FASCICOLO SANITARIO / FINE DEI DIRITTI E DELLA PRIVACY

La dead line fissata è quella dell’11 gennaio.

Può forse slittare o, invece, tutto può succedere senza che neanche ce ne accorgiamo: una perfetta imboscata a nostra insaputa e un altro pezzo di democrazia (uno dei pochi rimasti sul campo) che se ne va, insieme a quel che resta della privacy di tutti i cittadini.

Stiamo parlando del “Fascicolo Sanitario Elettronico” (FSE) che rischia sul serio di decollare tra pochi giorni, coinvolgendo ben più di quel 20 per cento di italiani che – può darsi anche senza saperlo – ci sono finiti dentro. Una trappola che meglio confezionata non si può.

Tutto ruota intorno ad una data, a parte quella del prossimo 11 gennaio. E’ quella del 19 maggio 2020, nel pieno della prima pandemia, quanto nel più totale silenzio mediatico e informativo viene abrogato il comma 3-bis, contenuto (anzi ben nascosto) dentro al più ampio contenitore della “Misure urgenti in materia di salute”.

Cosa succede, ora? “La possibilità di alimentazione del fascicolo personale anche in assenza del consenso”. Perché proprio quel comma 3 era la residua, fragile barriera frapposta alla tutela di una minima privacy in campo sanitario. Recitava infatti: “Il FSE può essere alimentato esclusivamente sulla base del consenso libero e informato da parte dell’assistito, il quale può decidere se e su quali dati relativi alla propria salute non devono essere inseriti nel fascicolo medesimo”.

Ora – se non succede qualcosa o si verifica un miracolo – tutto il nostro bagaglio sanitario sarà gestito da “terzi”, da un’autorità che – con la ottima e abbondante scusa dell’emergenza pandemica – potrà e dovrà sapere tutto su di noi.

Schedati come neanche ai tempi del nazi-fascismo.

Dalla finestra delle Regioni sono cominciati a circolare i primi, ma già forti e significativi spifferi. Facciamo solo un esempio, quello della Regione Liguria, sul cui sito è possibile leggere: “Come previsto dalla legge luglio 2020 di conversione del D.L. del 19 maggio 2020, desideriamo informarla che per istruire il Suo Fascicolo Sanitario Elettronico non è più necessario che la S.V. conferisca un apposito consenso alla Regione”.

Per cui, tutto pronto e servito. Con l’avallo – viene precisato, dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ormai ridotta al rango di un fantoccio in grado solo di tutelare i vip paparazzati, nel migliore dei casi.

Vibrate le proteste dell’associazione European Consumers, che sottolinea: “Non è un caso che questa nuova forma di schedatura di massa si sviluppi durante un tragico periodo storico caratterizzato dalla sottrazione di diritti civili individuali e collettivi, con la scusa di un’epidemia amplificata tramite falsificazioni dei dati medici e imbarbarimento terroristico della popolazione”.

E ancora: “European Consumers ritiene questa azione un grave abuso commesso dal governo verso la privacy individuale e uno strumento coercitivo verso la vaccinazione obbligatoria. Non è stata data una corretta e ampia informazione e il servizio digitale regionale per apporre il proprio diniego è disattivato causa Covid! Il procedimento è inoltre farraginoso e non alla portata di tutti, con particolare riferimento agli anziani”.

Nel caso poi dovessi riuscire nell’ardua impresa di negare il tuo consenso – avvertano non pochi giuristi e avvocati – rischi di passarne delle belle. A quel punto una schedatura ad hoc: tanto per impedirti, in concreto, ogni forma di vita sociale, vietandoti cinema, teatri, ristoranti, bar e via di questo passo. Galera a vita – quanto meno domiciliari assicurati – e giù nel pozzo le chiavi.

C’era una volta la democrazia…


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