ENRICO LETTA / DA SORBONA E THINK TANK ARRIVA IL “SALVATORE”

E’ arrivato il giorno per l’incoronazione del nuovo nocchiero in casa PD, l’ex premier Enrico Letta rottamato da Matteo Renzi sulle note di “Stai sereno”.

Sorge spontaneo un interrogativo. Nicola Zingaretti si dimette dall’oggi al domani per gli sberleffi causati dall’idem sentire con Barbara D’Urso e la sua replica a base “Questo PD mi fa schifo”. Ottimo e abbondante come piatto politico.

Nel giro di pochi giorni è un frenetico rimbalzar di tweet, fa capolino il Letta che da Enrico passa subito a chiamarsi Salvatore. Un endorsement tira l’altro, fino alla proclamazione del Zingaretti uscente con la coda tra le gambe: “è la migliore soluzione possibile”.

Un segretario costruito in una settimana di tweet, caso più unico che raro nella storia politica di qualsiasi paese occidentale, un unicum che non poteva mancare nel nostro Bestiario, come diceva Giampaolo Pansa.

Pensare: un tempo – comunque non millenni fa – il congresso del Pci era un evento storico, di importanza straordinaria: a confronto tesi autentiche, visioni del mondo, ci si mobilitava intorno, era un frullar di idee, di prospettive e anche di utopie, che non sono fino a prova contraria delle bestemmie. Emergeva il nome del Segretario e soprattutto veniva tracciata e indicata una via, una linea da seguire.

Nicola Zingaretti e Barbara D’Urso. Sopra, Enrico Letta

Oggi tutto in discarica. Niente congressi, ormai strarottamati anche a prescindere da Renzi, niente confronti, niente programmi, zero idee, strazero linee, figurarsi le utopie.

Solo un poltronificio, come ha candidamente ammesso proprio Zingaretti.

A proposito di poltrone, sarà in grado di gestire tutte quelle che attualmente occupa, il prode Letta? In un’inchiesta della Voce di due anni fa (che potete leggere cliccando sul link in basso) cercavamo di enumerarle tutte, ben compresi i salotti della politica e della finanza internazionale.

E’ costretto ad abbandonare anche la prestigiosa docenza alla Sorbona, il neo Salvatore che fa il grande sforzo, ora, solo per la sua smisurata passione politica e civile, richiamato in patria per salvare quel che resta del PD, rimetterne insieme i cocci, riprendere il cammino.

Ma con quale identità? E’ qui il nodo. Tutti le formazioni politiche hanno ormai perso anche uno straccio di identità: circostanza tanto più grave per un partito come il PD, ovvero l’ex PCI che faceva della possente identità il suo cavallo di battaglia, un cavallo vincente.

Una sola cosa può fare di buono, e in tempi rapidi, monsieur Letta. Portare a segno l’operazione ‘Stai sereno’: svuotare, come un secchiello, Italia Viva, e al tempo stesso derenzizzare il Pd, liberarlo di quelle aree tumorali (ha reso goffamente il concetto quella pur non cima dell’ex ministro grillino dello Sport Spadafora) rappresentate soprattutto (ma non solo) dalla pattuglia dei fedelissimi dell’ex premier rimasta all’interno del partito come una quinta colonna destabilizzante.

Fatta questa doverosa operazione, il resto è tutto da costruire da cima a fondo: a cominciare dall’identità perduta.

In basso potete leggere anche una cover story del 2013, titolata ‘Kasta Viva’, su quel governo Letta.

 

LEGGI L’INCHIESTA DELLA VOCE DI MARZO 2013 KASTA VIVA

Kasta Viva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGGI L’INCHIESTA DI AGOSTO 2018

STAI “SERENO” ENRICO LETTA / CON TUTTA LA MONTAGNA DI POLTRONE CHE OCCUPI…

29 Agosto 2018 di Andrea Cinquegrani


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