MASCHERINE A SCUOLA / INOPPORTUNE, PER IL CONSIGLIO DI STATO

Il Consiglio di Stato considera improprio l’uso della mascherina a scuola, se ciò provoca problemi di ossigenazione e di affaticamento per un uso prolungato.

Era ora. Ed è la seconda volta che il Consiglio di Stato prende una decisione di tale importanza, dopo quella a proposito dell’utilizzo dell’idrossiclorochina per uso terapeutico anti Covid, ridicolizzando quanto aveva invece deciso l’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), che vede come il fumo negli occhi qualsiasi cura e farmaco poco costosi, efficaci e da utilizzare ‘subito’ – come consiglia ormai la gran parte dei medici di famiglia – cioè al primo insorgere della patologia.

Ma torniamo alle mascherine ad uso scolastico. Ecco cosa è successo.

I genitori di una alunna si sono rivolti a due legali perché la figlia accusava problemi di respirazione ed aveva sintomi di affaticamento, utilizzando la mascherina per diverse ore a scuola.

I legali, Francesco Scifo e Linda Corrias, si sono rivolti al TAR del Lazio, ma la richiesta di sospensiva è stata rigettata.

Non restava che percorrere la strada del ricorso al Consiglio di Stato. Che il 26 gennaio ha pronunciato la sua sentenza.

A questo punto, moltissime altre famiglie stanno per scendere sul piede di guerra, facendo perno sulla fresca decisione del massimo organo di giustizia amministrativa. A quanto pare, sta preparando un maxi ricorso lo studio legale romano Massafra, che punta all’abolizione del DPCM del 14 gennaio 2021.

C’è da sottolineare una circostanza. La difesa del governo, davanti al Consiglio di Stato, è stata debolissima. E addirittura contraddittoria. Non sapendo quali pesci prendere, infatti, l’avvocatura di stato ha addirittura fatto riferimento ad un provvedimento adottato dai ‘Center for Desease and Prevention’, uno dei basilari organismi a tutela della salute negli Usa. Ebbene, proprio i Centri a stelle e strisce hanno stabilito che “l’uso della mascherina in classe non è opportuno, visto il rispetto del distanziamento sociale previsto”, ossia una congrua distanza fra i banchi.

La sentenza del nostro Consiglio di Stato, ad ogni buon conto, è il punto cardine da cui partire. E tutte le famiglie italiane che hanno figli in età scolare faranno bene a tenerne conto.

Meglio ancora se la leggono – e ne tengono conto – il premier (per ora) Giuseppe Conte ed i ministri dell’Istruzione Giulia Azzolina e della Salute Roberto Speranza (per ora).


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