Giochi di palazzo bis

Siamo tra quelli, che al sorgere nel cielo della politica italiana del misterico grillismo, stupiti e increduli interrogammo i laureati in politologia perché ci rendessero il fenomeno comprensibile. Le risposte furono un bell’esempio del noto, farraginoso arrampicarsi sugli specchi, di sì, ma, no, ni, forse, chissà, modello unico di ambiguità, che serve a capovolgere il punto interrogativo e lo trasforma nell’inestricabile caos di tesi e antitesi funzionali alla distrazione di massa. A cospicua distanza dalla cortina fumogena delle indistinte dissertazioni sul tema, la luce della verità allora negata si è accesa e tutto diventa trasparente, anche per la parte del volgo sicuro che siano il meglio televisivo le ore in compagnia della D’Urso, del grande Fratello, del Paradiso della Signore; meglio della noia indotta dalle risse in Tv tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione, benedette da conduttori uomo-donna, che le fomentano in nome dell’audience.

Abbiamo finalmente capito: avvezzo a testare gli umori del suo pubblico, degli italiani furibondi per il malgoverno, il comico Grillo intuì che il potenziale degli ‘incavolati’, furbescamente inquadrato, avrebbe marciato trionfalmente sotto le insegne dei 5 Stelle, cioè dell’anti partitismo. Quell’onda ‘tsunamica’ si è presto ridimensionata fino al triste uniformarsi ai giochi di potere, tipicamente propri del far politica.

L’inedito, che ci vede spettatori coatti, è plasticamente raccontato dalla guerriglia quotidiana in Senato e alla Camera, che tracima anche in lotta extraparlamentare: mesi di assalti e contrattacchi, schermaglie, agguati, imboscate, duelli all’arma bianca, minacce, ultimatum, alla conquista del forte dove se ne sta asserragliato il potere. Il pretesto per la dichiarazione di guerra e la successiva belligeranza armata è il che fare dei miliardi che le casse della Ue sono disposte a smistare all’Italia per investire nel ‘Recovery Plan’ (nella lingua di Dante, ‘Piano di Recupero’), nel prestito di euro comunitari per rammendare gli strappi della pandemia, vistosi nei comparti dell’economia produttiva e della sanità. Il furioso litigio sul sì e il no all’uso di queste risorse dell’emergenza è quotidiano, da mesi. Travalica il casus di favorevoli e contrari, invade i territori adiacenti dell’ardua convivenza matrimoniale Pd-5Stelle, affannosamente tenuta in vita dalla paziente tela di ragno tessuta dal premier Conte. Il rischio del tira e molla, non solo interno al governo giallorosso, è che la corda, logora, sia vicina a spezzarsi. Entrare nel merito della disputa sull’opportunità di accedere ai finanziamenti europei, oltre che irto di incognite X,Y,W, finirebbe per nascondere l’obiettivo di queste righe e cioè la ferma convinzione che la lite su Recovery e Mes regali l’opportunità al primo e al terzo partito, certificata dagli ultimi sondaggi, di sfruttare il surreale consenso a razzismo, neofascismo e qualunquismo del tandem Salvini-Meloni.

Dubbi, discussioni infinite, rinvii, crisi-non crisi, rimpasti, proclami pre elettorali, distinguo machiavellici, due colpi al cerchio, due alla botte, bisticci e riconciliazioni, nubi sul futuro prossimo e rasserenamenti, frecciate: l’incomprensibile ossessione, in cifra di nero pessimismo, sembra pronosticare l’avvento di tempi cupi, molto somiglianti alla citata inca…tura che partorì il figlio deforme del sodalizio gialloverde.

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