe della risata, che a proposito di iettatura pronunciò un significativo “Non è vero, ma ci credo”.

Estraneità al mondo delle minacce alla salute altrui, vuole che ne sia esente anche il giudizio con pollice verso per il ‘disfattista’ che arranca nel cerchio tutt’altro che magico della politica e perde vistosamente pezzi. Chi avrebbe mai supposto che l’agonia, il coma profondo e il successivo decesso del centrismo andreottiano, dei Gava, e compagnia tutt’altro che bella, potesse reincarnarsi in un soggetto che la sinistra ha covato in seno, fino a proporlo per ruoli istituzionali di massimo livello, ripagata con un lavorio prima sommerso poi esplicito di erosione del patrimonio di consensi degli eredi del Pci con il perverso obiettivo di riconsegnare l’Italia all’ideologia catto-moderata. Il soggetto in questione, prima che i democratici ne fossero pienamente consapevoli, ha operato con fuoco amico e nemico per minare l’edifico di quanto rimane della sinistra e risuscitare il centro di gravità permanente dei moderati.  Di qui l’appello all’anima non politicamente ‘annacquata’ del Pd perché s’ingegni a progettare una strategia di espulsione della letale quinta colona da ogni forma di alleanza di governo o comunque di continuità, anche se con distanziamento. Se è facilmente intuibile l’identità del sabotatore, si può condividere la scelta di non citarlo con nome e cognome, nell’illusione che il silenzio stampa sulle sue perigliose esternazioni siano ignorate per sempre nel ‘mare del silenzio’. Si agevolerebbe l’arduo compito del ‘povero’ Letta, che di suo non è un gladiatore con voce reboante e surplus di autorevolezza decisionista, ed è messo alla prova dalla prevista ambiguità della Lega, che fingendo di cambiare pelle ha messo in cassaforte la compartecipazione alla finalità dei miliardi europei, ma ricatta anche l’esecutivo del ‘tutti insieme appassionatamente’ con proposte indecenti che Draghi, almeno in parte, deve digerire per non rischiare la fine prematura di un governo dell’emergenza ibrido, perciò fragile.

Proposta di sondaggio, ignorato dal sistema della consultazione a campione: era ed è possibile un governo senza Italia Viva? Avrebbe comunque i numeri per soddisfare il mandato di traghettare il Paese sulla sponda della normalità? Li avrebbe…e allora via all’operazione salvifica di liberarsene e cancellare le tentazioni latenti di replica di un’Italia demo-liberal.


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