EGITTO / I RAPPORTI DI “LAVORO” CON IL VIMINALE

“Gli specialisti del Ministero dell’Interno e del Dipartimento della Polizia di Stato hanno formato e addestrato in Sardegna la famigerata polizia del dittatore egiziano Abdel Fattah al-Sisi perlomeno fino al febbraio del 2019. E’ quanto si evince dalla lettura di alcuni ordini di spesa rinvenuti nell’archivio della Polizia di Stato consultabile via internet”.

E’ il forte j’accuse di Antonio Mazzeo, che attraverso il suo prezioso blog documenta in modo regolare e minuzioso tutte le spese sul fronte militare, dalle commesse e le forniture più significative fino alla politica governativa su questo delicato fronte.

L’accusa, ovviamente, è tanto più grave in quanto da mesi e mesi le nostre autorità sbandierano l’impegno per assicurare alla giustizia i responsabili dell’omicidio di Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. Solo parole e promesse al vento, visto che, invece, i comportamenti sono di segno diametralmente opposto. Come nella vicenda degli ‘specialisti’ sollevata da Mazzeo.

Giulio Regeni. Sopra, Abdel Fattah al-Sisi

Il quale prosegue: “La più recente attività addestrativa, su cui il Viminale ha mantenuto ad oggi il più stretto riserbo, si è tenuta presso il Centro di Addestramento e Istruzione Professionale della Polizia di Stato di Abbasanta (Oristano), nel periodo compreso tra il 14 gennaio e il 2 febbraio 2019. Autorizzata dalla Direzione Centrale Servizio di Immigrazione con nota dell’8 gennaio e dalla Direzione Centrale Istituti di Istruzione nell’ambito dell’Accordo di cooperazione bilaterale Italia-Egitto, la formazione è consistita in un ‘Corso in materia di Tecniche di scorta, sicurezza e protezione di soggetti a rischio’ per un imprecisato numero di operatori della Polizia egiziana”.

Mazzeo fa poi riferimento ad una “precedente presenza di venti ufficiali della polizia del generale al-Sisi dall’8 al 20 aprile 2018, per lo svolgimento di un Corso di guida fuoristrada in ambito extra-urbano”.

Fondato alla fine del 1970 – ricostruisce Mazzeo – il Centro in provincia di Oristano ospitava inizialmente una succursale del famigerato Reparto Celere di Padova.

Come spiega il Viminale, l’attività di formazione professionale si sviluppa essenzialmente su due direttrici: la prima è finalizzata alla formazione delle squadriglie antisequestro elioportate e del personale per la vigilanza e la sicurezza degli aeroporti; la seconda, in ambito interforze e a livello internazionale, riguarda i servizi di protezione di individui e personalità a rischio. Tra i docenti, specie per gli stage riservati alle forze di polizie straniere, compaiono gli agenti dei NOCS, il reparto di pronto intervento anti-terrorismo delle forze dell’ordine.

Commenta Mazzeo: “Che la Polizia italiana abbia ritenuto opportuno e legittimo continuare a finanziare e implementare direttamente corsi e stage a favore degli aguzzini di al-Sisi appare gravissimo e ingiustificabile, anche alla luce degli innumerevoli report delle maggiori organizzazioni non governative sui crimini perpetrati dagli agenti di polizia in Egitto”.

Sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine ed intelligence egiziane, Amnesty International ha pubblicato un documentato reportage il 2 ottobre 2020. Eccone un breve estratto: “Le forze di sicurezza hanno represso le manifestazioni delle ultime settimane utilizzando gas lacrimogeni, manganelli, pallini da caccia e, in un caso, proiettili veri e vi sono stati due morti. Dal 10 al 19 settembre, secondo varie organizzazioni non governative per i diritti umani, la polizia egiziana ha arrestato tra le 571 e le 735 persone (fra cui tre donne) di età compresa tra 11 e 65 anni. (…) Gli arrestati sono stati portati in varie stazioni di polizia, nelle basi delle forze di sicurezza e in altri centri gestiti dai servizi civili di polizia. Per periodi di tempo da 1 a 10 giorni, le forze di sicurezza hanno impedito agli arrestati di comunicare con l’esterno e hanno negato di averli in loro custodia. Alcuni arrestati sono stati sottoposti a scariche elettriche, picchiati, insultati e minacciati di trascorrere lunghi periodi in carcere”.

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