Ma l’Italia, s’è desta?

Non passa giorno senza che l’orgoglio di italiani si alimenti nell’apprendere che si moltiplicano le eccellenze di nostri uomini e donne protagonisti di costante evoluzione delle conoscenze scientifiche, in particolare dei progressi per la tutela della salute, favoriti dagli esiti della ricerca internazionale. Con esaltante frequenza i nostri migliori laureati sono accolti a braccia aperte dai centri di maggior prestigio mondiale. In piena pandemia da Covid-19, ricercatori italiani, che rivestono ruoli primari negli Stati Uniti e non solo, sono stati sponda autorevole dei quesiti posti dai nostri media e ne discende l’inquietante domanda: ‘perché i centri del nostro Paese non hanno operato, come nel resto del mondo, per realizzare un vaccino italiano? Perché solo ora, che domina il progetto dell’immunità globale con gli anti-Covid, si tenta di rimediare a clamorosi ritardi? In questa domenica di annunci restrittivi, tesi a contrastare l’incoscienza collettiva di pericolosi assembramenti e rifiuti di precauzioni, domina l’angusto spazio dell’informazione sulla pandemia la buona notizia della sperimentazione di un vaccino italiano, l’e-Vax realizzato a Monza dalla Rottapharm biotech con la startup romana Takis. Un volontario riceverà la dose nel Centro Ricerche dell’Ospedale San Gerardo. “È un momento di grande emozione”, dichiara Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biotech “finalmente dopo mesi di lavoro si arriva alla fase clinica di un vaccino che in laboratorio ha dato risultati molto promettenti”. Rispetto ai vaccini sul mercato l’e-Vax sarà somministrato con un elettroporatore che fornisce una mini scossa elettrica e permette al frammento di Dna di penetrare nelle cellule. Ha diversi vantaggi. Può essere modificato rapidamente secondo le varianti (si studiano già la sudafricana e la brasiliana), mantiene la stabilità a temperatura ambiente e può essere somministrato più volte. La produzione sarà italiana. Due aziende potrebbero modificare in sei mesi le loro linee, ma per produrre occorre il sostegno economico del governo e dell’Ue e finora non c’è stato. Coinvolti due centri di ricerca: lo Spallanzani di Roma e l’Irccs Pascale di Napoli. Nessun dubbio, se l’Italia non avesse sulla coscienza un inesplicabile caso di letargo, ora non dovremmo arzigogolare su ‘una dose per tutti o la seconda per alcuni’, né correre ai ripari con un’affannosa caccia alle forniture altrui, che impediscono l’anelato ritorno alla normalità. L’entità del danno non è cosa da poco. Gli effetti collaterali del ritardo nel realizzare l’immunità di gregge si calcola in miliardi di euro e nella devastante ricaduta sulla stabilità emotiva del Paese, estrema per chi dalla pandemia subisce le conseguenze da inattività, ma diffusa in ogni componente sociale. Lo stato di disagio conseguente contagia anche il nuovo esecutivo. Le immagini dei navigli milanesi saturi soprattutto di giovani incoscienti, la ressa del lungomare napoletano, altri cento episodi di anarchia, causa dei picchi dei contagi, inducono a correggere la sentenza sulla “Cina, Paese che reprime le libertà individuali”: la disciplina e l’autodisciplina dei trenta milioni di Whuan raccontano al mondo di aver ridotto a zero il numero di contagiati dal coronavirus. Di contro, l’intolleranza degli occidentali (Italia inclusa) per drastiche restrizioni, unico antagonismo risolutore della pandemia, ha alimentato il negazionismo e consentito gli assembramenti, che dovrebbero essere impediti con efficaci misure di dissuasione.

Mea culpa, nostra colpa: abbiano sbeffeggiato la pittoresca, folcloristica figura di Boris Johnson, il suo iniziale atteggiamento di scettiscismo sulla pandemia. Il pentimento per averlo denigrato interviene con la notizia della vaccinazione britannica di massa, agevolata dalla disponibilità di dosi del Pzfizer, prenotato con largo anticipo, e dell’approvvigionamento di frigoriferi adeguati, quando dalle nostre parti annaspavamo a caccia di mascherine e l’Europa mostrava inadeguatezza nella trattativa per garantire vaccini in dosi risolutive ai suoi membri.


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