Il santo non fa il miracolo, ‘Ringhio’ nemmeno

La risposta laica al mancato (presunto) miracolo di San Gennaro nega che il sangue raggrumato nella teca, amara delusione per gli adoratori del patrono, sia responsabile della ‘moria’ che ha falciato di brutto l’organico del Napoli calcio: dove moria sta per infortuni, più o meno gravi e aggressioni dello stramaledetto Covid-19. Se non convince la mistica spiegazione del mancato segnale di benevolenza, che San Gennaro donerebbe ai fedeli con andamento semestrale, conviene interrogare la Sibilla e indagare la persecuzione del fato ai danni di giocatori partenopei e non solo. La certezza, su cui costruire ipotesi è: De Laurentiis contagiato dal coronavirus, Rino Gattuso colpito da miastenia oculare, che male di poco conto non è, tanto che si può contrastare in fase acuta, ma come patologia inguaribile. Il prezzo alle stelle di Osimhen è record del Napoli calcio: settanta milioni per trasferirlo all’ombra del Vesuvio. Ebbene, il giovanotto, valutato come una ‘stella’ mondiale del pallone, appena dopo aver esordito con la maglia azzurra ha subito un brutto infortunio alla spalla durante un match con la sua nazionale. Tempi lunghi di guarigione e per non farsi mancare niente, anche positività al Covid-19. Cauto il ritorno alle gare e le prime prestazioni da arrugginito hanno sollevato qualche dubbio sulle vantate qualità. Ieri sera, come conseguenza di un colpo alla testa, si è abbattuto sul terreno di gioco del Gewiss Stadium di Bergamo. Svenimento e corsa in ambulanza al più vicino ospedale. Prima del via di Atalanta-Napoli, forfeit di Insigne per guai alla schiena e nel corso dell’incontro problemi per Politano, il migliore degli azzurri fino al momento del ‘crac’, che ha costretto Insigne a entrare in campo menomato. L’elenco degli assenti, sottratti alla disponibilità di Gattuso è incredibilmente folto: tra i difensori Ospina, Koulibaly e Manolas, Hysaj, Mario Rui, Ghoulam, del centrocampo Fabian, Zielinski, Demme, Bakayoko, dell’attacco Insigne, Lozano, Osimhen, Politano, Petagna. Il default spesso comprensivo di più titolari si è proposto come alibi per l’assoluzione di Gattuso, impedito a gestire con la giusta alternanza le fatiche imposte dalla pandemia e dal ritmo inusuale di due partite alla settimana, tra campionato, Coppa Italia e impegni internazionali. Purtroppo per il generoso tecnico, accolto con favore dai napoletani, il destino che ha infierito sulla salute degli azzurri non sminuisce le sue responsabilità per gli evidenti limiti tecnico-tattici di una squadra potenzialmente di alto profilo per qualità e quantità dei giocatori ingaggiati dalla società. Senza infierire, per convinta simpatia nei confronti di ‘Ringhio’, sono però evidenti la modesta personalità della squadra, lentezza e imprecisione nel possesso palla, limiti di concretezza offensiva, perniciosa alternanza di un tempo della partita positivo e dell’altro in brutta copia, l’impreparazione a scardinare la barriera esasperatamente difensivista delle squadre di livello inferiore, la tendenza a ritenere acquisita la vittoria con un solo gol all’attivo, la preparazione poco competitiva di sfide a squadre di rango pari o superiore. Allora, pochi dubbi sulla prospettiva di divorzio e successione affidata a un tecnico da squadra di vertice, ma paziente attesa fino all’ultima gara di campionato. Gattuso ‘costa poco’ ed è probabilmente la ragione che ha guidato Giuntoli, indotto da De Laurentiis, ad affidargli il Napoli. In tempi di pandemia scindere il suo contratto e assumerne uno nuovo, molto meno abbordabile, è da escludere e allora pazienza e meno danni possibili fino al ‘the end’ del campionato.


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