Anche di notte, perché no?

Per chi fa ancora ‘orecchie da mercante’ con l’intenzione di non ascoltare la voce dell’emergenza (ancora più di seicento morti in un giorno, in Italia)  e l’obiettivo di sconfiggere la pandemia, è criminale come negarla e trasgredire alle norme di sicurezza, che lo stato di virulenza del Covid vorrebbe anche più restrittive. L’alibi per legittimare ‘aperture’ parziali/totali e il ping pong di giallo, arancione, rosso, che impegna la memoria quotidiana degli italiani, conta sulla realtà della crisi produttiva di comparti essenziali dell’economia, a cui si concedono pause delle restrizioni per non farle morire. La questione presenta però due aspetti contrapposti: se è vero che le saracinesche abbassate sono sinonimo di gestione fallimentare, lo è anche di più lo stillicidio di chiusure a singhiozzo, che provocano permanenti casi di contagio e pospongono il tempo della normalità anche per quelle stesse categorie produttive.

Su ogni valutazione dello stato di sofferenza da Covid domina il ricorso più determinante allo strumento risolutivo della pandemia, la capacità del sistema sanitario di accelerare la vaccinazione di massa per ottenere la cosiddetta ‘immunità di gregge’, che la scienza giudica decisiva. L’operazione salvifica, senza precedenti per la complessità dell’intervento e l’impegno massivo di uomini e mezzi di contrasto, ha dimensione senza paragoni possibili e pone in evidenza gli ostacoli che dilatano nel tempo la totalità delle vaccinazioni. Due i temi caldi: la quantità di dosi per la copertura dell’intera popolazione (esclusi gli incoscienti ‘no vax’) e il fondamentale binomio strutture-addetti alla somministrazione. Per soddisfare la dotazione necessaria di vaccini si spera che oltre al Pfizer, che richiede accorgimenti per nulla facili, come la conservazione a temperature da polo nord, siano presto disponibili tutti gli altri in via di sperimentazione; per l’altro problema occorrono due sì, anzi tre: consentire la somministrazione anche ai medici di base, ai giovani collegi in corso di specializzazione e rendere disponibili luoghi atipici, ma funzionali, come i palazzi dello sport, le palestre, organizzare turni di vaccinazione per ampliare la copertura alle ore notturne, inclusi i giorni festivi.

Il governo si impegna a immunizzare entro aprile oltre dieci milioni di italiani, grazie a una “campagna da serie A all’altezza del nostro Paese, di là da contrapposizioni e strumentali interessi politici. Proteggerci dal Covid non è né di maggioranza né di opposizione. Distinguere per ‘partito preso’ fa danni e basta”.

Purtroppo non esiste, ma quanto sarebbe auspicabile che l’Onu si dotasse di una giuria politicamente indipendente, autorevole, dotata di potere sovrano, a cui affidare sentenze di interesse mondiale: renderebbe impossibile la tragicomica rappresentazione di inattendibilità democratica che raccontano gli Stati Uniti, avvelenati dalla tracotanza di Trump, dalla sua protervia di uomo delle caverne, di troglodita. Sopravvive a tutto il velenoso bluff del rozzo tycoon, a vantaggio del peggiore livello culturale, politico degli americani, quelli che si trovano a loro agio nel fetido calderone di razzismo, xenofobia, discriminazione sociale. Trump non si arrende alle sentenze che hanno bocciato tutti i ricorsi contro la legittimità della vittoria elettorale di Biden e ora neppure alla sconfitta, che oltre alla Camera consegna al neo presidente anche il Senato, tradizionalmente a maggioranza dei repubblicani. La procura di New York, appena ufficializzato lo sfratto dalla Casa Bianca, faccia il suo dovere di giudicare e condannare Trump per frode fiscale.


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