C’era una volta…

Un rapido e, d’accordo, non esattamente scientifico sondaggio, condotto in ambito di amici e parenti cresciuti a pane e Pci, conferma, ma certo, non era un test di esito dubbio, lo sconcerto generale per non riuscire a mandar giù un ultimo amaro, indigesto boccone inserito dal Pd nella sua dieta dimagrante, che annuncia un più consistente, progressivo calo di peso (politico). Semplice il quesito: “Avreste mai ipotizzato di congiungervi in matrimonio parlamentare con la destrofila accoppiata Salvini-Berlusconi?” E la successiva: “Possibile che la ‘real politik’ degli zingarettiani sia condivisa perfino dai compagni di viaggio di Liberi e Uguali?” E una terza: “L’ideologia ispiratrice della sinistra è ormai tutta nell’esiguo manipolo a guida Fratoianni, unica voce discorde sul pasticciaccio gaddiano del ‘tutti insieme appassionatamente’, degli antagonisti di vecchia data che si dividono ministri e sotto ministri sfogliando con scrupolosa par condicio il capolavoro della letteratura spartitoria a firma dell’arcinoto Cencelli?” Risposte quasi all’unisono: “Per non essere appestati dalla mefitica contiguità con la destra, meglio il voto, anche se da affrontare con l’incubo di una probabile sconfitta”. “Fino al momento cruciale di elezioni anticipate puntare su un esecutivo di soli tecnici, non di area, affiancato da un direttorio politico, extra governativo, di supporto al lavoro del premier, di Draghi liberato dalla rissa tra ‘colleghi’ malati di incomunicabilità e alacri tessitori di intrighi finalizzati al tornaconto del proprio partito”. Utopia?  Forse, ma, alleluia, voci ispirate dal latitante principio ‘dite qualcosa di sinistra’.  Più in là è cosa ardua incamminarsi e interpretare il futuro. Solo reminiscenze: il comunismo porta a porta, l’etica a garanzia di identità tra  idee e comportamenti, la militanza disinteressata, il proselitismo, le Frattocchie, scuola di politica della sinistra, il quotidiano l’Unità, la severa sovrintendenza dei probiviri, l’equiparazione remunerativa dei funzionari di partito con il salario di un operaio metalmeccanico, l’operosità costruttiva per una società di uguaglianze sociali, la diffusa parità dei diritti, le lotte operaie, l’onestà’, il ‘no’ a personalismi, l’antagonismo ‘attivo’ a ogni tentativo forma di neofascismo, il ruolo aggregante delle Sezioni, rette da compagni di riconosciuta autorevolezza, eccetera, eccetera.

Niente come allora. Lo svenamento, di quel che fu il progetto politico disegnato dal marxismo, premia i suoi rottamatori con il 20 per cento di ‘like’. Un uomo Pd delle istituzioni, il governatore dell’Emilia, in sintonia con le velenose sortite di Salvini, smentisce governo e scienziati. Condivide l’ipotesi di un’incosciente full open di ristoranti, alberghi, discoteche e affini, per non perdere consensi…e se muoiono altri contagiati, pazienza!

La parola viene su come un sussulto. Capire di dove spunti fuori è impresa incompiuta. Prorompe reboante, come prologo ed epilogo contemporanea di un miraggio mentale: rifondazione! Per nulla inedita, racconta storiche separazioni non consensuali, il comunismo solitario dei delusi, immediate scomuniche, discriminanti marginalità e sistematici default di chi ha provato ad assemblare le anime delle minoranze estranee alla via del migliorismo.  Il gusto suadente del potere, della compartecipazione agli utili prodotti dall’omologazione al sistema della casta, certifica l’utopia di immaginare impulsi rivoluzionari indotti dall’insostenibile inasprirsi del dualismo ricchezza-povertà, dalla rivolta dell’umanità sottomessa ai potenti del mondo, dalla crisi esistenziale del regime globale, che sabota sé stesso, conseguenza di esasperante insostenibilità degli scompensi tra aree della Terra.

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